Tag Archives: Magritte

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Gli amanti si baciano sempre

Gli amanti si baciano sempre

di Giuseppe Baiocchi del 16/06/2016

Tutta la ricerca pittorica e il pensiero di Magritte sembrano essere condizionati da un shock in adolescenza: aver visto la madre annegata, tirata fuori dal fiume e non aver potute vederne il volto, ma il corpo e la testa coperti da un lenzuolo. E’ evidente che se in chiave freudiana lui pensa a quel momento lo riproduce anche quando racconta una cosa diversa (è chiaro che nell’amore il riferimento alla madre c’è sempre) c’è un edipismo naturale e quindi si può pensare che la madre ritorni anche qui, dove noi vediamo un bacio. E’ il bacio di un epoca, in cui fra gli esseri umani c’è un impossibilità di comunicare. Qualche anno dopo Antonioni (il registra) farà dell’incomunicabilità la sua poetica.

 

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Questo è l’antefatto: siamo nel 1928 e da qualche anno Magritte aderisce al surrealismo, ultimo movimento d’avanguardia del 1924. Gli Amanti sono dipinti male, non possiamo considerarlo un buon dipinto (come gran parte dell’arte moderna), ma è molto chiaro e perfino didascalico e Magritte dice guardando il suo interlocutore: “i miei occhi hanno visto il pensiero per la prima volta” e possiamo dire che Magritte è un pittore che non dipinge la realtà, ma i pensieri degli uomini e i sogni degli uomini e tra l’altro dice anche: “c’è un interesse nel ciò che è nascosto e in ciò che il visibile non ci mostra” quindi è chiaro che qui c’è qualcosa che è nascosto: sono un uomo con la cravatta e una donna che si baciano nel pensiero di baciarsi.

 

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Ma questo è il punto di arrivo di una serie di opere che è interessante vedere: Il Bacio di Hayez dove nel quadro romantico del 1859 (un attimo prima che Hayez diventasse il pittore dell’unità d’Italia) rappresenta un’Italia di due amanti che producono un modello che è quello dello Stil Novo, quello di Dante e Beatrice, ma anche in questo caso l’amore è così forte, che inconsapevolmente e non per una ragione di pensiero o filosofica non si vedono i volti: i due si baciano e in qualche modo il bacio diventa un fatto interiore.

 

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Passa qualche anno e dal bacio di Hayez passiamo al Bacio di Klimt: anche qui siamo un’attimo prima di qualcosa, del futurismo, delle avanguardie (1907/1908, il futurismo nasce nel 1909) e qui non c’è avanguardia, c’è un mondo bizantino che rinasce, c’è il mosaico e l’idea di questi corpi che sono uniti in questo motivo decorativo, non hanno profondità, si vedono appena le gambe e anche in questo caso il volto di lei è quasi esibito come il sacrificio e il viso maschile non si vede.

Arrivando a pochi anni fa un autore d’avanguardia Maurizio Cattelan (che ha fatto molte cose divertenti e discutibili), con il marmo di Carrara ha creato una scultura in cui la morte domina la nostra mente (alluvioni, stragi, terremoti, guerre) dunque vi sono dei corpi, coperti da un sudario: in questo caso l’opera resiste al tempo perchè l’ha realizzata in marmo di Carrara e non è più idea, ma diventa corpo e il corpo del divenire non è altro che quello dell’opera d’arte e il corpo reale non si vede, ma lo intuisci e quindi in qualche misura questa opera di Cattelan è figlia di quella di Magritte e rappresenta qualcosa che sta dietro alla realtà: tutto il surrealismo è in realtà questo, perchè quando noi sogniamo, mentre nella realtà le nostre azioni sono determinate dalla ragione (quindi so quello che farò, so dove andrò) il sogno mi prende e non sopporta imperativo. Ci sono alcuni verbi come amare, non puoi ordinare ad uno di amarti, sognare (non puoi ordinare di farlo) però quel sogno ti prende ed è più forte di te: ed è come se questo bacio degli Amanti di Magritte avesse la caratteristica di un bacio sognato di cui il pittore rappresenta non quello che la realtà è, ma quello che può accadere contro la sua stessa volontà.

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Manet/Magritte il momento decisivo impressionistico

Manet/Magritte il momento decisivo impressionistico

di Giuseppe Baiocchi del 04/06/2016

Mi è impossibile parlare di questo quadro, senza riferirmi al testo critico più straordinario che è strato prodotto per interpretare un quadro. Il testo non è un saggio o uno scritto, ma è l’opera di un pittore il più lontano possibile, per molte ragioni da Édouard Manet, l’autore di questo capolavoro.

Questo dipinto mostra “quelli che guardano” e non lo spettacolo che stanno guardando in occasione di una parata, di una manifestazione pubblica che ancora oggi dal balcone della loro casa si usa “guardare, per essere guardati” così come dai palchi di un teatro. Il taglio delle due persiane ritagliano ed inquadrano il gruppo di queste tre persone, le due donne vestite di bianco, una in piedi e l’altra seduta, una più giovane con la figura autorevole e un pò distaccata dell’uomo, poi anche l’intuizione di qualcosa che sia all’interno di quelle stanze, quando noi vediamo gruppi di persone che si affacciano da una bella casa e vorremo essere con loro nello stesso spazio, vedere cosa c’è in quelle stanze decorate.
Tutto questo evoca questo quadro in maniera prepotente, ma per intenderlo nella sua natura più drammatica che certo “non appare” perchè questo non è un quadro drammatico, è un dipinto sommamente impressionistico: accade qualcosa in una piazza, cè l’occasione di una sfilata, di una manifestazione pubblica e si affacciano tre persone benestanti che guardano e si mostrano nell’eleganza, nella bellezza dei loro volti, delle loro attitudini e anche nella figura dell’uomo la posizione del potere, di chi ha raggiunto una posizione sociale ragguardevole.
Tutto questo è impressionismo: ovvero l’impressione casuale di un occhio che vaga e si ferma un attimo la dove stà e non capitando qualcosa, l’occhio deve fermarsi, perchè c’è qualcosa che lo attrae e lo distrae da quello che loro vedono e fa diventare “spettacolo” gli “spettatori dello spettacolo”. Lo spettacolo non quello che è davanti a loro, che loro stanno guardando, ma loro stessi di cui noi siamo il pubblico, di cui il pittore individuando e ritagliandone l’immagine indica la natura di attori e non spettatori dello spettacolo e tutto ciò è l’idea di questo capolavoro di Manet.

MA, qualche decennio dopo un pittore che non può essere detto impressionista eppure è espressionista..forse vagamente metafisico, certamente surrealista (il surrealismo è l’opposto dell’impressionismo) dove l’impressionismo è l’impressione di un frammento della realtà colto quasi per caso; quello che nella fotografia del 900, Cartier Bresson indicherà come momento decisivo (la macchina fotografica è nelle mani del fotografo, che vede che si sta componendo in quel momento qualche cosa che senza essere messo in posa entrerà nel suo obiettivo e bloccherà un immagine in quel momento decisivo) e questo in fondo è lo spirito vero dell’impressionismo: volgersi di colpo ad una immagine che non è predisposta, ma che sembra tale, perchè si compone una situazione psicologica e fisica come se questi personaggi, fossero stati lì “a posare” quindi un appunto veloce al disegno e poi la pittura dello studio, per portare nella vita quella istantanea. Qui vi è la forza della pittura rispetto alla fotografia, perchè la pittura rappresenta la vita, la fotografia rappresenta la morte: se avessimo di questi personaggi una fotografia essi sarebbero lontano in un tempo che non è il nostro, invece adesso nella pittura essi continuano ad “essere vivi”, ma “vivi” soltanto nell’arte perchè nella vita essi sono ovviamente morti, chiusi in bare e sepolti sotto terra. Perchè dico questo? Perchè l’atto critico a cui mi riferivo all’inizio viene da un pittore surrealista, che si chiama René Magritte che non rappresenta la realtà, ma un sogno, una realtà superiore o ulteriore, allora si predispone a farne una copia (cosa più di una copia è un atto critico?).

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Un pittore che avesse voluto imitare questo dipinto magari come un bozzetto veloce, avrebbe messo insieme le tre figure prevalenti e poi le avrebbe chiuse fra le due saracinesche. E invece cosa fa Magritte? (ecco il surrealismo) fa una copia esatta perfetta dello stato in cui sono questi tre personaggi nel momento in cui li dipinge: cioè morti e dal balcone si affacciano tre bare, tre bare in cui la più fascinosa, la più concentrata, seduta ha una bara che sembra avere quasi un abito addosso di sartoria (sagomata) per star seduta. Le altre due persone hanno una bara, una più grande, una più piccola in rapporto delle loro dimensioni. Nel dipingere tre persone affacciate nella bara, egli ci definisce cosa è l’impressionismo e cosa è invece una pittura concettuale, una pittura filosofica, di pensiero, che interpreta la realtà e atteggiandosi a riprodurla come una copia, dà a questa opera, invece, la situazione attuale. Dopo sessanta anni queste persone non ci sono più…sono nelle bare.

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