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La Chiesa: genesi e sviluppi storici del Corpo mistico di Cristo

di Francesca Angelini del 27-02-2021

“La Chiesa è il Vangelo che continua”, in questo modo viene definita dal cardinale svizzero Charles Journet (1891 – 1975). In molti altri hanno tentato di descriverla, spesso in modo scorretto, ognuno modellando la propria definizione in base al personale punto di vista ed al tipo di rapporto intrattenuto con essa – quasi il Vangelo fosse emblema del relativismo odierno. Per capire cosa sia realmente la Chiesa è però necessario partire dalla sua origine e ripercorrere le tappe storiche con le conseguenti vicissitudini affrontate. La Tradizione fa risalire la sua nascita all’evento di Pentecoste, riportato negli Atti degli Apostoli: “Vi tramsetto quello che ho ricevuto” amava ripetere Monsignor Marcel Lefebvre, ed ancora tradere significa “trasmettere”.

La cattedra di San Pietro (in latino Cathedra Petri) è un trono ligneo, che la leggenda medioevale identifica con la cattedra vescovile appartenuta a san Pietro apostolo in quanto primo vescovo di Roma e Papa. Quello che si conserva è un manufatto del IX secolo, donato nell’875 dal re dei Franchi Carlo il Calvo a papa Giovanni VIII in occasione della sua discesa a Roma per la propria incoronazione a imperatore. L’opera del Bernini è collocata nell’abside di fondo della Basilica Vaticana, aggettante con effetto scenografico dalla cornice architettonica delle lesene. Al centro si trova il trono in bronzo dorato, al cui interno è situata la cattedra lignea vera e propria. Su un drappo frontale è rappresentata la traditio clavum (la “consegna delle chiavi”, ovvero l’atto secondo cui, nella dottrina cattolica, Cristo conferisce a Pietro il primato papale). Quattro colossali statue anch’esse in bronzo, raffiguranti quattro dottori della Chiesa (in primo piano sant’Agostino e sant’Ambrogio per la Chiesa latina e in secondo piano sant’Atanasio e san Giovanni Crisostomo per la Chiesa greca), sono rappresentate nell’atto di sorreggere la cattedra, che pare librarsi senza peso su nuvole di stucco dorato.

Secondo l’evangelista Giovanni, ha inizio dal costato ferito di Gesù sulla croce nel momento in cui questi dona lo Spirito. Il quarto evangelista mostra la Chiesa come dono di Dio e sottolinea il carattere trinitario della sua nascita, infatti, nasce dal Padre, per mezzo del Figlio, con l’aiuto dello Spirito.
Il termine Chiesa deriva dal greco ekklēsía, con cui si indicava l’assemblea pubblica dei cittadini. Questo vocabolo è stato poi utilizzato dalla Bibbia dei Settanta (versione della Bibbia in lingua greca) per tradurre l’ebraico qahal, con cui si intendeva la convocazione del popolo da parte di Dio, oppure per tradurre l’ebraico edah, con cui si chiamava la comunità raccolta per pregare o il luogo di preghiera. I due termini hanno diverse sfumature in quanto il primo indica maggiormente una convocazione passiva, mentre il secondo un raduno attivo.

Nel Nuovo Testamento l’ecclesia (termine latino) non è la sinagoga che è, invece, la comunità degli ebrei. Utilizzando il termine al plurale si indica una particolare Chiesa locale, invece, al singolare l’insieme di tutte le Chiese. È da tenere presente che nell’Antico Testamento non è possibile parlare di Chiesa nel senso moderno del termine, ma in quello originario, per questo motivo è un concetto che viene espresso con varie immagini come quella del “popolo di Dio”, che racchiude un aspetto storico visibile (popolo) ed un aspetto teologico invisibile (Dio). Espressione usata dopo l’esilio perché Israele acquisisce sempre “maggiore coscienza” di essere il popolo eletto che appartenendo a Dio non appartiene a se stesso, a differenza degli altri popoli definiti come le “genti”. Un’altra espressione usata è “alleanza”, Dio vuole stabilire un’alleanza e libera con essa, all’alleanza sinaitica Israele deve sentire il bisogno di rispondere con la fedeltà. Altro termine è “resto di Israele”, utilizzato nel periodo dell’esilio, indica la piccola porzione degli israeliti che è riuscita a rimanere fedele.

Si potrebbe facilmente pensare che il fondatore della Chiesa, intesa come l’istituzione odierna, sia Cristo, ma occorre fare delle precisazioni. Spesso si utilizza la celebre frase del Vangelo secondo Matteo Tu es Petrus, et super hanc petram aedificabo ecclesiam meam – Tibi dabo claves Regni Caelorum (Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le porte degli inferi non prevaranno contro di essa – Mt 16,18) per sostenere questa idea, ma l’espressione va intesa in senso post pasquale, infatti, la Chiesa per Matteo è opera del Risorto e vive con lui, inoltre l’evangelista sottolinea la sua natura apostolica e l’importanza di Pietro. Quindi, se per fondazione si intende la forma giuridica, Gesù non l’ha fondata. Cristo ha parlato di un Regno e raccoglie cerchi concentrici di persone che ruotano intorno a lui: i dodici apostoli, i settantadue discepoli, la folla, indicando una connessione tra Regno e comunità. Il suo scopo non era radunare persone per creare una Chiesa come forma giuridica vicino la già esistente comunità di Israele, ma per fondare Israele stesso, un Israele escatologico, mostrando un’apertura verso tutti. In poche parole non ha fondato la Chiesa, ma l’ha preparata. La sua nascita effettiva avviene con il mistero pasquale.
Per l’evangelista Marco la Chiesa è universale, aperta ai giudei ed ai pagani – affinché tendino alla Verità cristica, dunque alla conversione -, ed è chiamata a seguire Gesù fino alla croce e ad ascoltare la Parola e a metterla in pratica. Mette anche in evidenza la fragilità propria della comunità.
Secondo l’evangelista Luca il peccato della Chiesa è l’attaccamento di alcuni suoi membri ai beni terreni. Inoltre l’esperienza del martirio è un evento fondamentale per la sua coscienza, infatti, usa il termine Chiesa, mai usato nel suo Vangelo, negli Atti degli apostoli ad esempio dopo il martirio di Stefano. Negli Atti, poi, è evidenziata la dimensione ministeriale della Chiesa, che è una comunità organizzata gerarchicamente. Per Luca il tempo della Chiesa è il tempo dello Spirito che la sostiene sempre ed è donato a tutte le persone a partire dal Battesimo.
Nemmeno nel Vangelo di Giovanni compare il termine ecclesia, ma solo nella sua terza lettera. È interessato alla dimensione intima della Chiesa, la koinonìa (comunione) tra Gesù e i discepoli e interna a questi ultimi. La Chiesa è la schiera dei credenti in Cristo, non dà importanza all’aspetto istituzionale, ma presenta un’ecclesiologia universalista. Nell’Apocalisse, Gesù ricorda tutto l’amore che ha avuto per la Chiesa. Essa vince il male con la propria testimonianza. L’ultimo libro della Bibbia finisce con l’immagine della Chiesa celeste.
San Paolo è il primo ad utilizzare la parola ecclesia per indicare la comunità locale. Invece nelle lettere deuteropaoline (composte successivamente alla sua vita, ma attribuite a lui) il termine viene usato per indicare quella universale. Per l’apostolo la Chiesa è corpo mistico di Cristo come è evidente soprattutto nella frase contenuta nella lettera ai Corinzi “Ora voi siete corpo di Cristo e le sue membra, ciascuno per la sua parte.” (1Cr 12,27).
Nei secoli la Chiesa ha vissuto varie trasformazioni che hanno rispecchiato il particolare periodo storico attraversato.
Nella patristica (filosofia cristiana dei primi secoli) è vista come: “mistero”, “Corpo di Cristo”, “comunione dei Santi”, “tempio di Dio”. Nello specifico i padri dei primi tre secoli utilizzano l’immagine della barca, per i latini Pietro ne è al timone. Prima del IV secolo è vista come mistero, successivamente come Impero. Questo è dovuto agli importanti fatti storici che hanno caratterizzato questo secolo: l’Editto di Milano dell’Imperatore Costantino del 313 sulla libertà di culto e l’Editto di Tessalonica dell’Imperatore Teodosio con il quale il cristianesimo diventa la religione ufficiale dell’Impero. La Chiesa, quindi, perde la sua dimensione escatologica, ma ha uno sguardo fisso sul presente.
La Chiesa, precedentemente all’anno 1000, era detta “Corpo di Cristo” e l’Eucaristia “Corpo mistico di Cristo”. Dopo il 1000 d.C. avviene un capovolgimento per cui l’Eucaristia viene indicata come “Corpo di Cristo” e la Chiesa come “Corpo mistico di Cristo”, cambiamento fatto per difendere la presenza reale di Gesù nell’Eucaristia.
Nel 1054 si colloca lo scisma tra Chiesa d’Oriente e Chiesa d’Occidente che presentano ecclesiologie differenti in quanto in Oriente prevale un’ecclesiologia di comunione fra le Chiese, invece, in Occidente si subisce l’influsso della Riforma gregoriana (XI secolo) e successivamente dell’eresia luterana (XVI secolo).

Il notissimo ritratto di papa Giulio II della Rovere, realizzato da Raffaello Sanzio a Roma (particolare), si trova alla National Gallery di Londra.

 

Papa Gregorio VII vuole una Chiesa libera dal male, scomunica Enrico IV per il suo rifiuto di rinunciare a nominare i vescovi, il quale, per ottenere la revoca della scomunica, si umilia attendendo tre giorni e tre notti in ginocchio sulla neve davanti al portale d’ingresso del castello di Matilde di Canossa prima di essere ammesso al cospetto del Pontefice, nell’episodio storico noto come l’Umiliazione di Canossa. Redige il Dictatus Papae, raccolta assiomatica di ventisette affermazioni sui poteri dei pontefici, sono elencati, quindi, i princìpi della Riforma gregoriana che dà il via ad un’ecclesiologia dove il Papa è centrale come il ruolo di Roma. Chiesa intesa come societas perfecta. Prima della riforma tutti i vescovi erano considerati il vicario di Cristo, tutte le Chiese fondate da un apostolo oppure che avevano ricevuto una lettera da un apostolo erano considerate una sede apostolica.
I capisaldi dell’eresia luterana, oltre l’aspetto politico della sottomissione ai Conti Elettori tedeschi e la lotta alla vendita delle indulgenze, sono: sola scriptura e sola fide, indicando con il primo l’esclusività della Parola a discapito della Tradizione, invece, con il secondo l’egemonia della fede contro le opere. In termini liturgici Lutero attua tre delle due caratteristiche che oggi la Chiesa attua: in primis non vi è più la transustanziazione – dunque manca il Santissimo, poi per conseguenza il “prete” non deve dare più le spalle ai fedeli, che divengono centrali nella conferenza e abolisce la lingua universale del latino a favore di quella vernacolare. 
Per Martin Lutero la Chiesa non è un impero, infatti, il potere spirituale è separato da quello temporale, non è volontà divina che i vescovi abbiano il potere. Predica, inoltre, l’importanza del sacerdozio universale dei fedeli per cui non solo il Papa, ma tutti possono leggere ed interpretare la Bibbia. Per rispondere all’eresia protestante è stato istituito nel 1545 il Concilio di Trento che mette al centro il Vangelo, i Sacramenti (la Riforma accetta, invece, solo il Battesimo e l’Eucaristia) e la gerarchia. Si ribadisce che la Chiesa è una società perfetta e si insiste sulla potestà pontificia. Successivamente nell’illuminismo (XVIII secolo) si sottolinea la centralità del diritto nella Chiesa facendole perdere l’aspetto soprannaturale ed sarà solo sotto il beato Pio IX nel 1868 che sarà convocato il Concilio Vaticano I che fu il primo Concilio che intende affrontare in maniera sistematica il tema della Chiesa.
 

Il concilio di Trento o concilio Tridentino fu il XIX concilio ecumenico della Chiesa cattolica, convocato per reagire alla diffusione dell’eresia protestante in Europa. L’opera svolta dalla Chiesa per porre argine al dilagare della diffusione della dottrina di Martin Lutero produsse la controriforma.

Viene emanata la Costituzione apostolica Pastor Aeternus (costituita da un prologo e da quattro capitoli) che, già nello schema preparatorio, presenta un aspetto mistico in quanto si abbandona la categoria della società perfetta e, al contrario, si sottolinea la categoria del Corpo mistico di Cristo essendo la Chiesa una società soprannaturale e spirituale. Nel documento definitivo è centrale l’aspetto dell’infallibilità pontificia quindi il potere papale è di diritto divino, potere pieno senza mediazioni sulla materia di fede, dei costumi e sulla materia ecclesiale. L’infallibilità non ha bisogno del consenso della Chiesa essendo un carisma proprio del pontefice. Il papa è superiore al concilio.
Nel 1959 Giovanni XXIII convoca il Concilio Vaticano II, esprimendo nell’annuncio la sua idea di Chiesa in dialogo con il mondo e non in opposizione con i suoi aspetti moderni. Dunque essendo il mondo del maligno (luciferino) che propone mode terrene e la Chiesa si oppone ad esse grazie alla Verità di Cristo scritta nel Magistero, si evince già l’errore dottrinale: la Chiesa si adegua al mondo. Viene, poi, continuato e portato a termine nel 1965 da San Paolo VI. Il Concilio ha emanato numerosi documenti, alcuni dei quali trattano nello specifico il tema della Chiesa. Il primo fra tutti è la Costituzione dogmatica Lumen Gentium (costituita da otto capitoli) che si mostra rivoluzionaria nel presentare la Chiesa non tanto in forma gerarchica, ma come popolo di Dio, superando, quindi, la sua concezione clericale. Antepone la stessa trattazione sul popolo di Dio a quella sulla costituzione gerarchica, tanto che si parla di “rivoluzione copernicana”.
Viene ribadita la Chiesa come “Corpo mistico di Cristo”, al cui interno ci sono diversi compiti e diversi doni ed è lo Spirito a renderla un Corpo solo (orizzonte pneumatologico). Viene recuperato anche l’orizzonte agapico perché i diversi carismi non sono questione di potere, ma di amore. La Chiesa di Cristo sussiste nella Chiesa cattolica, con sussistenza si vuole indicare la piena identità, ma non si tratta di una realtà escludente, infatti, il documento ha un profilo inclusivista secondo il quale Cristo ha salvato tutti (cristocentrismo). Nella Chiesa cattolica c’è la pienezza dei mezzi di salvezza, nelle altre confessioni ce ne sono comunque alcuni.
La Costituzione pastorale Gaudium et Spes (costituita da proemio, prima e seconda parte e conclusione) afferma che la Chiesa deve dialogare con il mondo, cogliere i segni dei tempi e la grazia presente. Con il dialogo “adempie la sua missione” perché non deve solo trasmettere la verità, ma anche imparare dal mondo (non possedendo più un’unica Verità, quella Cristica).
Questa esposizione dei fatti storici principali riguardanti la Chiesa la mostra come una realtà in continuo rinnovamento, ma che nella sua essenza rimane sempre la stessa e per captare questa sua essenza ci si può affidare alle note (proprietà essenziali) con cui è stata definita dal simbolo niceno-costantinopolitano risalente al Concilio di Nicea (325).
La Chiesa è Una perché questa è l’intenzione di Cristo, l’unità richiama l’unicità (alle nuove tesi) ed entrambe si trovano all’interno della molteplicità che non è nemica dell’unità. La divisione non è da intendere come molteplicità, ma come peccato (qui il paradosso discusso da molteplici teologici). La Chiesa è santa in quanto è composta da santità e peccato, ma Cristo è venuto per la salvezza di tutti. È indistruttibile perché anche se perseguitata non può essere annientata. È indefettibile perché anche se al suo interno ci sono peccatori è accompagnata fino alla fine dei tempi da Cristo. È infallibile perché anche se può sbagliare non può essere preda della potenza del male.
La Chiesa è cattolica che significa universale perché riflette la volontà salvifica di Dio che si è fatto carne per tutti gli uomini. La Chiesa è apostolica nel senso di inviata da Dio per mezzo di Cristo. L’apostolicità per sua natura è profetica quindi genera continuamente la parola di Dio in mezzo all’umanità. Un cambiamento, questo, che genera ancora importanti discussioni nel mondo cattolico.

 

Per approfondimenti:
 _Wiedenhofer S., La Chiesa. Lineamenti fondamentali di ecclesiologia, San Paolo.

 

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