Agnelli, Pirelli e la guerra di Etiopia. Le ragioni di una sconfitta (3)

Agnelli, Pirelli e la guerra di Etiopia. Le ragioni di una sconfitta (3)

di Giuseppe Baiocchi del 15/06/2016

Nel ventennio fascista girano soldi, come si è scritto, per corrompere, per comprare silenzi o consensi. Chiudendo un occhio su arricchimenti esagerati, su conflitti di interessi evidenti, su tante e piccole grandi truffe quotidiane e dove questo non basti a garantire la totale fedeltà, c’è il sesso come arma di ricatto e l’accusa di omosessualità, quella che il regime ha deciso essere la più grave, la più infamante. Ora il nostro racconto arriverà a segreti di ben altro genere: a quegli affari e a quegli accordi, tenuti nascosti agli italiani, con poteri così forti da determinare le sorti del paese.
Rapporti stabiliti fin dagli albori con il fascismo, da prima della Marcia su Roma, prima del 28 ottobre 1922.
Cominciamo dalla massoneria, l’associazione segreta per eccellenza.

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