31 Gen Tiepolo e il dominio della luce a Würzburg
[vc_row css_animation="" row_type="row" use_row_as_full_screen_section="no" type="full_width" angled_section="no" text_align="left" background_image_as_pattern="without_pattern" css=".vc_custom_1470495202139{padding-right: 8px !important;}"][vc_column css=".vc_custom_1470402358062{padding-top: 30px !important;padding-right: 20px !important;padding-left: 20px !important;}"][vc_separator type="normal" color="black" css=".vc_custom_1470414286221{margin-top: -5px !important;}"][vc_column_text css="" el_class="titolos8"]di Giuseppe Baiocchi del 31/01/2026
[/vc_column_text][vc_column_text css=".vc_custom_1769881537200{padding-top: 35px !important;}" el_class="titolos6"]Non vi è altro monumento nella storia dell’arte europea, in cui il rapporto tra l’irrilevanza del committente e l’importanza dell’opera sia così sbilanciato. Alludo al soffitto dello scalone monumentale della Reggia dei Principi-Vescovi di Würzburg, nella capitale della Franconia. Sebbene il Palazzo vide l’inizio dei lavori nel 1720 sotto il Vescovo Johann Philipp Franz von Schönborn (1673 - 1724) e la direzione dell’architetto tedesco Johann Balthasar Neumann (1687 - 1753) – il suo proseguimento continuò sotto Friedrich Karl von Schönborn-Buchheim, con il completamento della grande corte d’onore esterna, la Cappella Palatina (dell’architetto austriaco, allievo di Carlo Fontana, Johann Lucas von Hildebrandt (1668 - 1745), il grande scalone di rappresentanza e il giardino frontale alla residenza –, fu nel 1751 (dopo un periodo di fermo) che la Würzburger Residenz ebbe la nuova e definitiva consacrazione.
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L'edificio ha una pianta grosso modo rettangolare, lunga 167 metri e larga 97, con un ampio spazio riservato al giardino in direzione della città. Il complesso ha la tipica struttura a "U" e racchiude al proprio interno quattro diversi cortili nelle ali laterali e due minori nella parte centrale, oltre ad una serie di edifici esterni al palazzo stesso che servivano per accogliere gli uffici della diocesi. L'intera struttura è formata da 400 stanze. Nell'ala sud-occidentale della Residenz si trova la Hofkirche, una vera e propria chiesa costruita in stile barocco con stucchi e pulpito di artisti italiani. All'esterno dell'edificio si trova un enorme giardino, chiamato Hofgarten, anch'esso progettato secondo i dettami del XVIII secolo.[/caption]
Edificato con una dimensione e ambizione degna di Versailles, i proventi per il rinnovo, provennero da uno degli episodi di corruzione più eclatanti dell’epoca: il responsabile dell’Amministrazione patrimoniale dei Principi-Vescovi fu scoperto nel sottrarre una incredibile quantità di denaro alla curia del luogo. Il saggio Principe-Vescovo Karl Philipp von Greiffenclau zu Vollraths (1690 - 1754) per evitare uno scandalo pubblico ed un danno di immagine irreversibile agli occhi del popolo, risolse la comatosa vicenda facendosi restituire l’intera somma e riversando tale denaro per far affrescare la Sala Imperiale e la Scala Regia già menzionata. Greiffenclau zu Vollraths non bada a spese: in questa corte “rinascimentale” ancien régime chiama i due migliori artisti dell’epoca: i veneziani Zuan Batista Tiepolo (1696 - 1770), suo figlio Giandomenico Tiepolo (1727 - 1804) Contravvenendo ad un principio veritiero dove il Tiepolo va ammirato “a casa sua”, qui l’artista impone il viaggio, lo spostamento, la scoperta, con il viso rivolto in alto, ad ammirare il dominio della luce di Würzburg. Tiepolo quel viaggio (che si svolge tra il 1750 e il 1753 e che fu favorito dai mercanti tedeschi che commerciavano a Venezia) lo fece davvero e lo fece risolutamente con i mezzi dell’epoca, essendo pagato a peso d’oro: partiva con il cuore pesante sapendo che la Repubblica di Venezia (697 - 1797) era al suo tramonto, alla sua eclissi e dunque non rimaneva altro che andare in giro, come raminghi della storia dell’arte. Certamente il risultato lascia a bocca aperta, poiché in questo capolavoro straordinario, mai Tiepolo è pienamente Tiepolo così come a Würzburg: l’opera d’arte più importante di tutto il Settecento europeo.
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Il Salone Imperiale, restaurato nel 2009, ospita affreschi di Giovanni Battista Tiepolo.[/caption]
Inizialmente egli doveva affrescare le pareti e il soffitto della Sala da Pranzo della Reggia che fu detta poi la “Kaisesaal”, la Sala Imperiale per i soggetti imperiali che furono imposti alla fantasia del pittore. Quella sala è uno spazio strano, poiché scaleno e Tiepolo si trova ad affrescare dei triangoli di muro lasciati scoperti dall’architetto decoratore di grandissimo ardimento Balthasar Neumann, già architetto militare, scenografo, ufficiale d’artiglieria e soprattutto il più grande architetto del rococò tedesco. Nel soffitto della sala e in questi triangoli, lasciati liberi da una rigogliosissima partitura di stucchi dorati, Tiepolo riscrive la storia feudale di Würzburg con matrimoni imperiali e investiture di Principi-Vescovi, ma per l’artista il passato è immaginabile unicamente nel suo dorato Cinquecento veneto e dunque i fatti del medioevo tedesco, prendono forma, rivestiti dalla luce delle ville palladiane, con vestiboli che accettano la sfida delle colonne surreali della Pala Pesaro di Tiziano (1519 - 26) in Santa Maria Gloriosa dei Frari a Venezia: la città veneta è trasportata in Germania, ottenendo uno straordinario e strepitoso successo. Passa il primo inverno e Tiepolo che non può affrescare in quel momento, dipinge le Pale d’altare della Cappella della Reggia e poi arriva la svolta; il Principe-Vescovo Karl Philipp chiede a Tiepolo un lavoro che non era stato minimamente concordato, qualcosa che nasce con l’intesa umana tra i due: affrescare la volta smisurata (650 mq) del grandissimo scalone regio, il più grande dell’epoca in Europa. Lo spazio architettonico che il pittore veneto si appresta a dipingere è un autentico capolavoro dell’architetto Neumann: si tratta di uno spazio infinito che si scopre a poco a poco salendo la scala. La prima impressione dello spettatore appena entra nella Reggia è un vestibolo relativamente scuro e con un soffitto basso, con l’architetto che gioca spiazzando lo spettatore: luogo di poca luce e poca aria, è una provocazione che verrà risolta ribaltando la situazione in cui lo spettatore di lì a poco verrà immerso in uno spazio infinito, imbevuto di una luce assoluta. Si sale la prima singola rampa di scale e in alto man mano che si sale si allarga una visione terrificante: una donna selvaggia coronata di piume cavalca uno smisurato alligatore.
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Per la celebre scalinata a volta senza colonne di von Neumann, il veneziano Giovanni Battista Tiepolo realizzò l'affresco del soffitto raffigurante i quattro continenti nel 1752/53. Con i suoi 18 x 30 metri, il dipinto è uno dei più grandi affreschi a pannello singolo mai realizzati. In totale, oltre 40 stanze del palazzo sono aperte ai visitatori, ospitando una ricchezza di mobili, arazzi, dipinti e altri tesori d'arte del XVIII secolo.[/caption]
Quando si arriva al primo piano, al “ballatore” o pianerottolo intermedio, chi sale si trova di fronte un muro, poiché Neumann vuole stupire ancora e forza il percorso: ci si deve per forza voltare e girandosi il visitatore si troverà di fronte due rampe di scale. La scala dunque raddoppia, bisogna scegliere o l’imbocco a destra o quella a sinistra e mentre si prosegue verso il piano nobile la luce aumenta e mentre questa lenta, larga e piana scala scorre sotto i passi del visitatore appare un’altra visione, molto più rassicurante, molto più coltivata. Tiepolo affresca una corte europea: sembra di essere arrivati al cospetto del Principe-Vescovo e in effetti lo vediamo circoscritto in una cornice di alloro tonda volare sopra la nostra testa. La grande Scala di rappresentanza ha una illuminazione complicata che Tiepolo deve aver studiato nel più minuto dettaglio: ha cinque finestroni a Nord, tre a Ovest, tre a Est e nessuna finestra a Sud; la volta è a sesto ribassato e quindi è illuminata da una luce morbida: più ricca e fredda da nord, che ha determinato i colori squillanti del cornicione da quel lato; invece una luce che entra al tramonto da Ovest, scalda la sala, esaltando la scala cromatica dei colori caldi. I colori seguono le condizioni di luce, nelle stagioni e nelle ore del giorno: è un caleidoscopio in movimento che non può mai essere visto una volta e per sempre, ma il recarsi in reggia in stagioni diverse o in ore diverse del giorno porta a conoscere opere che ci sembrano completamente diverse: è un’opera cangiante, che non ha un volto solo. Un altro elemento che colpisce è che l’affresco è talmente smisurato, che è impossibile vederlo nel suo complesso; nonostante la fotografia moderna ci permetta – con il grandangolo – di avere una visione d’insieme dell’opera, in realtà l’affresco rimane inconoscibile nel suo insieme. Si osserva muovendosi, va visto nella sua parzialità, va visto nella sua asimmetria, non esiste un centro, non esiste una possibilità di una lettura unitaria. Tiepolo calcola e immagina un visitatore in movimento sia sulle scale, sia sul piano di arrivo del grande scalone. Lo spettatore è indotto a muoversi per cogliere i giochi di luce e di ombra, per cogliere il movimento delle incredibili nuvole colorate che lo sovrastano e che sembrano muoversi, sospinte dal vento: nuvole che sono in fondo le vere protagoniste di un soffitto che non ha un vero e proprio profilo narrativo.
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L'affresco sul soffitto della tromba delle scale della Residenza di Würzburg, pareti nord, ovest ed est raffiguranti l'Africa, l'Asia e una vista verso l'America.[/caption]
La luce inoltre non è soltanto l’unica condizione di visione, ma lo è anche il tema iconografico dell’opera, poiché la prima cosa che si vede sopra all’Europa, è una donna, molto rassicurante, di corte che vediamo arrivando e al sommo della scala c’è Apollo, il Dio della luce che diffonde la luce del sole sui quattro continenti. Questo è il tema dell’affresco: la luce del sole che illumina il mondo e in questo quadro idilliaco il ritratto del Principe-Vescovo Karl Philipp Greiffenclau zu Vollraths viene portato in trionfo nel cielo. Il ritratto del Vescovo viene sostenuto da un grifone: un gioco di parole, poiché in tedesco “Greifen” vuol dire preda e il ritratto sembra quasi aver timore del suo stesso animale araldico che sembra lacerarne il ritratto, come se Tiepolo si volesse dimostrare consapevole della caducità della fama di questo governatore di provincia che sarebbe stato cancellato dalla storia, se non avesse avuto l’intelligenza di far lavorare il veneziano, il quale poco tempo dopo ad un giornale veneto affermò come “gli artisti devono lavorare per i signori grandi e ricchi”. Sembrava una dichiarazione di totale sottomissione al potere e al denaro, ma poi aggiunge “perché sono gli unici che possono consentire agli artisti di poter rappresentare le loro grandi idee”: in fondo non è l’artista che serve al mecenate, ma è il mecenate al servizio dell’artista. Sul cornicione Sud, sul quale è dipinta l’Europa e la sua corte, vediamo anche l’allegoria della pittura stessa: Tiepolo decide di rappresentare l’Europa attraverso le arti, con un concerto cinquecentesco veronesiano, una bella villa e poi le arti sorelle. Il pittore raffigura anche l’architetto della reggia Neumann, morto da pochi mesi, con il quale Zuan Batista (italianizzato Giambattista) doveva aver stretto una amicizia, rappresentato in uniforme militare con uno sguardo profondo e penetrante sdraiato su una bombarda, vivissimo egli guarda le profondità del cielo di Tiepolo con un cane da caccia che lo annusa come se fosse ancora in vita. Poi c’è la scultura, rappresentata da un ritratto in piedi a figura intera del più grande stuccatore di gusto rococò dell’Europa centrale, il ticinese Antonio Giuseppe Bossi (1699 - 1764), che aveva lavorato alla decorazione della reggia. Come di consueto accade, anche qui Tiepolo si immortala, ma questa volta senza parrucca, con un abito da lavoro che contrasta con suo figlio Giandomenico appena dietro di lui, che invece indossa un abit con cipria e parrucca: la vanagloria ottimistica della gioventù e la consapevolezza sprezzante invece della maturità del padre; dietro di loro una visione di una delle cupole della residenza stessa, dove il contenitore architettonico dipinto crea un gioco di esterni ed interni e si intravede la finestra dei quartieri in cui Tiepolo viveva e intorno a loro, c’è un ponteggio, con un tavolato di legno malandato: sono i ponteggi su cui Tiepolo stesso aveva affrescato, creando una rappresentazione anche concreta e realistica, autoironica della condizione materiale dell’artista.
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I Quattro Continenti: L'Europa.[/caption]
Questa è l’Europa, questa è l’arte, questa è la piccola cerchia degli artefici che si includono dentro la rappresentazione, ma gli altri tre cornicioni sono popolati da figure assai meno tranquillizzanti. I continenti sono rappresentati non più da una regina in trono, ma come delle creature dalla bellezza straordinaria e selvagge allo stesso tempo: vi ho già parlato dell’America che cavalca un alligatore, questa bellissima donna pellirosse, la quale viene affiancata incongruamente da un paggetto veneziano che le porge una tazza di porcellana cinese colma di cioccolata fumante, quest’ultima infatti veniva dal Nuovo Mondo; accanto in tutta tranquillità una tribù di cannibali arrostisce delle teste umane, probabilmente delle teste di colonizzatori bianchi. Qui in uno dei dettagli più belli di tutto lo scalone, un artista occidentale, forse lo stesso Tiepolo, si inerpica per spiare i cannibali – con eleganti scarpe a punta del tutto inappropriate al compito – con una marsina rossa e scivola, con i suoi piedi che finiscono nel vuoto, rischiando di far cadere l’artista curiosone, il personaggio sembra un inviato speciale in una zona di guerra, richiamo ironico e geniale al ruolo dell’artista come fonte e filtro della conoscenza del mondo attraverso la pittura.
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Karl Philipp introdusse un nuovo regolamento per le parrocchie della diocesi di Würzburg e ne regolò l'amministrazione, oltre a riportare in auge gli studi di farmacia e fisica nella città. In questo senso si fece promotore dell'università di Würzburg, aumentando anche i salari dei professori e stabilendo cattedre per nuove materie, prevalentemente di indirizzo scientifico.[/caption]
L’Africa su di un cammello, circondata da mercanti, fumatori di pipa, commercianti di perle, dalla personificazione del Nilo, da uno struzzo insediato da un macaco che cerca di strappargli una piuma con il primate che è pericolosamente aggrappato al cornicione; l’Asia che incede su di un elefante e qui Tiepolo inverte la tradizione nella quale il cammello era associato all’Asia e l’elefante all’Africa: il pittore veneto usa i repertori iconografici per confondere e stupire lo spettatore. L’Asia è caratterizzata dalla caccia alla tigre, una scena di una carica emotiva straordinaria, che ci trasporta immediatamente in paesi lontani. C’è il drammatico commercio degli schiavi, corpi nudi in catene, c’è il golgota, il colle della crocifissione in Asia ed accanto vi sono scene grottesche di orientali e poi un gruppo particolarmente ermetico che si raduna intorno ad un obelisco dove cresce del muschio: è l’idea intrigante che l’Asia sia in fondo la culla della storia con la Mesopotamia, la terra fra due fiumi, poi la coscienza storica, Erotodo, la Grecia e dunque si nota anche una iscrizione con un alfabeto inesistete, poiché Tiepolo evoca tutto un palinsesto di storia dell’umanità e di natura. Come ho scritto non si può descrivere questa volta, se non disgregandola in una serie infinita e cangiante di particolari e di figure, di scene e cambi di tono, dove il tragico e il comico si uniscono: è il mondo nella sua complessità in cui Tiepolo racchiuse i quattro continenti nella Reggia di questo Principe-Vescovo, ultimo retaggio della gloria medievale di Santa Romana Chiesa. In fondo la grandezza di questa opera risiede nell’incantata leggerezza con cui Tiepolo non si cura più di parlare la lingua dei simboli terribili messi a punto in secoli di retorica del potere, ma preferisce invece smaterializzare tutto in questo oceano di luce che eternamente reagisce con il cambio delle ore e delle stagioni.
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I Quattro continenti: L'Africa.[/caption]
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I Quattro continenti: l'Asia.[/caption]
E quindi torniamo al suo viaggio con il cuore pesante: Tiepolo, con questi sentimenti, nel dipingere la volta dello scalone, si rende ormai conto di arrivare alla conclusione della grande stagione della storia dell’arte italiana, con l’Europa che sta scivolando verso l’imbuto della Rivoluzione Francese, che sembrerà spazzare via il vecchio mondo e quell’oceano di luce di memoria e tradizioni, ma in alcune giornate di luce brillante, l’affresco del Tiepolo sembra invitare alla danza, ancora una volta, dove leggerezza e liberazione ci fanno cogliere il traguardo di una lunga ed eroica storia figurativa.
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I Quattro continenti: l'America.[/caption]
Per approfondimenti:
_Alpers S., Baxandall M., Tiepolo e l’intelligenza figurativa, 1996, Einaudi.

Ritratto di Winckelmann è un dipinto del 1764 di Angelica Kauffmann . È stato prodotto a Roma e mostra il noto archeologo e storico dell'arte Johann Joachim Winckelmann che legge un libro, che poggia su un bassorilievo raffigurante le Tre Grazie . È firmato in basso a destra dall'artista ed è ora al Kunsthaus di Zurigo.
Pierre-Henri de Valenciennes - L'antica città di Agrigento 1787.
Charles-Melchior Descourtis (1753 - 1820), Il giovane Darruder. Il tamburino Darruder vendica suo padre ucciso dai vandeani, nella battaglia di Fougères, nel 1793.
Anne-Louis Girodet de Roussy-Trioson, Jacques Cathelineau, olio su tela del 1825 è alto 2,20x1,50m.
Léon Cogniet “il principe di Talmont Antoine-Philippe de La Trémoille”, olio su tela del 1825.
A sinistra possiamo osservare due particolari del dipinto di Thomas Degeorge, "La morte di Bonchamps", olio su tela del 1828. A destra una foto del sepolcro del generale nella chiesa di Saint-Florent-le-vieil, capolavoro dello scultore David d’Angers.
Julien Le Blant,“Esecuzione del generale Charette a Place de Viarmes a Nantes, marzo 1796”, un olio su tela, del 1883, alto 1,60 m. e largo 2,80 m.
Julien Le Blant, “Morte del generale d’Elbee” olio su tela del 1878. A destra la poltrona dell'esecuzione del generale con ancora i fori di proiettile del 1794. Si trova anch'essa presso il museo di Noirmoutier.
Jules Girardet, Generale Lescure, ferito, attraversala Loira a Saint-Florent”, un olio su tela del 1882.
Paul-Émile Boutigny “Henri de La Rochejaquelein combatte a Cholet (1793)”, olio su tela del 1899.


Rudolf Wittkower (Berlino, 22 giugno 1901 – New York, 11 ottobre 1971) è stato uno storico dell'architettura, storico dell'arte e saggista tedesco.
Speculum Iustitiæ: Olio su specchio e legno dorato, perle ed incisioni a bulino, 200 X 120 cm, 2018. Collezione privata. Image copyright © Archivio Luciano e Marco Pedicini.
San Nicola di Bari schiaffeggia l'eresiarca Ario (particolare). Olio su tela, 100 X 120 cm, 2016. Image copyright © Archivio dell'Arte / Luciano Pedicini.
San Francesco d'Assisi ricevuto da papa Innocenzo III (particolare). Olio su tela, 199 X 165 cm, 2016. Trani, Chiesa di San Francesco d'Assisi. Image copyright © Archivio dell'Arte / Luciano Pedicini.
Amoris laetitia. San Giovanni Battista ammonisce l'adulterio di Erode Antipa ed Erodiade (particolare). Olio su tela, 100 X 150 cm, 2017. Bari, Collezione privata. Image copyright © Archivio Luciano e Marco Pedicini.
Pio VI Pontefice Massimo (particolare). Olio su tela, 90 X 70 cm, 2016. Bruxelles, Collezione privata. Image copyright © Archivio dell'Arte / Luciano Pedicini. Pio VI dopo essere stato rapito dai giacobini francesi, trascorse l'ultima porzione della sua dura carcerazione, per essersi opposto al potere dell'anti-Cristo Napoleone, a Valence-sur-Rhône in Francia. Il 19 agosto Pio VI si ammalò gravemente. Morì nel pomeriggio del 29 agosto. Il suo corpo rimase insepolto per ordine delle autorità comunali giacobine. Il 29 gennaio 1800 Pio VI fu sepolto, come un comune cittadino, nel cimitero civico. Sulla cassa fu scritto: «Cittadino Giannangelo Braschi - in arte Papa». Dopo quasi due anni il nuovo pontefice, Pio VII, riuscì a persuadere il municipio a consegnargli le spoglie. Il corpo venne riesumato il 24 dicembre 1801. La salma fu imbarcata a Marsiglia per Genova e fu esposta più volte alla venerazione dei fedeli. Giunta a Civitavecchia il 10 febbraio 1802, ottenne finalmente le esequie ufficiali il 17 febbraio, in una cerimonia presieduta dallo stesso Pio VII. Il giorno dopo, la salma del pontefice ricevette degna sepoltura nella Basilica di San Pietro. Per decreto di papa Pio XII, nel 1949, i resti di Pio VI vennero spostati dalla Cappella della Madonna di San Pietro nelle Grotte Pontificie, posti in un antico sarcofago romano di marmo ritrovato durante gli scavi. Sopra la sua tomba, appesa al muro, venne posta una lapide con la seguente iscrizione: «I resti mortali di Pio VI, consumati in un ingiusto esilio, per ordine di Pio XII vennero deposti in una degna e decorosa collocazione, illustre per arte e storia, nel 1949».
Ecce Ancilla Domini (particolare). Olio su tela, 110 X 170 cm, 2014. Image copyright © Archivio dell'Arte / Luciano Pedicini.
Callisto Piazza da Lodi (1500-61) - Gruppo musicale (particolare).
Callisto Piazza, San Giorgio e la principessa (particolare), dipinto murali in Santa Maria del Restello, Erbanno.
Callisto Piazza, Madonna con il Bambino tra i Santi Giovanni Battista e Gerolamo XXIII (particolare), Tempera su pannello, 1526.[/caption]
Hermann Göring nel 1917, in uniforme della Luftstreitkräfte durante la Grande Guerra.
Una pagina del Catalogo Goering. Nelle caselle, da sinistra: il numero dell’opera, per ordine d’acquisizione, il titolo e l’autore, la descrizione dell’opera, la sua provenienza e infine il nuovo luogo di esposizione.[/caption]
Tiziano Vecellio, «Danea» (1545). I temi pagani e mitologici erano molto amati da Goering. Questo splendido quadro del Tiziano si trovava in camera sua.
Interni del Carinhall: residenza principesca fatta costruire da Göring negli anni trenta in onore della sua amante svedese, Carin von Fock, che per lui abbandonò sia il marito che il figlio.
Adolf Hitler regala «La bella falconiera» di Hans Makart a Hermann Göring.
Claes Oldenburg, Nelson-Atkins Museo d'arte, Kansas City (Stati Uniti).
Un esempio di Cracking art (Arte incrinata) in una villa cinquecentesca italiana. Da notare come la visuale ed il conseguente giardino siano stati oggettivamente imbruttiti da tali installazioni.
Cracking Art: installazione sulle terrazze del Duomo di Milano. Osservare la stocasticità delle installazioni, completamente fuori contesto con l'ambiente storico e soprattutto la mancanza di rispetto verso l'elemento religioso.
Il movimento della Transavanguardia creato da Bonito Liva (da sinistra a destra): Sandro Chia, Enzo Cucchi, Francesco Clemente, Nicola De Maria e Mimmo Paladino.
Gino de Dominicis (Ancona, 1º aprile 1947 – Roma, 29 novembre 1998) è stato un artista italiano.
La Calamita cosmica è una scultura di Gino De Dominicis, realizzata in segreto nel 1988 e conservata nella ex chiesa della Santissima Trinità in Annunziata a Foligno (Umbria).
Girolamo Romani, detto il Romanino (Brescia, 1484 – 1562), è stato un pittore italiano.[/caption]
Pala di Santa Giustina - Padova, Musei civici agli Eremitani.
Il pannello illustra uno dei più famosi episodi biblici. Il Romanino, che ha affrescato la navata centrale del Duomo di Cremona illustrando le Storie della Passione di Cristo, ha però calato la scena in un contesto rinascimentale: la struttura architettonica che fa da sfondo e i costumi dei personaggi che animano l'affresco sono infatti di gusto cinquecentesco. La coppia di uomini nell'angolo sinistro sfoggia un particolare completo: l'ampio soprabito in damasco nero è forse una schaube, priva però di maniche. Le più miti temperature della penisola italiana permettono abiti smanicati e più leggeri, rispetto a quelli più pesanti visibili nei ritratti fiamminghi. Il taglio smanicato e scampanato della schaube, mette in mostra il saione rosso indossato dall'uomo dai capelli grigi. Le maniche lunghe e dritte, la gonna a pieghe lunga fino al ginocchio e il collo orizzontale e squadrato sono i tratti caratteristici di questo indumento maschile. Il saione è molto più lungo e coprente del tradizionale farsetto, motivo per cui gli uomini abbandonano le attillatissime calzebrache, preferendo ora delle più virili calzette, chiuse all'interno di un paio di scarpe a zampa d'orso. Lo scollo basso del saione permette alla camicia, accollata e sempre finemente lavorata, di essere vista. Il bianco della camicia, dell'orlo della gonna e del collo richiama il colore dei guanti, piuttosto insoliti in questa stagione della storia del costume. Un cappello con tesa rovesciata e legata sulla fronte completa il costume del personaggio.