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Il 25 Aprile: analisi storica di una giornata nazionale

di Giuseppe Baiocchi 25/04/2017

Il 25 aprile, a torto o a ragione, è una festa politica che divide il paese. L’Italia il 25 aprile è stata liberata dall’occupazione nazista – di stampo militare, simile al colonialismo di tipo francese (nazionalista) – ed invasa da un’iniziale occupazione militare da parte di un’altra forza straniera: quella degli anglo-americani, i quali conclusosi il conflitto hanno attuato un colonialismo di tipo commerciale, di stampo anglosassone. Va riconosciuto alle forze alleate, l’attuazione del “piano  Marshall”, il quale  consentì  all’Italia  ed  alla  Germania occidentale di  risollevarsi  economicamente grazie ad economisti della scuola liberale Soleri ed Einaudi in Italia, ed Ehrard in Germania.
La sinistra – storicamente – ha fatto sua questa festa etichettandola come l’orgoglio partigiano e il coraggio dei tanti comunisti (molti dei quali erano fascisti, appena un anno prima) che hanno liberato il paese. Tale affermazione è storicamente non proprio veritiera, poiché l’Italia è stata liberata dai reparti statunitensi, canadesi, delle Indie Britanniche, dai sudafricani, dagli australiani, dai neo-zelandesi, dalla Francia libera,polacchi , dai brasiliani , dalla brigata ebraica e dal “RegioEsercito Cobelligerante Italiano“, informalmente definito “Esercito del Sud” – comandato dal generale Vincenzo Cesare Dapino (comandante  del  Raggruppamento  che  entrò  in linea  a  Montelungo) e diventato poi verso il termine del conflitto “Corpo di Liberazione italiano“, comandato dal generale Umberto Utili.
Infine – merito e spazio – va concesso anche alle forze partigiane, le quali è bene dividere al proprio interno in cinque principali raggruppamenti: i partigiani di derivazione comunista (1/5), le formazioni  “Matteotti” di orientamento  socialista (1/5), i partigiani di “Giustizia e libertà” appartenenti all’ala azionista (1/5) – anche  se  nelle  stesse  presero  posto anche  militari che  non  condividevano  il  programma  del partito  d’azione -, i partigiani patrioti dell’ex regio-esercito (1/5) e i partigiani liberali e democristiani (1/5).

Nella foto di sinistra: il principe di Piemonte Umberto di Savoia, in operazioni militari a Tavernelle (Appenino tosco-emiliano) al comando della 210a divisione. Nella foto di destra: Il Generale Vincenzo Dapino con il Comandante della V Armata USA, Mark Clark.

L’unico corpo Italiano addestrato e sufficientemente equipaggiato per la lotta alla liberazione fu appunto proveniente dal RegioEsercito Cobelligerante Italiano con sede principale la città pugliese di Brindisi, luogo dal quale il Re Vittorio Emanuele III riorganizzò i reparti armati, i quali  successivamente furono affidati al figlio, il principe di Piemonte Umberto di Savoia, il quale non  poté  mai  assumerne il comando  diretto. Il Regno del Sud fu sempre riconosciuto dagli alleati con il titolo di cobelligerante, elemento fondamentale per concedere all’Italia quella libertà che ha usufruito nel dopoguerra. Addirittura  nel marzo 1944,  l’Unione Sovietica  – con una mossa  abilissima, prodromica, al  successivo rientro  di  Togliatti, alias  “Ercole  Ercoli” ed alla  “svolta di  Salerno” –  riallacciò  i rapporti  diplomatici  con  il Regno  d’Italia. Il nuovo Governo, del servitore dello stato Badoglio, dichiara guerra alla Germania di Hitler, ma non alla Repubblica Sociale Italiana, che non riconosce in quanto non eletta dal popolo, ma soprattutto frutto di una  ribellione al  Governo legittimo ed al Sovrano.
Diamo uno sguardo anche sui partigiani, ai quali va fatto il nostro ringraziamento per aver fornito il contributo – non fondamentale – per la liberazione del paese, ma oggi le copertine di platino sono riservate unicamente a loro.
Di interesse sono anche le formazioni partigiane di stampo e simpatie monarchiche e badogliane (chiamati anche Partigiani Azzurri) erano principalmente composte da partigiani di estrazione borghese e di idee liberali o conservatrici, accomunati dalla fedeltà alla monarchia.
Facevano riferimento alla Casa Reale e riconoscevano in Raffaele Cadorna il loro capo militare. Erano nati dai reparti del regio esercito che rifiutarono la logica del «tutti a casa», abbracciando la lotta partigiana. Avendo conservato la loro struttura gerarchica, i partigiani azzurri poterono apportare alla resistenza l’esperienza bellica e la consuetudine di rapporti coi militari alleati, essenziale per ricevere rifornimenti ed aiuti, tra questi ricordiamo il 1º Gruppo Divisioni Alpine comandato da Enrico Martini. Gruppi come l’Organizzazione Franchi di Edgardo Sogno rappresentavano il Partito Liberale Italiano ed i monarchici. Non sempre le denominazioni originarie erano strettamente collegate ai partiti di riferimento. Ad esempio le Brigate Osoppo del Friuli, che erano nate con un grande contributo del Partito d’azione, accentuarono la loro dipendenza dalla DC e dal clero friulano. Le Brigate Fiamme Verdi si diversificarono nel territorio: quelle lombarde, nate dagli intellettuali cattolici, si trasformarono in formazioni solo “militari“.
Ed, infine, un’analisi doverosa e di grande rispetto, poiché non li considero morti di serie B, va a tutte le donne, a tutti i ragazzi e a tutti gli uomini che hanno creduto – non conoscendo o non capendo, i crimini del regime (in ambito razziale e di corruzione) – dell’ideale fascista repubblichino. Nascere sotto un unico dogma, per poi osservare il mito cadere nella polvere non è cosa facile da accettare. 
Eseguendo una brevissima analisi – non esaustiva – va semplicemente riferito che Mussolini, prima di essere arrestato nella residenza reale di Villa Savoia, alle ore 17,20 del 25 luglio 1943, come capo dell’esercito (il Re aveva delegato il compito al Capo del Governo) aveva perduto la seconda guerra mondiale.

1944: uomini repubblichini della Xª Flottiglia MAS ©recolored

Una persona di coscienza, si sarebbe dimessa, invece il duce, non compie tale gesto e arriva alla sfiducia – non da parte del Re, che lo riceve a cose fatte – ma dal Gran Consiglio del Fascismo che con 19 voti contro 3 (7  furono  quelli  all’ Ordine del Giorno  Scorza , allora  Segretario  del  Partito nazionale fascista), fa decadere il maestro elementare di Predappio. Lì si sarebbe dovuta concludere la parabola della rivoluzione fascista, sfociata poi in regime, ma ciò non avvenne e il gesto di fondare una Repubblica non eletta dagli italiani e imposta da una forza straniera è imperdonabile, almeno da parte mia. Così molti altri ragazzi sono morti, per una falsa causa – quella dell’onore – che dovrebbe essere rivisitata e discussa al pari dei meriti dei partigiani comunisti, esistiti, ma mai determinanti come si cerca di far credere oggi.
Finché in questo paese non si riuscirà a superare la barriera politica “della storia” e non si tornerà a parlare con coscienza e pacatezza di alcune tematiche fondamentali per la coscienza del paese, non saremo mai veramente “liberi” e il 25 aprile non potrà essere ancora la festa di tutti gli Italiani.

 

NOTE: Una analisi sui reparti dell’Esercito Cobelligerante Italiano:
Unità di prima linea

 

1) Gruppo di combattimento Cremona (del V Corpo britannico, 9 aprile 1945) – comandante generale di brigata Clemente Primieri
_21º Reggimento fanteria “Cremona” (3 btg)
_22º Reggimento fanteria “Cremona” (3 btg)
_7º Reggimento artiglieria “Cremona” (-1 btg)
_CXLIV battaglione genio

 

2) Gruppo di combattimento Folgore (del XIII Corpo britannico, 9 Apr 1945) – comandante generale di brigata Guido Morigi
 _Reggimento paracadutisti “Nembo” (3 btg)
_Reggimento San Marco (3 btg)
_184º Reggimento artiglieria Folgore
_CLXXXIV Battaglione genio

 

3) Gruppo di combattimento Friuli (del X Corpo britannico, 9 aprile 1945) – comandante generale di brigata Arturo Scattini
_87º Reggimento fanteria “Friuli” (3 btg)
_88º Reggimento fanteria “Friuli” (3 btg)
_35º Reggimento artiglieria “Friuli”
_CXX Battaglione genio

 

4)  Gruppo di combattimento Legnano (del II Corpo statunitense), 9 aprile 1945 – comandante generale di divisione Umberto Utili
_68º Reggimento fanteria “Legnano” [3 btg]
_Reggimento fanteria speciale (2 battaglioni Alpini (resti del 3º Reggimento alpini) ed 1 battaglione Bersaglieri (dal 4º Reggimento bersaglieri))
_11º Reggimento artiglieria “Mantova”
_LI Battaglione genio

 

_Gruppo di combattimento Legnano (ingrandito e riassegnato alla Quinta armata statunitense, 23 aprile 1945)
_quartier generale Autoparco “Legnano”
_Officina meccanica campale “Legnano”
_34ª Sezione Carabinieri Reali
_51ª Sezione Carabinieri Reali
_51ª Compagnia rifornimenti e trasporti
_51ª Sezione medica
_LI Battaglione genio
_52nd BLU (British Liaison Unit- unità inglese di collegamento)
_244º Ospedale da campo
_332nd Field Hospital
_11º Reggimento artiglieria
_68º Reggimento fanteria “Legnano”
_I battaglione fanteria
_II battaglione fanteria
_III battaglione fanteria
_405ª Compagnia mortai (mortai Stokes)
_56ª Compagnia anticarro (pezzi inglesi da 6-pounder)
_69º Reggimento fanteria speciale
_I battaglione Bersaglieri
_II battaglione Alpini
_III battaglione Alpini
_15ª Compagnia mortai (da 3 pollici)
_16ª Compagnia anticarro (pezzi inglesi da 6-pounder)

 

5) Gruppo di combattimento Mantova – comandante maggior generale Bologna
_76º Reggimento fanteria “Napoli”
_114º Reggimento fanteria “Mantova”
_155º Reggimento artiglieria “Emilia”
_CIV Battaglione genio

 

6) Gruppo di combattimento Piceno – comandante maggior generale Beraudo di Pralormo
_235º Reggimento fanteria “Piceno”
_336º Reggimento fanteria “Piceno”
_152º Reggimento artiglieria “Piceno”
_CLII Battaglione genio

 

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