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Emmanuel Jean-Michel Frédéric Macron: programmi e criticità

di Giuseppe Baiocchi 20/07/ 2017

Che l’aria era mutata nel paese di lingua francese, gli addetti ai lavori lo avevano compreso nei primi attimi della brillante vittoria di Emmanuel Jean-Michel Frédéric Macron all’Eliseo. Il leader di “En Marche” (in marcia) – definito dallo stesso Macron “né di destra né di sinistra” -, è stato eletto presidente della Repubblica in Francia domenica 7 maggio del 2017.  Ma chi è Macron? Coinvolto proprio nel mese di luglio nelle “poco eleganti” dimissioni del generale Pierre Le Jolis de Villiers Saintignon? 
Il nuovo politico transalpino si diploma all’Institut d’études politiques (Iep), presso l’Ecole nationale d’administration (l’ente che rappresenta l’inizio della formazione politica in Francia). Dopo la laurea in filosofia, conseguita nel 2004, la sua carriera inizia nell’amministrazione statale come vice-ispettore alle Finanze e nel 2008 entra a far parte della Commissione Jacques Attali, una sorta di think tank voluto dall’allora presidente di destra Nicolas Sarkozy, con l’obiettivo di individuare strategie utili a rilanciare la crescita economica del paese. Una volta esaurito l’incarico, Emmanuel Macron cambia strada e accetta un posto nell’alta finanza. Entra così in Banque Rothschild, della quale diventa in breve un alto dirigente, concludendo nel 2012, un accordo da nove miliardi di euro tra la Nestlé e il gruppo Pfizer, rimasto negli annali della banca d’affari: come ricorda il quotidiano Le Monde, “il soprannome di ‘banchiere di Rothschild’ non lo abbandonerà più”.
Anche per via degli stipendi galattici intascati nel corso dell’esperienza nella finanza: 2,4 milioni in soli 18 mesi, secondo le informazioni riferite dalla tv Bfm.

Emmanuel Jean-Michel Frédéric Macron (Amiens, 21 dicembre 1977) è un funzionario e politico francese che ha ricoperto la carica di ministro dell’economia, dell’industria e del digitale dal 2014 al 2016, nel secondo governo Valls. Il 7 maggio 2017 viene eletto Presidente della Repubblica francese, ruolo che ha assunto il successivo 14 maggio, subentrando a François Hollande.

Per chi ha poca dimestichezza con il sistema politico francese, questo possiede una repubblica semi-presidenziale. La Costituzione della “Quinta repubblica” dichiara come il paese sia “una repubblica indivisibile, laica, democratica e sociale“. La Costituzione prevede la separazione dei poteri e proclama il legame della Francia ai diritti dell’uomo e ai principi di sovranità nazionale come definiti dalla Dichiarazione del 1789.

L’installazione di Macron, avviene in un contesto dove le istituzioni francesi seguono il principio classico della separazione dei poteri tra legislativo, esecutivo e giudiziario. Il presidente è in parte responsabile della gestione del potere esecutivo, ma dirigere l’attività di governo il primo ministro. Sebbene quest’ultimo sia di nomina presidenziale, deve ricevere la fiducia dall’Assemblea nazionale, ossia la camera bassa del Parlamento. Il primo ministro è quindi espresso dalla maggioranza all’Assemblea nazionale, che non necessariamente appartiene al medesimo schieramento politico del presidente. In Francia il Parlamento è composto dall’Assemblea nazionale e dal Senato: il primo approva le leggi e il bilancio dello Stato, controllando l’operato del potere esecutivo attraverso interrogazioni e costituendo commissioni d’inchiesta (il controllo sulla costituzionalità delle leggi è devoluto al Consiglio costituzionale, i cui membri sono nominati dal presidente della Repubblica e da quelli di Assemblea nazionale e Senato). Fanno parte del Conseil anche gli ex presidenti della Repubblica. Il potere giudiziario si divide tra la giurisdizione ordinaria (che cura i casi civili e penali) e quella amministrativa (che giudica i ricorsi contro i provvedimenti amministrativi). L’ultima istanza della giurisdizione ordinaria è la Corte di cassazione, mentre la suprema corte amministrativa è il Consiglio di Stato. Esistono diverse agenzie indipendenti, come organismi che svolgono attività di controllo contro gli abusi di potere. La Francia è uno Stato unitario, ma gli enti locali (régions, départements e communes) hanno diverse attribuzioni, il cui esercizio è tutelato dalle ingerenze del governo centrale.
Questa brevissima descrizione dell’apparato statale è fondamentale per capire le funzioni di Emmanuel Macron all’Eliseo e le promesse effettuate in campagna elettorale. Se si pone la lente d’ingrandimento sulla sanità e istruzione il leader di “En Marche!”, ha in mente il rimborso al 100% delle spese per occhiali, apparecchi dentali e auditivi da qui al 2022. Un piano da 5 miliardi che prevede anche il raddoppiamento delle case di cura sul territorio, per sopperire al fenomeno dei “deserti medici”. Per quel che riguarda l’istruzione, Macron vuole riformare la scuola investendo di più sulle periferie e pagando meglio gli insegnanti. Promette la creazione da 4.000 a 5.000 cattedre e di ristabilire le classi bi-lingue. Per la cultura invece propone un assegno da 500 euro per gli under 18, finanziati dallo Stato e dalle grandi multinazionali.
Sul tema dell’etica – molto caro ai francesi – il trentanovenne presidente della Repubblica crede che non esista un unico modello che rappresenti la famiglia “reale”. In campagna elettorale asserisce: «Le famiglie sono sempre più diverse: è necessario riconoscere e permettere a tutti di vivere le responsabilità dei genitori». Per questo spiega che difenderà il matrimonio per tutti, che si batterà contro l’omofobia quotidiana, in particolare nei luoghi di lavoro, moltiplicando le operazioni di controllo a campione (“test”) e individuando le società offensive in tal senso (“name and shame”). Macron promette di garantire la partecipazione della Francia ad un’iniziativa internazionale per la lotta contro il traffico e la mercificazione delle donne coinvolte dal fenomeno della surrogazione di maternità nel mondo. Il leader centrista vuole, inoltre, concedere il riconoscimento giuridico ai figli nati da maternità surrogata all’estero.
Macron nel 2007, è sposato con Brigitte Trogneux, (nata ad Amiens il 13 aprile 1953 e sua ex-insegnante di lettere e latino al liceo di Amiens) con cui aveva intrecciato una relazione a sedici anni. Brigitte è diventata sua moglie dopo aver divorziato dal precedente marito (2006), il banchiere André Louis Auzière, dal quale aveva avuto tre figli, ed è nonna di sette nipoti. Dunque l’ex banchiere Macron ha dato nel suo programma politico molto rilievo all’essere femminile.
Per il leader francese si tratta di una lotta culturale e interessa tutti i settori della vita. L’ex ministro del governo Valls, si pone come primo obiettivo quello di aiutare le donne a conciliare vita familiare e vita professionale attraverso, ad esempio, la creazione di un unico congedo di maternità garantita per tutte le donne indipendentemente dal loro status. Il candidato di “En Marche!” rivendica il diritto per le donne di poter vivere del loro lavoro e propone di accelerare la parità professionale e salariale nelle grandi aziende.
Altro tema scottante è quello dell’immigrazione, correlata al terrorismo in Francia: Macron ha promesso di occuparsi delle richieste di asilo nei primi sei mesi della sua presidenza e crede che la Francia debba essere un luogo dove i rifugiati sono i benvenuti. È contrario a chiudere i confini, ma afferma che occorre essere più severi con i controlli sull’immigrazione, non approfondendo come intervenire. Il francese ha elogiato il ruolo della cancelliera tedesca Angela Merkel nella crisi dei migranti e crede che la Francia dovrebbe fare di più. Vuole lavorare a stretto contatto con l’Europa per risolvere il problema e non vuole affatto rifuggire simili discussioni
«In tema di sicurezza, efficienza deve essere la parola d’ordine (…) dobbiamo disporre di leggi e servizi di intelligence che conducano una lotta efficace contro il terrorismo (…) dobbiamo anche essere efficaci contro la criminalità in tutte le sue forme. Il crimine affligge la vita quotidiana di coloro che lo subiscono. Solo un modello di polizia rinnovata, presente sul campo e ovunque sul territorio, ridurrà il crimine e migliorerà i rapporti con i cittadini», ha affermato in una recente intervista. 
 
Macron ha dichiarato come l’ecologismo sia una dei tre perni su cui poggia il suo movimento, assieme alla cultura social-democratica e quella liberale. L’ambizione del giovane candidato è rendere la Francia un leader mondiale nella ricerca in materia di transizione ecologica: intende quindi rispettare i trattati di Parigi, eliminando le centrali a carbone entro cinque anni e impedendo lo sfruttamento di nuove fonti energetiche da idrocarburi. Di contro prevede di raddoppiare la potenza ricavata da fonti rinnovabili in un quinquennio, anche grazie al piano di investimento da 50 miliardi di euro. Il candidato francese ha inoltre dichiarato guerra ai pesticidi e vuole promuovere l’acquisto di automobili a basse emissioni, grazie ad un bonus all’acquisto di 1000 euro.
Sicuramente il suo primo scivolone politico è arrivato dal settore militare: la “Grande Muette” ha detto una parola di troppo. L’armata francese è “muta” dal 1848, quando venne introdotto il suffragio universale maschile, con l’eccezione dei militari: fu negata loro l’espressione nelle urne per non sguarnire la difesa della nazione. Nel 1945 il generale De Gaulle attribuì anche ai soldati il diritto di voto, ma il soprannome è rimasto. I militari sono chiamati a obbedire, in silenzio, al potere politico. Il generale Pierre de Villiers, molto stimato dai francesi come capo di Stato Maggiore delle forze armate transalpine, protestava da mesi contro i tagli al budget della Difesa e ha pronunciato una frase di troppo.
Il 19/07/2017 ha presentato le dimissioni, le quali sono state subito accettate. Davanti ai deputati della commissione di Difesa, mercoledì scorso De Villiers ha spiegato che gli 850 milioni di risparmi (secondo altri calcoli un miliardo) non avrebbero permesso alle forze armate di svolgere le crescenti missioni alle quali sono chiamate. “Non mi farò ingannare”, ha apostrofato il Capo di Stato Maggiore francese. L’udienza è avvenuta a porte chiuse, ma lo sfogo del generale è arrivato al Presidente Macron, il quale alla vigilia della parata militare del 14 luglio, ha tenuto al ministero della difesa un discorso durissimo rivolto ai vertici militari: “Non è dignitoso portare certi dibattiti sulla piazza pubblica” ha asserito stizzito il leader di “En Marche!” – e continuando conclude – “Non ho bisogno di alcun commento. Sono il vostro capo”.

Domenica 16 luglio Macron insiste nuovamente: “Se qualcosa oppone il capo di Stato Maggiore al presidente della Repubblica, il capo di Stato Maggiore cambia”. Così a 61 anni Pierre de Villiers – da 43 anni nell’esercito e dal 2014 massima autorità militare del Paese – si è dimesso sostenendo di non essere più in grado di “garantire la protezione della Francia e dei francesi”.

Infatti i militari di uno degli eserciti più importanti del vecchio continente, sono chiamati già da troppo tempo a “fare uno sforzo” cioè a risparmiare, proprio quando sono in prima linea in patria, con l’operazione “Sentinelle” di protezione dal terrorismo, e all’estero con le missioni nel Sahel e in Siria e Iraq. Attualmente le forze armate francesi sono al 130% del loro utilizzo, per riprendere il dimissionario De Villiers che lamentava anche l’equipaggiamento troppo vecchio dei soldati che dovevano “come Démerde” letteralmente “arraggiarsi”. Al suo posto è stato nominato il 54enne François Lecointre, l’eroe di Sarajevo contro i Serbi nel 1995.

Pierre Le Jolis de Villiers Saintignon (Boulogne, 26 luglio 1956) è un militare francese, generale capo di Stato Maggiore dell’esercito francese dal 15 febbraio 2014 al 19 luglio 2017.

Un evento che certamente stride con i primi propositi del nuovo presidente, il quale in campagna elettorale aveva proposto un aumento del budget dedicato alla Difesa pari al 2% del PIL (che è tra l’altro l’obiettivo NATO), e di riformare lo stato maggiore, rendendolo direttamente dipendente al consiglio di difesa, una sorta di consiglio dei ministri ristretto con la partecipazione del Presidente della Repubblica.
Sul tema della sicurezza, Macron vuole creare 10.000 posti di lavoro in più nella polizia, ripristinando la figura del poliziotto di quartiere “police de sécurité quotidienne” che era stata soppressa da Nicolas Sarkozy. Non è invece prevista una riforma del sistema giudiziario, ma la creazione di 15.000 posti in più per i detenuti nelle carceri di tutto il Paese. Il tema del carcere sembra – data la minaccia terroristica – essere molto rilevante per Macron, che vuole aumentare i posti disponibili nelle carceri francesi: 15.000 in più durante i 5 anni di presidenza, cioè un quarto più degli attuali per poter garantire che almeno l’80% dei detenuti sia in una cella individuale. Inoltre è prevista la creazione di centri penitenziari esclusivi per i foreign fighters. Questa proposta viene fatta, probabilmente, alla luce della capacità dei fondamentalisti di reclutare in carcere, un problema comune nel sistema penitenziario francese che preoccupa abbastanza l’intelligence transalpina. Riguardo proprio la lotta al terrorismo, Macron ritiene indispensabile potenziare i servizi di intelligence: proponendo la creazione di un’unità speciale permanente anti-Isis, comporta da 50-100 agenti, che coinvolga i servizi segreti principali, sotto la supervisione del Presidente della Repubblica. «Creeremo uno staff permanente che pianifichi le operazioni di sicurezza interna e che si combinerà ai servizi e al personale dei Ministeri dell’Interno e della Difesa, e vedrà in alcuni casi la partecipazione dei Ministeri dei Trasporti, Salute e Industria».
Il banchiere prodigio di Banque Rothschild, riuscirà a migliorare il paese? Domanda di difficile risposta: attendiamo gli esiti.

 

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