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La nuova reazione mitteleuropea: Sebastian Kurz

di Giuseppe Baiocchi 18/10/2017

La Repubblica federale austriaca, giovedì ha eletto il trentunenne Sebastian Kurz (Vienna 1986) Cancelliere: il più giovane leader politico in Europa.
Appartenente al partito dell’Österreichische Volkspartei – Partito Popolare Austriaco, di ispirazione cattolica e di tendenza conservatrice (fondato nel 1945 da L. Figl, J. Raab, K. Gruber, L. Weinberger) -, il giovane viennese eredita una realtà politica in decadenza: dal 1990 l’Övp subisce un calo di consensi e quando Kurz a sedici anni – dopo la maturità – viene eletto presidente della sezione giovanile del partito, si trova in un immobilismo dall’amaro sapore giallo-nero.
Nella sua rapida carriera, nel 2013, brucia un’altra importante tappa: è il ministro degli esteri più giovane d’Europa e ricopre tale ruolo con l’attuale governo uscente a guida socialdemocratica.
Abile politico e bravissimo comunicatore – anche a livello di marketing-grafico – Sebastian Kurz si è imposto sul partito di destra dello FPÖ (Freiheitliche Partei Österreichs – Partito della Libertà austriaca), adattando alcuni punti a misura del suo programma e chiudendo la porta allo SPÖ (Sozialdemokratische Partei Österreichs – Partito socialdemocratico d’Austria). Lo stesso colore sociale partitico è mutato: dal nero-giallo – dall’elegia austro-ungarica – si è passati al turchese, pantone degli Asburgo di fine ottocento.

Il Wunderwuzzi , il «bambino prodigio», è nato il 27 agosto 1986. Suo padre era ingegnere, la madre insegnante. Ha studiato Legge, ma ha abbandonato l’università attratto dalla politica.

Nella Repubblica d’Austria per anni si era formata una grande coalizione che comprendeva Övp e lo SPÖ, ma il giovane Cancelliere pare escludere un nuovo rimpasto governativo, preferendo l’alleanza della destra austriaca. Ciò comporterebbe un’apertura verso l’antico gruppo geopolitico del Visegrád e un raffreddamento verso l’eurocrazia e il tecnicismo di Bruxelles.
Prima dell’entrata in Europa alcuni antichi paesi mitteleuropei, dell’Europa centro-danubiana – avevano plasmato nel 1991 – il gruppo del “Visegrád”, costituito dagli Stati della Repubblica Ceca, dell’Ungheria, della Polonia e dalla Repubblica Slovacca. Si ambiva ad un rafforzamento cooperativo per la promozione e l’integrazione unitaria verso l’Unione europea. Questo tipo di approccio fallì e si passò presto a rapporti diretti tra Bruxelles e i singoli Stati candidati. Tutti i membri del Gruppo di Visegrád sono entrati nell’Unione europea il 1º maggio 2004. La cooperazione e l’alleanza fra i quattro diversi stati proseguì comunque nei diversi campi della cultura, dell’educazione, della scienza, nonché in quello dell’economia. Nel 1999 è stato istituito il Fondo d’Investimento Internazionale di Visegrád, con sede a Bratislava, che, in accordo con la decisione dei capi di governo dei paesi membri, dal 2005 il fondo ha un budget annuale di 3 milioni di euro. Il gruppo di Visegrád riunisce quattro degli stati post-comunisti più prosperi che presentano un’economia di mercato relativamente affermata e un tasso di crescita piuttosto alto rispetto alla media europea.
Sebastian Kurz è sicuramente un politico europeo: il suo intento è modificare l’attuale assetto economico e politico di un Europa che certamente non funziona. L’ambito federalismo europeo potrebbe non essere più una lontana chimera.
Difatti il giovane Cancelliere è lontano dalle politiche di Angela Dorothea Merkel, Emmanuel Jean-Michel Frédéric Macron e Paolo Gentiloni Silveri, improntate su un centralismo economico e politico.
Non è un caso che tra i primi a congratularsi con Kurz sia stato il ministro degli Esteri ungherese Peter Szijarto, il quale durante il Consiglio europeo ha affermato: “Sono certo che vedremo più forme di cooperazione ‘V4 plus Austria’ nel futuro (…). Nel gruppo Visegrad abbiamo l’accordo di restare in quattro, ma d’altra parte abbiamo questo formato ‘V4plus’, nel quale cooperiamo molto da vicino e strettamente con l’Austria e sicuramente lo faremo anche nel futuro”.

Péter Szijjártó è un politico ungherese, ministro degli Affari Esteri e del Commercio dal 23 settembre 2014, appartenente al governo di Viktor Orban. Precedentemente è stato Vice Ministro degli Affari Esteri e del Commercio.

Il leader dell’Övp ha presentato il suo programma in tre porzioni. La “Lista Sebastian Kurz – La nuova Övp” , come lui stesso ha voluto ribattezzare il partito, ha inserito forte rilevanza al fisco e al lavoro. “La nuova via. Per l’Austria”, titolo forte del programma, si presta allo sviluppo economico e alle tasse, con una riduzione dei contributi a carico del datore di lavoro e una riduzione delle aliquote per le fasce meno abbienti: dal 25% si passerebbe al 20%, dal 35 al 30 e dal 43 al 4%. Propone anche l’eliminazione della progressione automatica e una riduzione dei contributi a carico del datore di lavoro. Lo sgravio fiscale ammonterebbe a 11,7 miliardi di euro e verrebbe in primo luogo finanziato dall’aumento dell’occupazione e dalla crescita economica. A ciò si aggiungerebbe il contenimento della spesa pubblica: oltre al taglio dei contributi, l’Övp propone per il futuro buste paga trasparenti, con il lavoratore che può controllare quanto il datore di lavoro è tenuto a pagare al fisco.
Tema scottante è stato quello dell’immigrazione: la spesa pubblica corrente, per Kurz, non dovrà superare l’1,8% del Prodotto interno Lordo. Ciò garantirebbe un risparmio tra i 4 e i 5 miliardi di euro. Tra i punti relativi al risparmio ci sono ovviamente anche quelli che riguardano direttamente gli stranieri. Va inoltre bloccata quella determinata immigrazione, che punta esclusivamente ad usufruire dei servizi sociali austriaci. Il riferimento in questo caso non è solo ai migranti extracomunitari, ma anche a quelli di area Schengen, come i rumeni e i bulgari. Kurz si dichiara contrario alla politica dei tassi 0 attuata dalla Banca Centrale Europea e per motivi di privacy è anche contrario all’abolizione del contante.
Sulla sicurezza lo slogan dell’Övp è “aiutiamoli a casa propria”. Il programma dei popolari prevede anche quante persone possono entrare e con quale tipo di qualifica professionale. I migranti salvati in mare, verranno portati in centri di salvataggio fuori dall’Ue. Stessa metodologia è riservata per coloro che sono entrati in modo illegale nel paese.
Kurz insiste anche su una legge riguardo al diritto d’asilo europeo e un controllo più efficacie delle frontiere esterne. Nessuna concessione – dopo i gravi attentati che hanno colpito tutta Europa – è previsto per l’islam politico.
L’Övp vuole impedire che organismi religiosi e politici stranieri, possano esercitare attraverso organizzazioni o associazioni la loro influenza in Austria. A tal proposito si pensa a un inasprimento della normativa che regola le attività di queste associazioni. Per ogni figlio al di sotto dei 18 anni, il cancelliere viennese vuole far pagare 1500 euro in meno all’anno di tasse sui redditi, con la prima casa di proprietà non gravata da imposte aggiuntive. La quota di indebitamento pubblico dovrà passare dall’attuale 85% al 60%, con un meccanismo di controllo. Un taglio netto verrà dato ai funzionari pubblici. Infine, per chi deciderà di lavorare più a lungo dei 63 anni attualmente previsti, otterrà per ogni anno lavorativo aggiuntivo un aumento economico del 5,5%.
L’assegno di sussistenza per nucleo familiare non potrà superare i 1500 euro con un inasprimento sui controlli, per assicurarsi che il fruitore dell’assegno sociale segua veramente corsi di aggiornamento professionali. Se così non fosse verrà revocato l’assegno. Infine Kurz vorrebbe un sistema di aiuti di sussistenza light per gli aventi diritto d’asilo o di protezione sussidiaria: l’assegno non dovrà superare i 560 euro a testa. Del sistema sociale austriaco lo straniero potrà invece beneficiare solo dopo aver vissuto per cinque anni nel paese.

Kurz in compagnia con l’anziano esperto di geopolitica Henry Kissinger, nato Heinz Alfred Kissinger, politico statunitense di origine ebraico-tedesca e membro del partito Repubblicano. Di lui, da Ministro degli Esteri, ha affermato: “È un grande onore di incontrarmi nuovamente con l’ex Segretario di Stato degli Stati Uniti, per poter scambiare con lui le idee sulle sfide globali che ci attendono”.

Forte importanza ha dato alla questione della “flessibilità”: si punta su orari più flessibili e su una sorta di “monte ore” da “spendere” in modo flessibile. Kurz ha promesso un’equiparazione dei contratti nazionali per lavoratori e impiegati, con incentivi e programmi ad hoc per incrementare la formazione professionale. Ci saranno, così come scritto nel programma, semplificazioni e agevolazioni per chi vuole mettersi in proprio e aprire un’impresa.
Sull’istruzione la scelta è decisa a scolarizzare unicamente quei bambini che padroneggiano sufficientemente la lingua tedesca: corsi di recupero obbligatori sono invece previsti per i ragazzi appena arrivati e a tal fine verrà ampliato il corpo docenti. Successivamente l’obbligo di scolarizzazione non verrà più misurato in base agli anni frequentati, ma anche in base al livello di apprendimento conseguito.
Dunque ai primi urli di austro-fascismo e nazismo, bisognerebbe non solo far lavorare il giovane Cancelliere, ma soprattutto oggi l’Europa ha bisogno di risposte certe e chiare sul tema dell’Immigrazione e su quello dell’economia. Elementi che l’attuale autocrazia centralinista non è mai riuscita a dare. Il popolo austriaco ha certamente sorriso verso la spregiudicatezza di Kurz, ma parallelamente premiante è stata la chiarezza del programma, senza grandi giri di parole.

 

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