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Jonathan Coe, un inglese a casa nostra

di Marco Squarcia del 14/03/2016

Potrebbe sembrare assurdo, ma Coe è uno scrittore inglese che ha superato negli anni, molti suoi colleghi proprio qui, nel Bel paese. L’affermazione è vera quanto scontata, se si leggono alcuni dei suoi libri. Coe è un uomo inglese di cinquataquattro anni, vive nel sud dell’Inghilterra e nei suoi scritti, ci fa capire com’era la sua terra prima e com’è oggi. E’ uno scrittore di quelli di un tempo, vecchio stampo, timido, riservato, che non alza la voce o che mentre firma autografi non ti dice nulla, ma sa leggerti negli occhi.
Ogni suo libro, dieci finora scritti, non ha una consecutio narrativa ma vedi subito la penna che li hanno scritto cosa vuole dire. Con satira, anche ironia, Coe parla della sua Inghilterra ma lo fa’ con un amore letterario evolutivo, ride di sé stesso e del suo paese.
Nella Banda dei Brocchi del Duemiladue, ho intravisto visioni adolescenziali, che varrebbero oro anche in Italia, con questo titolo ripreso dall’album di una band Rock semisconosciuta britannica, cosi potente, che devi almeno osservarne la copertina passandoci davanti in una libreria o una biblioteca.

Le storie di Coe sono spesso dedicate a protagonisti con grossi problemi relazionali o affettivi: delinea in modo peculiare la mente di questi ultimi e ne carpisce le criticità. Benjamin Trotter ad esempio, il ragazzo protagonista della Banda dei brocchi, parla pochissimo, passa le ore a registrare nella sua stanza un disco di progressive rock da solo, ed è innamorato della ragazza più bella e risaputamente frivola del liceo. Un genio incompreso agli occhi di molti, ma che poi tanto Brocco forse non è.
 
 
Coe è molto bravo a descrivere i soggetti femminili come Maria in “Una donna per caso”, perché è con la sensibilità del sesso femminile che si possono, ancor di più oggi, risolvere i tanti problemi che affliggono questo amato pianeta. Ci vuole la risolutezza e l’eleganza di Maria per riuscirvi. L’ultimo suo lavoro è una novità, una raccolta di racconti dal titolo “Disaccordi Imperfetti” e lo si potrà leggere probabilmente in una veste diversa.
La domanda che Das Andere vuole allora porre con questo articolo, che io mi voglio porre, è perché uno scrittore inglese vende maggiormente i suoi libri in Italia? Nella visione dell’Altro che accompagna l’associazione, Coe riesce a mettere a nudo i problemi della società da punti di vista diversi, toccando il sociale, la politica, la famiglia e lo fa’ in punta di piedi. Sembra chiedere scusa, narrando con simpatia e un po’ di freddezza alcune vicende, ma è tutto vero quello che scrive. Gli adolescenti inglesi di allora, si rispecchiano nei nostri tempi, forse per il complesso che ogni tanto ci attanaglia, che noi italici siamo arretrati rispetto ai colleghi del nord Europa o forse perché, non siamo in grado di osservare bene da vicino le cose che accadono e che si intrecciano velocemente sotto i nostri occhi. Guardiamoci dentro e scopriremo che un po’ brocchi lo siamo tutti, ma è proprio questo il bello. In fondo lui stesso ha dichiarato più volte che le sue vendite cosi clamorose in Italia, sono dovute al fatto che qui da noi il tempo spesso sembra fermarsi ed avere un potere immenso sulla mente.
Lasciatemi dire allora, che non mi vergogno a volergli un po’ bene, all’inglese d’Italia, Jonathan Coe.
 
P.s: chi volesse iniziarne la lettura, consiglio di partire da: La famiglia Winshaw
 
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