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L’unificazione tedesca del 1871: breve confronto con l’analogia italiana

di Riccardo Pizi del 10/09/2016

I tedeschi pur essendo ormai egemoni all’interno di una Unione Europea, sempre più tecnocratica e centralista e sempre meno “kantianamente Europea“, hanno avuto fondamentalmente una storia simile a quella italiana, ma con caratteristiche non del tutto uguali.

Versailles, Il Re di Prussia Guglielmo I viene proclamato Imperatore tedesco (dipinto di Anton von Werner, 1877)

Proprio come noi la Germania è diventata tale, solo nella seconda metà dell’800, nel 1871 ad esser precisi. L’Italia aveva compiuto il suo processo di unificazione 10 anni prima, ma solo l’anno precedente al 71 l’unificazione italiana era riuscita ad imporsi su ciò che rimaneva dello Stato Pontificio. Di contro la Germania dopo le guerre austro-prussiane aveva strappato la guida della lingua “tedesca” all’Austria e si apprestava ad essere lo Stato che grazie allo sviluppo della techne prenotava rispetto alle altre potenze un futuro di prospero dominio politico-militare ed economico. L’Europa, dunque, dopo la paura della Francia Napoleonica, iniziava a temere una Germania unita come pericolo per la stabilità Europea.

Solo alla fine del 700 inizia ad esistere una consapevolezza nazionale tra gli abitanti del “Sacro Romano Impero della Nazione Germanica“. Questo impero, nel corso dei secoli, aveva sempre meno forza unitaria, trovandosi ad essere poco più che una federazione di Stati Sovrani. Difatti “l’imperatore” era dotato di poteri che andavano poco oltre il simbolico, egli rappresentava semplicemente il territorio tedesco ma non aveva alcuna sovranità su di esso. A detenere il potere effettivo erano i Principi Elettori eletti tra circa 300 principati, ducati, granducati e città libere totalmente autonome (questo a differenza dell’Italia che venne invece suddivisa in zone d’influenza dopo il Congresso di Vienna) che spesso si facevano anche la guerra tra di loro. Ci si sentiva sassone, bavarese, svevo, frisone, prussiano o austriaco, ma non “tedesco“.

 

Confederazione tedesca antecedente al 1871.

L’idea, seppur embrionale, della Germania unita nasce solo nella lotta comune contro l’avanzata dell’imperatore francese Napoleone che, all’inizio dell’800, aveva occupato tutta la Germania, sciogliendo di fatto il Sacro Romano Impero e trasformandolo in una Confederazione di Stati a lui asserviti. Questa idea di una Germania unita, inizialmente con l’intento di liberarsi dal giogo dell’invasore francese, era accompagnata anche da richieste democratiche e liberali, inaccettabili per i governanti, ancora espressione dell’Ancien Régime. Un primo tentativo di arrivare a uno stato democratico e unitario fallì nei vari moti rivoluzionari del 1848.
 
Già analizzando il periodo rivoluzionario si può facilmente notare come le spinte all’unificazione non vennero promosse da personalità autenticamente liberali. Pur essendo le forze democratiche protagoniste nei moti del 48, la classe egemone fu soprattutto quella aristocratica, composta dai grandi proprietari terrieri prussiani (Junker; letteralmente i “giovani signori”) e della borghesia delle produzioni e del commercio; cosicché, nel pieno della rivoluzione industriale, la prima forma autentica di unità della nazione tedesca non fu politica ma economica, con la costituzione di una Unione doganale (Zollverein) nel 1834.
Come avvenne per Italia con la figura del primo ministro del Regno di Sardegna Camillo Benso di Cavour, l’unità della Germania si deve alla presenza preponderante di un analogo statista, Otto von Bismarck (1815-1898) che assunse la direzione del governo prussiano nel settembre 1862. In un certo senso La Prussia, analogamente al processo di unificazione avvenuto in Italia, ebbe la stessa funzione propulsiva riscontrata nel Piemonte di Vittorio Emanuele II.

A differenza dell’Italia, in cui agirono sin dall’inizio gruppi di ispirazione democratica e repubblicana risalente al pensiero e all’azione di Giuseppe Mazzini, in Germania mancò completamente la presenza di un’ideologia democratica che propugnasse tale azione unificante. Anche per questo non si verificò nulla di particolarmente eclatante se paragonato, ad esempio, alla spedizione di Garibaldi, che per l’unificazione italiana, rappresenta il fattore scatenante “dal basso” dell’istanza democratica e repubblicana.
Al contrario Bismarck era espressione della mentalità degli Junker, alquanto lontana dalle idee liberali e democratiche (se non diametralmente opposta ad esse).
Lo stesso procedere del processo di unificazione della Germania, attraverso guerre con gli Stati limitrofi non solo fu guidato dall’alto ma fu quasi esclusivamente appannaggio del gruppo di potere prussiano, sulla strada della formazione di una grande potenza industriale e militare.
Ulteriore differenza essenziale tra Germania e Italia è riscontrabile nella visione storiografica e nella mitografia nazionale delle guerre per l’unificazione. I conflitti ingaggiati dalla Prussia tra il 1864 ed il 1866, prima a fianco dell’Austria contro la Danimarca per la questione dei ducati di Schleswig ed Holstein, poi con l’Italia ed alcuni Stati della Confederazione Tedesca contro l’Austria ed altri Stati della suddetta confederazione per l’affermazione dell’egemonia prussiana sulla Germania, non rappresentano campagne di unificazione, ma Einheitskriege (ovvero “guerre di unità”) in cui il sentimento nazionale è drammaticamente già acquisito, tanto da venire nominate anche con l’atroce termine Bruderkrieg (“guerra dei fratelli”).
Se il popolo tedesco può dirsi a buon titolo erede del pensiero greco, dopo le due disastrose guerre mondiali la Germania ha pagato (forse più di tutte) il dramma dello smarrimento della ricerca della “chiarezza” europea (di derivazione greca)  per la ricerca della “certezza” che ha portato l’Europa verso il suicidio della volontà di potenza.
Nonostante tutto la Germania, riunificata nel 1989, si è riportata ancora fra le grandi del globo ed oggi è una potenza piuttosto temuta (se non predominante) all’interno dell’odierno panorama europeo. Questo può solo farci riflettere sullo spirito tedesco, ancora fresco, e sul contributo (positivo o negativo) che ancora può dare all’Europa.

 

 Per approfondimenti:
_Nelson Walter H. – Gli Hohenzollern dal grande elettore a Guglielmo II, Odoya Edizioni
_Pagano Salvatore – Le guerre di Federico II. La nascita della potenza prussiana, Edizioni Res Gestae
_Winkler Heinrich A. – Grande storia della Germania, Edizioni Donzelli (collana Saggi. Storia e scienze sociali)
_Edmund Husserl – L’idea di Europa, Raffaello Cortina Editore

 

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