La svastica sull’arcobaleno: l’imposizione gender

La svastica sull’arcobaleno: l’imposizione genderdi Giuseppe Baiocchi del 03-07-2021

I media ci bombardano di propaganda: bisogna preoccuparsi non perché siamo negli anni Trenta in Germania, ma perché siamo nel 2021 in Italia. Reclame televisive, film, cartoni animati, pubblicità, spot istituzionali per le Pari Opportunità ci impongono l’accettazione di un mondo lgbt: lo vediamo anche nei numerosissimi loghi delle ditte, che inseriscono la bandiera arcobaleno sui loro brand, lo vediamo oramai anche nello sport, in particolare negli europei di calcio 2021, dove alcune squadre hanno fatto indossare al capitano la fascia color arcobaleno.
Oggi il disegno di Legge promosso dal parlamentare del Partito Democratico Alessandro Zan, abbreviato Ddl Zan, è bloccato dalla Commissione Giustizia al Senato.
Il nome tecnico del Disegno di legge è “Misure di prevenzione e contrasto della discriminazione e della violenza per motivi fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere e sulla disabilità”. Sostanzialmente l’idea è quella di inasprire pene e sanzioni per i casi di violenza e discriminazione per motivi di genere, sesso, disabilità e orientamento sessuale. L’inasprimento delle pene e un nuovo quadro normativo servirebbero – nelle intenzioni – a tutelare maggiormente queste persone. Con il Ddl Zan si chiede l’istituzione di nuovi reati e di una giornata nazionale contro le discriminazioni. La data indicata è quella del 17 maggio. Non solo. Si chiede anche che vengano stanziati quattro milioni di euro destinati alla promozione di iniziative contro la violenza e la discriminazione.
Questo Disegno di Legge crea una vera e propria categoria, poiché crea un effetto propulsivo, moralizzatore, cerca di imporre un’ideologia. I disabili, inseriti inizialmente in questa proposta di legge, negli articoli più importanti dei media si sono per così dire “evaporati”.
In Italia esiste la Legge Mancino del 25 giugno 1993, n. 205: un atto legislativo della Repubblica Italiana che sanziona e condanna frasi, gesti, azioni e slogan aventi per scopo l’incitamento all’odio, l’incitamento alla violenza, la discriminazione e la violenza per motivi razziali, etnici, religiosi o nazionali. La legge punisce anche l’utilizzo di emblemi o simboli. Dunque perché un’ulteriore legge discriminatoria proprio per gli omosessuali, che inasprisce pene, che non dovrebbero essere inasprite: se i gay sono uguali a tutte le altre persone, perché non possono rientrare all’interno della Legge Mancino? Se un violento picchia una persona ottuagenaria, perché deve prendere una pena minore, rispetto all’aver picchiato un omosessuale? L’anzianità e la fragilità dei nostri anziani ha meno dignità di quella dei gay?
Proprio sull’essere contro-natura (ovvero non procreare organicamente vita) deve essere la base del nostro pensiero. Nessuno deve dileggiare, perseguitare e/o offendere un omosessuale, ma non può passare il messaggio che il non produrre vita sia una prassi normale o normalizzante, poiché non lo è. Difatti il mondo lgbt vuole dividere, in maniera organicamente errata, l’ideologia (credere nella riproduzione e nella vita) e la stessa biologia (l’atto naturale di crearla): non a caso il ddlzan è pienamente ideologico. 
Anche il Vaticano si è espresso circa il disegno di legge del Ddl Zan effettuando un intervento, basandosi sull’art.7 della Costituzione e gli articoli 1-2-3 del Concordato che rarifica i rapporti tra Stato italiano e Chiesa. Sostanzialmente in tali articoli si afferma come bisogna vivere in un rapporto di “libera chiesa in libero stato”. Ma l’art.7 afferma con esattezza come lo Stato italiano – e non viceversa – abbia voluto iniziare dei rapporti con la Città del Vaticano: dunque un riconoscimento dell’alto valore sociale che la Chiesa detiene nel nostro Paese, per i valori che esprime, per l’assistenza ai meno abbienti, per la cultura e per sfamare le anime. Essendo state stabilite regole e norme, in qualsiasi momento una delle due parti può revocare tale accordo bilaterale. Dal momento che lo Stato italiano decide di revocare il patto Stato-Chiesa, non può farlo con una legge ordinaria, ma con una costituzionale: solo in tale modo si potrebbe modificare o recedere tale intesa.
Bisogna tenere presente che gli articoli 1 e 7 del Ddl Zan sono gravemente lesivi delle fondamenta sulla quale si fonda la visione della vita della Chiesa Cattolica. Di fatti se toccato, anche, da un punto di vista teologico, Gesù Cristo non poteva essere pro lgbt – come spesso ostentato durante i vari gay pride, nella totale mancanza di rispetto verso una religione maggioritaria del Paese -, per il semplice fatto che nel suo depositum fidae, scritto nel magistero della chiesa, parla di un peccato mortale molto grave dell’uomo, quello di sodomia. Inoltre se un gay pratica la sodomia, un trans ha il doppio peccato di non aver accettato la natura che Dio gli ha dato. In tutto questo movimento, vi è un elemento che rende il tutto non normale (dato che l’archetipo del mondo lgbt si basa sulla normalità): la mancata produzione della vita. Gesù proclama la vita organica tra un uomo e una donna, poiché essi creano una famiglia, procreando un figlio (TRINITÀ).

Il 26 giugno 2021, in via della stazione di San Pietro, a pochi metri dalla Santa Sede, è apparsa una nuova opera della “Street Artist” Laika, personaggio misterioso che imbratta le pareti delle case romane, che ritrae due guardie svizzere in atteggiamento romantico con un cuore arcobaleno sullo sfondo.

Quando si creano dunque delle condizioni di parziale attrito, bisogna costituire una commissione paritaria che dovrà discutere sul merito delle questioni. Una legge, quella del Ddl Zan lacunosa e mal scritta: il legislatore deve descrivere la Legge, non darne la definizione culturale, poiché non deve definire che cosa è il sesso, il genere o l’orientamento sessuale (questo semmai è un compito culturale, che spetterà alle agenzie pro-lgbt). Difatti l’art.1 del Ddl Zan esibisce subito la definizione ed è per questo che il disegno di legge è pericoloso: il comma d dell’art.1 definisce che cos’è l’identità di genere “identificazione percepita e manifestata di sé in relazione al genere, anche se non corrispondente al sesso, indipendentemente dall’aver concluso un percorso di transizione”! Dunque il significato tradotto di tale espressione è la seguente: se una persona maschile si percepisce femmina, deve essere trattato da donna e dunque possiede tutti i diritti che avrebbe un essere femminile, il tutto senza aver nemmeno effettuato un percorso di transizione. In alcuni Stati esteri, dove questo disegno di legge è stato approvato, abbiamo delle esperienze interessanti, poiché tali nazionalità stanno compiendo una marcia indietro. Il Regno Unito dal 1992/93, in nomi e forme diverse, ha approvato la sostanza di questa nostra legge e stabilì il self identification, ovvero l’identificazione dichiarata della propria percezione sessuale senza affrontare eventuali esami medici. Dunque cosa è accaduto? Che nelle Chiese protestanti, alcuni monaci maschi – percependosi donne – pretendevano di recarsi nei conventi femminili delle monache; oppure nello sport uomini i quali – percependosi donne – gareggiavano nelle competizioni femminili, stravincendo le gare.
In Inghilterra una donna di 23 anni di nome Keira Bell sta intraprendendo un’azione legale contro una clinica di genere del NHS affermando che avrebbe dovuto essere contestata di più dal personale medico per la sua decisione di passare durante l’adolescenza, al sesso maschile.
Così a Londra è arrivato uno stop definitivo alla riforma del Gender Recognition Act, dove veniva chiesto di ammettere il cosiddetto ‘self-id’ o autocertificazione di genere: in parole povere la possibilità per chiunque di decidere in totale libertà a quale genere appartenere, a prescindere dal proprio sesso biologico e senza alcun atto medico, diagnosi, perizia o sentenza (esattamente quello che il ddlzan – art.1 – vuole attuare). Il governo britannico ha recentemente ribadito che il Gender Recognition Act va benissimo così com’è, quindi che la transizione deve continuare a essere accompagnata e certificata da esperti. Altra stoccata dei britannici al ddlzan arriva sul fronte educativo: dalla fine di settembre 2020 il Dipartimento inglese per l’Educazione ha definitivamente bandito dalle scuole statali ogni formazione sulla cosiddetta identità di genere. Si è riconosciuto infatti che quella formazione rafforza, anziché demolire, gli stereotipi di genere, ed è stata dichiarata pericolosa per i minori. Le nuove linee guida stabiliscono che «non si possono rafforzare dannosi stereotipi di genere per esempio suggerendo che i bambini potrebbero appartenere a un genere diverso basandosi sulla loro personalità, sui loro interessi, sui vestiti che preferiscono indossare».
In Italia rischieremmo di vedere alcune bimbe all’interno di uno spogliatoio femminile – in una data palestra -, cambiarsi insieme ad un uomo che si percepisce donna. Qualora il genitore di queste due bimbe si recherebbe a protestare con il proprietario della palestra, quest’ultimo non solo potrà rivendicare il permesso e il diritto di quell’uomo di spogliarsi davanti a due bambine, ma addirittura il genitore potrà essere accusato di omo-trans-lesbo-bi-fobia, poiché va a discriminare quell’uomo che si sente donna – che non ha fatto il percorso di transizione – che si spoglia davanti ai suoi figli.
Difatti la vera differenza tra genere e sesso, sta che nel primo vi è una costruzione ideologico-mentale dell’uomo, mentre nel secondo si ha una natura organica la quale può suddividersi unicamente in maschio e femmina, non nei 58 generi “percepibili”.
Dunque, possiamo tornare al richiamo del Vaticano circa l’art.7 del DDLZAN, poiché tale articolo, oltre a stabilire istituzionalmente la giornata lgbt, stabilisce anche che in tale giornata “devono essere organizzate cerimonie, incontri e altre iniziative da parte delle amministrazioni pubbliche e in particolare della scuola”: ciò vuol dire che nella scuola dovranno essere effettuati dei corsi di preparazione per la giornata dell’omotransfobia, dove i bambini vengono educati a dire che il sesso è un elemento biologico che ha poco valore al giorno d’oggi, poiché il massimo valore risiede nella scelta dell’identità di genere. L’imposizione invece di coinvolgere l’amministrazione pubblica risiede nell’obiettivo di poter poi spammare pubblicità lgbt in tutti i luoghi pubblico-istituzionali, come le ferrovie, aziende sanitarie, poste italiane, gli aeroporti, i municipi ed altre strutture di carattere istituzionale: sarà tutto consentito, poiché tutti devono essere educati all’identità di genere, compresa la stampa e i giornalisti, che perderebbero così uno dei diritti fondamentali della loro professione: la libertà di espressione in coscienza. Non si potrà più scrivere omosessuale, né femmina, ma si dovrà arrivare a scrivere “persona che mestrua”. Questo è indottrinamento ideologico, paritario alla propaganda del ministro del partito nazionalsocialista Paul Joseph Goebbels (1897 – 1945). In Italia ricordiamo tutti gli anni del 1925-26, nei quali sono state scritte le leggi fascistissime, la mistica fascista, dove non si poteva dire nulla che non fosse assolutamente in linea con quello che – ad oggi – il pensiero unico imponeva. Oggi non si vuole più usare l’olio di ricino e il manganello, ma il reato penale. Affermare, passato il ddlzan, che l’utero in affitto è pratica abominevole, comporterà una condanna dai 4 ai 6 anni, con tutte le penali aggiuntive come il ritiro del passaporto, l’impossibilità di lasciare il Paese, intercettazioni ambientali-telefoniche.
Bisogna dunque riporre al centro del dibattito la questione antropologica. Papa Benedetto XVI nel suo Caritas Veritatae, con un’argomentazione profondamente laica, affermò come la questione sociale sia radicalmente una questione antropologica. Difatti una certa cultura, in questi anni, ha lavorato per confondere, per dividere: si ricordi ad esempio la legge sulle Unioni Civili. Non a caso i padri costituenti alla nascita della Repubblica italiana, nell’art.3 scrissero come “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”. Oggi si è messo in dubbio l’uomo stesso, la sua definizione, poiché si è fatto piovere una serie di contaminazioni dentro un’ideologia che sta diventando sempre più pericolosa e che sarà sulle spalle delle future generazioni. Dunque con l’imposizione della legge penale (non civile) lo Stato italiano – utilizzando risorse economiche e sfruttando tutte le sue strutture – avrà il compito, secondo il ddlzan, non di orientare e mettere a confronto le persone, ma di imporre questa ideologia. Oltre la loro ideologia non vi possono essere altri pensieri, poiché o ci si adegua, oppure si va nel penale, colpendo così il pensiero dai contorni facili: “vengono colpiti gli odiatori”, ma chi sarebbero questi odiatori? Coloro che hanno un pensiero diverso da questa ideologia? Di contro tutti noi dobbiamo tornare liberi e forti interiormente e non essere schiacciati dal fango che ci verrà buttato addosso dal sistema Europa, il quale già da anni ha adottato di imporre questa politica lgbt/gender.
Introdurre reati di opinione è qualcosa di terribile, in primis perché chi sarà a definire che quella frase espressa può creare discriminazione? Si lascerebbe ai giudici un’eccessiva discrezionalità in materia; inoltre vi è un articolo della Costituzione che afferma che il reato penale diviene tale per un fatto e non per un’idea. Bisogna dunque iniziare a capire cosa sarà vietato e cosa non sarà vietato: non si può rimanere sul relativismo, poiché è in gioco la libertà di espressione di ogni singolo cittadino ed anche il diritto fondamentale – garantito dalla costituzione – in cui ogni genitore, papà e mamma, ha il diritto di educare il proprio figlio.
In politica il partito Democratico e il Movimento 5 Stelle, portano avanti questo disegno di Legge, addirittura proponendo anche la rimozione dell’ora di religione, sostituita dall’orientamento lgbt. Per paradosso esiste un mondo femminista che è contrario, un mondo comunista che è contrario, un mondo radicale che è contrario e c’è un mondo filosofico progressista contrario; oltre chiaramente al già citato Vaticano, il quale operando quella nota, si è fatto interprete di milioni di famiglie cattoliche italiane che sono molto preoccupate per l’educazione dei loro figli, per quello che potrà avvenire nelle scuole cattoliche private e paritarie. La metodologia utilizzata dal Vaticano è stata una nota riservata, che qualcuno ha pensato bene di fare uscire. Una nota messa per iscritto che non doveva essere pubblicata. Molte difatti sono le denunce dei genitori per quello che accadeva nelle scuole, ossia che le associazioni lgbt entravano nei plessi scolastici con la scusa della lotta al bullismo per poi fare dei veri e propri corsi di ideologia gender, dove ogni bimbo non doveva sentirsi maschio o femmina, ma poteva scegliere cosa diventare.
Cambierà anche la terminologia: non si potrà più parlare di “utero in affitto”, ma di “gestazione per altri”; come oggi non si parla più di aborto, ma di “interruzione volontaria di gravidanza”: delle belle parole come un lupo travestito da pecora. Parole che celano un imbarbarimento dei costumi della società occidentale, sempre più “barbarizzata” in nome dell’amore, termine che insieme alla “democrazia” viene sempre più abusato per ogni genere di scopo.
Ma perché tutto questo? Perché l’Europa ha scelto di affidarsi alle grandi aziende del Capitale, le quali – per mero marketing – portano avanti l’ideologia lgbt, dove il ddlzan – come affermato dagli organizzatori del Pride di Milano – è solamente il primo di una serie di passaggi, come la modifica della Legge 40 per la realizzazione dell’utero in affitto, l’adozione delle coppie omosessuali e il matrimonio egualitario. Vi sono intellettuali, non a torto, che vedono anche in questa ideologia un manifestarsi del così detto uomo androgino, di una certa matrice massonica, oppure se vogliamo osservare il tutto da un lato religioso cattolico, l’incarnazione dell’anti-Cristo, della bestia, la quale ha entrambi i sessi: difatti Bafometto, uno dei diavoli che insieme a Lucifero si rivoltò contro Dio, possiede entrambi i sessi e viene adorato da diverse chiese sataniste, stesso satanismo considerato oggi dall’Europa odierna una mera religione come tutte le altre (relativismo).

Al di là di come la si ragioni, quale sembrerebbe l’obiettivo finale di questo movimento? La distruzione della famiglia tradizionale per come noi oggi la intendiamo (uomo-donna-figlio). Difatti la famiglia appare essere l’ultimo baluardo – come afferma Jacopo Coghe, portavoce di Pro Vita famiglia –, contro questa società secolarizzata, schizofrenica, che l’Europa rappresenta pienamente con il trio politico di Macron-Merkel-Draghi. Un padre e una madre sacrificano la propria vita per un figlio gratis, senza chiedere in cambio nulla: contrariamente il capitalismo preferisce avere delle persone singole, manipolabili, sradicate dalla propria tradizione, dalla propria cultura, dalla propria identità e dal proprio vissuto, poiché l’individuo viene visto come un mero consumatore (nasci-consumi-muori).
Dunque bisogna in un certo modo, soprattutto, osservare al di là della siepe chiamata ddlzan, poiché la famiglia, perno anche della Chiesa Cattolica, è messa fortemente in pericolo da questa proposta di legge. Il mainstream, ovvero il pensiero prevalente diffuso dai media, segue chiaramente questa logica, poiché inserendo nel logo della propria azienda, la bandiera arcobaleno, ha una maggiore visibilità e vende di più, poiché personaggi noti al mondo dello spettacolo ne hanno fatto un vero e proprio guadagno di mercato.
Certamente abbiamo degli esempi di aziende che si sono apposte a questa ideologia e sono state punite: il 2013 è stato l’anno del caso Barilla: la dichiarazione del CEO Guido Barilla durante la trasmissione radiofonica La Zanzara (“non faremo pubblicità con gli omosessuali”) scatenò un polverone mediatico che obbligò l’azienda a porre le proprie scuse. Quell’anno lo ricorderemo certamente tutti per la presa di posizione da parte di numerose aziende concorrenti a suon di hashtag #boicottabarilla corredati da immagini e spot gay friendly. Tra queste aziende, ci fu Garofalo con il celebre motto «a noi non importa con chi la fai. L’importante è che la fai al dente»!
Ed in tutto questo è triste osservare come la sinistra abbia attualmente un vero e proprio scollamento dalla realtà. Il mondo progressista, invece di tornare a proteggere la fascia meno abbiente della popolazione, si sforza di inseguire dinamiche astratte, proprio per la mancanza di realtà e vicinanza allo stesso popolo, cavallo di battaglia della sinistra ai tempi di Pasolini e Berlinguer. In un Paese in cui molte famiglie non riescono ad arrivare alla fine del mese, in un periodo di pandemia, un governo non eletto propone una legge divisiva, pericolosa e sostanzialmente inutile, non avendola inserita nemmeno nella loro agenda di governo delle ultime elezioni, che il mondo progressista perse sonoramente. Siamo ancora in una democrazia?
Non sappiamo se in Italia possa ancora vigere uno stato democratico, ma sicuramente in Europa Polonia e Ungheria rappresentano ancora – tramite libere elezioni – una fiamma di speranza per l’autodeterminazione dei popoli: per questo l’Europa ha sanzionato l’Ungheria dopo le recenti leggi emanate, grazie alla maggioranza parlamentare, a Budapest. Chi non si conforma ad un pensiero unico, creato da un élite minoritaria deve essere dileggiato e oscurato. Che diritto ha l’Europa ad imporre ad uno stato la teoria Gender? Che ricordo, appunto, trattasi di teoria e non di verità assoluta. Ebbene nessuno. Un popolo deve essere libero di accettare o non accettare le proposte di una comunità, senza essere discriminata e sanzionata. Questo è il nuovo nazismo e come negli anni Trenta, nessuno se ne rendeva conto e tutti sbandieravano le bandierine con la svastica. Oggi la svastica ha cambiato colore e ha tinte arcobaleno. La politica ungherese, deve essere rispettata perché votata (a differenza nostra) dal popolo tramite libere elezioni. Se così non fosse l’Ungheria sarebbe già stata espulsa dall’Unione da tempo. Le leggi di Orban sono l’esatta nemesi di quello che l’Europa sta cercando (nel vero senso della parola) di imporre a tutti gli stati membri. Ciò è una dittatura ideologica. Non solo: di recente dodici paesi d’Europa hanno firmato un attacco nei confronti del presidente Viktor Mihály Orbán (1963) proprio per la suddetta legge citata pocanzi, uno scritto che prevede la lotta al contrasto alla pedofilia, il primato educativo dei genitori nelle scuole e che in nessuna scuola della Repubblica Ungherese debbano essere insegnate teorie che vanno contro la norma della sessualità biologica. Questa legge è stata interpretata come discriminante, in contrasto con il Trattato di Maastricht (1992) che fondò l’idea che tutti i cittadini dell’Europa sono uguali. L’Italia inizialmente non aveva firmato questa lettera, poi magicamente la venuta in Italia del presidente della Commissione Europea Ursula Gertrud von der Leyen (1958), ha “convinto” Mario Draghi ad apporre la firma sul documento, ponendo al primo Ministro Italiano – come ringraziamento – un prestigioso riconoscimento internazionale.

Sedici capi di Stato e di Governo dell’Unione europea, tra cui il presidente del Consiglio, Mario Draghi, hanno scritto una lettera ai vertici dell’Ue (presidenti di Consiglio europeo, Commissione e Consiglio Ue) per riaffermare il loro impegno per la difesa dei diritti Lgbti. In particolare si impegnano a “continuare a combattere la discriminazione nei confronti della comunità Lgbt, riaffermando la nostra difesa dei loro diritti fondamentali”. L’iniziativa non menziona esplicitamente la legge varata di recente da Budapest, ma arriva prima del vertice Ue, dove sarà sollevato il tema. La lettera di Draghi e altri 15 leader europei parla chiaro: “Per discriminazione e odio non c’è posto nell’Ue”. Quindi una vera e propria imposizione legislativa verso tutti i paesi, ma in nome di cosa? E di quale fantomatico “diritto superiore”?

Tornando al nostro paese, non possiamo, non dobbiamo, non vogliamo accettare una legge egoistica, edonistica e relativista che pensa che attraverso una legge si possano esaudire i propri desideri.
Mi piace concludere questo scritto con una grande citazione di Gilbert Keith Chesterton (1874 – 1936) dal suo capolavoro Eretici del 1905: «La grande marcia della distruzione intellettuale proseguirà. Tutto sarà negato. Tutto diventerà un credo. È una posizione ragionevole negare le pietre della strada; diventerà un dogma religioso riaffermarle. È una tesi razionale quella che ci vuole tutti immersi in un sogno; sarà una forma assennata di misticismo asserire che siamo tutti svegli. Fuochi verranno attizzati per testimoniare che due più due fa quattro. Spade saranno sguainate per dimostrare che le foglie sono verdi in estate. Noi ci ritroveremo a difendere non solo le incredibili virtù e l’incredibile sensatezza della vita umana, ma qualcosa di ancora più incredibile, questo immenso, impossibile universo che ci fissa in volto. Combatteremo per i prodigi visibili come se fossero invisibili. Guarderemo l’erba e i cieli impossibili con uno strano coraggio. Noi saremo tra quanti hanno visto eppure hanno creduto»1.

 

Per approfondimenti
_Chesterton G. K., Eretici, Lindau, Torino, 2010, pp. 242-243

 

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