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Titta di Girolamo: la rivolta interiore di un uomo

di Maurilio Ginex del 09/11/2016

Film del 2004, di Paolo Sorrentino: “Le conseguenze dell’amore” narra la storia della rivolta interiore di un uomo in rivolta, Titta Di Girolamo. Un individuo taciturno, pacato e senza mai dare confidenza a nessuno fissa sempre il nulla al di fuori della vetrina che si interpone tra lui e la strada di fronte. Termini come “sempre” o “solito” costituiscono le basi strutturali della vita del personaggio. Una vita costituita da un ordinario sistema in cui l’imprevedibilità non è ammessa, in cui tutto ciò che accade è il frutto di abitudini programmate che scandiscono il tempo. Un’abitudine che si concretizza nell’eterno ritorno, all’interno delle lunghe giornate passate a giocare ad “asso piglia tutto” con i proprietari dell’hotel. L’abitudinarietà è visibile nel suo  pagare regolarmente la retta mensile dell’hotel, nel sostare fumando e scrutando il divenire dal solito caffè vicino alla hole e dall’insonnia che reprime il sonno di Titta portandolo ad origliare gli squallidi dialoghi di Carlo e Isabel, i proprietari della struttura. Un atteggiamento apparentemente scostante, ermetico, impenetrabile, che sembrerebbe precludere al personaggio la legittimità nel trovar piacere nell’interagire con l’altro.

Toni Servillo nelle vesti di “Titta di Girolamo”.

Motivo per cui non vi è neanche una volta , da parte di Titta, un ricambio nei confronti del saluto gli viene mandato dalla cameriera del bar.
Ma Titta Di Girolamo chi è? Che cosa fa nella vita? Come fa, si chiede l’amministratore, a pagare in modo così preciso la retta dell’alloggio in cui vive da due anni lontano da un’ipotetica famiglia? Ogni settimana riceve di fronte alla porta della sua stanza una valigia carica di soldi, si mette addosso il vestito, esce una pistola dalla cassaforte rinfoderandola, scende nel garage dove vi è posteggiata la BMW e si reca in banca a contare il denaro e versarlo. Denaro che deve essere contato con cura maniacale esclusivamente dagli assistenti del direttore, perché su questo Titta non transige dato che ripete sempre che non si deve mai smettere di credere nelle capacità dell’uomo. Questo è un dato importante che all’interno della vita del nostro personaggio sembra celare gli aspetti di una persona che agli occhi di chi lo guarda e lo interpreta si manifesta per ciò che in realtà non è. È un uomo misterioso e di segreti ne ha tanti, come per esempio quello di essere un eroinomane ogni Mercoledì alle 10, ogni settimana, da 24 anni. Senza nessuna variazione, a questo strappo alla regola e alla vita che è la droga, senza mai andare oltre il giorno prestabilito, fa uso di quell’ago che perfora la sua vene gettandolo in ciò che Canetti chiama “ordine” , “un piccolo deserto che si è creato da sé” e che in questo caso sembra che serva ad evadere dalla staticità esistenziale in cui si trova. Staticità che in realtà poi non è del tutto evasa, dato che il modo adoperato per farlo è un’attività dettata dall’abitudine e dunque una staticità implicita all’immobilismo, come fosse una matriosca.
Tutti questi segreti che costituiscono la vita del personaggio verranno fuori pian piano, andando avanti, fino ad arrivare a un determinato momento che rivoluzionerà l’approccio dello stesso con la sua realtà. È questo il momento in cui Titta volgerà lo sguardo verso ciò che abitualmente aveva evitato. È di Sofia che si sta parlando, la cameriera del caffè dell’hotel. Colei che sempre saluta , guarda, scruta Titta. Sofia rappresenta all’interno di questa storia, magistralmente interpretata da Servillo e scritta con il solito stile da Sorrentino, l’autocoscienza del protagonista. Rompe il sistema abitudinario che reprime il protagonista. Nell’apertura delle porte della percezione Titta si accorge della più alta forma di intersoggettività che possa legare due individui , l’amore. La meraviglia non sta tanto nella scoperta dell’amore ma sta nella consapevolezza del protagonista di non essere riuscito prima a comprendere tutto, poiché la mancanza di vitalità nel trascorrere il tempo delle sue giornate lo aveva privato della percezione di ciò che gli capita sotto gli occhi.

Olivia Magnani interpreta “Sofia”.

Nel rapporto che intercorre e che si sviluppa tra i due personaggi il cammino della ripresa dell’autocoscienza si delinea. Questo amore latente che pulsava dentro le loro anime, nato tra sguardi rubati e saluti mancati prende chiara forma. Le pulsioni si risvegliarono e dall’apertura interiore di Titta pian piano giungono fuori tutti quei segreti che opacizzavano la sua vita. Ovvero chi è veramente il nostro protagonista e cosa nasconde veramente, dietro quel volto da individuo insospettabile.
Titta Di Girolamo è un ex commercialista e pezzo grosso della Borsa. Si ritrova a investire per molta gente e anche per Cosa Nostra. Nel momento in cui si ritrovò a investire per quest’ultima, le cose andarono storte. Perse tanto denaro nel giro pochissimo tempo. Titta non c’entra niente e questo Cosa Nostra l’ha capito, ma ugualmente non può lasciare impunita un’azione così “grave”. Non lo ammazzano ma decidono di lasciarlo in quest’hotel, in cui vive da due anni. Tra sicari che si presentano nei casi più improvvisi e quella valigia carica di denaro posta davanti la porta della stanza il nostro personaggio è repressivamente controllato, non ha via d’uscita da questa storia se non obbedire ed eseguire gli ordini. Un girone dantesco che trova come unica soluzione la consapevolezza del fatto che alla tragedia non c’è via di scampo, perché è nell’essenza di essa l’ineluttabilità dell’essere. Una condizione irreversibile in cui a comandare è la mafia, che Sorrentino rappresenta in tutta la sua essenza tra violenza che muove come unico timone il suo agire e il dominio sull’altro che non ammette scuse di nessun tipo. Titta trova nell’amore l’unico modo per evadere da questa condizione esistenziale in cui si ritrova cristallizzato, l’amore è ciò che ne fa un uomo fondamentalmente in rivolta e pronto a sovvertire l’ordine delle cose. Camus , nel suo “Uomo in rivolta” scrive: (…) l’individuo non è dunque , in se stesso, quel valore che egli vuole difendere. Occorrono almeno tutti gli uomini per costruirlo. Nella rivolta, l’uomo si trascende nell’altro e, da questo punto di vista, la solidarietà umana è metafisica. Semplicemente, si tratta per ora soltanto di quel genere di solidarietà che nasce tra le catene (…)”.
Tra le catene esattamente si ritrova il nostro protagonista e attraverso questo contatto con il suo altro trova la forza di romperle facendosi attraversare dalle conseguenze di tutte le sue responsabilità.
Sorrentino ha messo in scena un personaggio che riesuma tutte le condizioni del tragico che viene inglobato dall’assurdo e genera quest’impossibilità , incapacità nell’uomo di poter causare una variazione della situazione in cui si ritrova. Ma il nuovo contesto stravolto per l’evento, fa di Titta Di Girolamo un uomo nuovo, il quale riesce a reagire e farsi carico della dura consapevolezza del prezzo da pagare. Con questo finale che vede rappresentato il simbolo determinante della tragedia, ovvero la morte, Sorrentino ha voluto mettere in scena un vero e proprio eroe. Un eroe tragico che guarda il male nel volto tenendogli testa e che nello scontro violento con il tragico, determinato da un nemico impossibile da sconfiggere, non trova altro che la morte.
Le conseguenze dell’amore sono varie e disparate ma hanno anche un’identità determinata dal soggetto che le vive e in questo caso vi è stata un’unica vera conseguenza costituita da due facce. Una la morte come prezzo delle responsabilità che fa di Titta Di Girolamo, il protagonista, di una vera e propria tragedia che ha del sofocleo rappresentata dalla fluida e lineare narrazione di Sorrentino e un’altra faccia determinata dal riscatto interiore che il personaggio vive per due lunghi anni.

 

Per approfondimenti:
_Paolo Sorrentino, Le conseguenze dell’amore – Film uscito il 21 maggio 2004, genere drammatico

 

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