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USA e Cuba: storia infinita

di Davide Quaresima del 16/06/2016

Sono giorni importanti quelli che stiamo vivendo. Sono i giorni che segnano un passo ulteriore riguardo la famosa “distensione” di cui si parlava molto tempo fa; e che ora è molto più reale. Stiamo parlando della riapertura dei rapporti diplomatici ed economici tra due stati (USA e Repubblica di Cuba) che hanno segnato uno dei momenti più celebri della Guerra Fredda.

Fidel Alejandro Castro Ruz

Tutti sono perfettamente a conoscenza di cosa è accaduto, ma le tensioni tra queste due realtà così diverse ammontano a molto tempo fa, molto prima della “crisi dei missili”. Cuba, infatti, alla fine dell’ottocento era uno dei tanti possedimenti del decrepito impero coloniale spagnolo. Il governo di Madrid non era molto amato nell’isola, anzi, sommosse e tumulti erano all’ordine del giorno e le risposte dello stato europeo, come ci si poteva aspettare, furono molto violente. L’unica speranza dei cubani era quello di un intervento di una qualche potenza in grado di liberarli e renderli finalmente indipendente, e la vicinanza degli Usa (in quel momento molto più interessati ai fatti di casa loro piuttosto che del Vecchio Continente) poteva essere d’aiuto.
Dopo una campagna giornalistica violentissima che incitava all’intervento, gli Stati Uniti nel febbraio del 1898 decisero di mandare nella zona il Maine a scopo ricognitivo. Purtroppo, la corazzata esplose a largo di Cuba provocando la morte di 266 americani. La guerra ispano-americana era iniziata.

Affondamento della USS Maine, 1898

Durò solo qualche mese e la vittoria americana fu scontata. Vennero firmati armistizi tra i due stati e, fra i due contendenti, Cuba poteva festeggiare la sua (falsa) indipendenza.

La caduta di Santiago di Cuba nel 1898.

Difatti il controllo statunitense sull’isola fu pressoché totale. Si passava da una dipendenza economica (investimenti massicci nell’industria della canna da zucchero, bene primario dell’isola e motivo di scontro anche sessant’anni dopo) ad una soggezione politica importante con l’introduzione del diritto per gli Stati Uniti, fissato all’interno della costituzione cubana, di poter intervenire nell’isola ogniqualvolta essi ritenessero necessario per la sicurezza degli abitanti.
Come si può ben capire la tensione rimase altissima per molto tempo e gli scontri che avevano caratterizzato l’isola nei confronti degli spagnoli adesso si rivolgevano contro gli americani. Ormai, nel 1952, si poteva parlare tranquillamente di dittatura con Fulgencio Batista che, d’accordo col governo statunitense, stava cercando di trasformare Cuba in una nuova Las Vegas.
Non è difficile comprendere perché, nel 1956, i rivoluzionari guidati da Fidel Castro e da Ernesto “Che” Guevara decisero di insorgere, riuscendo ad abbattere il governo di Batista nel 1959.

Fidel Castro e Ernesto Guevara de la Serna

Castro iniziò a promuovere riforme che colpivano gli interessi economici americani sull’isola e la risposta statunitense fu il boicottaggio nei confronti della produzione della canna da zucchero (principale risorsa dell’isola). Fu a seguito di questa azione che il governo cubano decise di avvicinarsi alla potenza sovietica, allora la principale nemica degli USA e unico stato in grado di tenergli testa. L’avvicinamento si tradusse in aiuti economici (l’URSS si impegnava ad acquisire lo zucchero cubano a prezzi superiori a quelli di mercato) e cambiamenti politici a sfondo socialista (nell’isola venne imposto il regime a partito unico).
Nel dicembre dell’anno successivo venne eletto presidente il democratico John Fitzgerald Kennedy. Di origine irlandese, primo cattolico alla Casa Bianca, Kennedy seppe infondere nel popolo americano nuova speranza e freschezza (con i suoi 44 anni era il presidente più giovane della storia americana). La sua celebre politica della “nuova frontiera” mirava alla creazione di un paese più egualitario senza distinzioni razziali (ancora oggi fortemente presenti) con forti investimenti nel settore aereospaziale. In politica estera, invece, si trovò immediatamente di fronte al problema cubano, di difficile risoluzione.
Kennedy ritenne più opportuno seguire due vie: soffocare economicamente il governo castrista e promuovere inoltre una spedizione militare sull’isola con il compito di far insorgere la popolazione contro la sua nuova autorità. Lo sbarco avvenne nella famosa “baia dei porci”, ma si risolse in un nulla di fatto. Gli USA si erano spinti troppo oltre e l’URSS colse l’occasione per avvicinarsi ancora di più verso il suo nuovo alleato, riuscendo addirittura a convincerlo a posizionare delle basi di lancio per testate nucleari sull’isola. Gli Stati Uniti vennero a conoscenza del pericolo nel loro “cortile di casa” e come unica seria risposta decretarono un blocco navale contro Cuba. Ci si trovò sull’orlo di un conflitto nucleare per sei giorni che rimarranno per sempre nell’immaginario di tutti (16-21 ottobre 1962), poi, il cedimento di Kruscev fece sì che le basi venissero smantellate e una prima distensione poté essere annunciata. L’embargo verso l’isola però rimase, e anche a lungo.

“La crisi di Cuba” 1962

Nel dicembre 2014 il presidente americano Barack Obama ha ufficialmente riaperto la via diplomatica tra i due stati, una decisione epocale, appunto perché segna un altro decisivo passo verso un disgelo totale sentito oramai come qualcosa di necessario. L’accordo stabilito tra le due parti prevede l’impegno statunitense per la fine dell’embargo (dopo 54 anni), la riapertura delle ambasciate, il rilascio di prigionieri da parte di Cuba ed un miglioramento in generale delle relazioni riguardanti il trasferimento di informazioni, l’apertura di conti correnti americani nelle banche cubane e maggiori possibilità di movimento tra i due paesi.
Da parte di Barak Obama e Raul Castro (e non solo) si spera possano aprirsi degli spiragli di cambiamento decisivi per entrambi i paesi, i quali possono auspicare ora in miglioramenti economici e finanziari (Cuba in particolare a seguito della possibile caduta delle spese riguardanti l’embargo mentre gli Usa potrebbero attuare nuovi investimenti nell’isola), seguiti da riforme politiche sentite come necessarie in un paese come quello comunista, caratterizzato da una sofferente ricerca di libertà da parte della propria popolazione.
Ancora non vi è nulla di assolutamente certo in un’operazione di così difficile lettura, ma tutti oramai sono concordi nel ritenere questo un passo avanti epocale tra due nazioni, così tanto diverse e distanti tra loro in ogni aspetto, che stanno cercando di lascarsi alle spalle le scorie di un passato troppo pesante ed ingombrante.
 
Per approfondimenti:
_Storia Contemporanea. Il novecento – G.Sabbatucci/V.Vidotto, Laterza 2008
 
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