[vc_row css_animation="" row_type="row" use_row_as_full_screen_section="no" type="full_width" angled_section="no" text_align="left" background_image_as_pattern="without_pattern"][vc_column css=".vc_custom_1470402358062{padding-top: 30px !important;padding-right: 20px !important;padding-left: 20px !important;}"][vc_separator type="normal" color="black" css=".vc_custom_1470414286221{margin-top: -5px !important;}"][vc_column_text el_class="titolos8"]di Davide Bartoccini del 10/06/2016[/vc_column_text][vc_column_text css=".vc_custom_1471001797873{padding-top: 45px !important;}" el_class="titolos6"]
Ci sono uomini che, per carisma e fortuna, per puntualità e coraggio, segnano con le proprie vite i loro tempi; e vi sopravvivo in eterno, nella memoria dei posteri e dei posteri che verranno.
È questo il caso di Indro Montanelli, il principe del giornalismo italiano, che per destino o per condanna - proprio lui amava dipingersi come "un condannato al giornalismo", poiché, "non avrebbe saputo fare niente altro" - ci ha raccontato attraverso la sua penna quel mondo così indaffarato nei suoi più imponenti cambiamenti.
Dalle cariche al comando degli àscari nei deserti dell'Abissinia, alla resistenza nel rigido inverno finlandese passato sotto le bombe dell'Armata rossa, dagli amori ampezzani con la principessa Maria Josè, alla condanna a morte per diretto volere delle SS; Montanelli, nato allo scadere della prima decade del XX secolo, si spense nell'estate del primo anno del nostro avveniristico XXI secolo.
Egli è stato testimone invidiabile e narratore puntuale di quel '900: così pieno di conflitti e di cambiamenti, così colmo di ideologie e divisioni, che tutti noi abbiamo studiato nei libri di storia, e che lui, sempre in prima linea, ha abitato con indomabile passione.

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di Francesco Giubilei del 20/06/2016

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Scrivere un libro su Leo Longanesi senza essere influenzati dalla biografia che Indro Montanelli e Marcello Staglieno gli dedicarono nel 1984, oltre che una carenza bibliografica, costituirebbe una grave mancanza nella comprensione del personaggio. Appurato il valore del libro di Montanelli e Staglieno e costatata la presenza di altri testi dedicati alla figura di Longanesi, è lecito domandarsi l’utilità di un'altra biografia sull’intellettuale romagnolo.

[vc_row css_animation="" row_type="row" use_row_as_full_screen_section="no" type="full_width" angled_section="no" text_align="left" background_image_as_pattern="without_pattern"][vc_column css=".vc_custom_1470402358062{padding-top: 30px !important;padding-right: 20px !important;padding-left: 20px !important;}"][vc_separator type="normal" color="black" css=".vc_custom_1470414286221{margin-top: -5px !important;}"][vc_column_text el_class="titolos8"]di Marco Squarcia del 20/06/2016[/vc_column_text][vc_column_text css=".vc_custom_1702301652736{padding-top: 45px !important;}" el_class="titolos6"]
Non si può non amare la letteratura russa, o di tutta l’area caucasica. Ci ha regalato autori di primissimo livello, veri geni e Michail Afanas'evic Bulgakov era fra questi.
Il suo più acclamato e famoso lavoro, “il Maestro e Margherita”, si annovera tra i pilastri del ‘900 e la sua lettura è da consigliare a chiunque. E’ però in tutti i suoi scritti che si nota la forza delle parole, usate con assoluta precisione e ammirevole compostezza.

[vc_row css_animation="" row_type="row" use_row_as_full_screen_section="no" type="full_width" angled_section="no" text_align="left" background_image_as_pattern="without_pattern"][vc_column css=".vc_custom_1470402358062{padding-top: 30px !important;padding-right: 20px !important;padding-left: 20px !important;}"][vc_separator type="normal" color="black" css=".vc_custom_1470414286221{margin-top: -5px !important;}"][vc_column_text el_class="titolos8"]di Primo De Vecchis del 01/07/2016[/vc_column_text][vc_column_text css=".vc_custom_1470941927209{padding-top: 45px !important;}" el_class="titolos6"]
In Italia presso le grandi case editrici (ora come non mai sempre più monopolistiche) vige il mantra recitato dai signori del marketing: «i racconti non si vendono». Ne consegue che di rado vengono pubblicate raccolte di racconti; chi ha racconti nel cassetto cerca di allungarli il più possibile per trasformarli in romanzi, con esiti grotteschi. Eppure la bravura di uno scrittore di razza si basa sulla forma-racconto, che all'estero per fortuna è molto più praticata dagli scrittori e pubblicata dagli editori. Il discorso non muta se parliamo del "racconto fantastico". Molti lo confondono con altri generi, persino con il fantasy; pochi sono andati a scuola dai veri maestri: alcuni credono che tali racconti siano surreali o arbitrari.

[vc_row css_animation="" row_type="row" use_row_as_full_screen_section="no" type="full_width" angled_section="no" text_align="left" background_image_as_pattern="without_pattern"][vc_column css=".vc_custom_1470402358062{padding-top: 30px !important;padding-right: 20px !important;padding-left: 20px !important;}"][vc_separator type="normal" color="black" css=".vc_custom_1470414286221{margin-top: -5px !important;}"][vc_column_text el_class="titolos8"]di Primo De Vecchis del 01/07/2016[/vc_column_text][vc_column_text css=".vc_custom_1470948124948{padding-top: 45px !important;}" el_class="titolos6"]
Esistenza tormentosa e agitata fu quella di Iginio Ugo Tarchetti, scrittore nato a San Salvatore Monferrato nel 1839 e morto prematuramente di tifo a Milano nel 1869. Una vita segnata dalla malattia, la tisi o tubercolosi polmonare, ma anche dalla passione romantica: decise infatti di aggiungere al suo nome quello di Ugo in onore del Foscolo. Nella sua breve vita ci ha lasciato una manciata di racconti, per lo più postumi, e una serie di romanzi, dei quali il più famoso rimane Fosca, pubblicato nel 1869 dall’amico Salvatore Farina, che scrisse anche il capitolo XLVIII, seguendo le indicazioni fornite a voce dallo scrittore ormai morente.

[vc_row css_animation="" row_type="row" use_row_as_full_screen_section="no" type="full_width" angled_section="no" text_align="left" background_image_as_pattern="without_pattern"][vc_column css=".vc_custom_1470402358062{padding-top: 30px !important;padding-right: 20px !important;padding-left: 20px !important;}"][vc_separator type="normal" color="black" css=".vc_custom_1470414286221{margin-top: -5px !important;}"][vc_column_text el_class="titolos8"]di Paolo Cartechini del 20/06/2016[/vc_column_text][vc_column_text css=".vc_custom_1470950127729{padding-top: 45px !important;}" el_class="titolos6"]
Torna in scena la guerra; in particolare la guerra in Iraq. A narrarla è il regista Gianluca Maria Tavarelli in un film indipendente ma ambiziosissimo che si fonde con agilità al linguaggio mitico e tragico.
La pellicola è stata girata in Tunisia del sud, vicino al confine con l’Algeria e prende il titolo da una famosa canzone di Fabrizio de André, “una storia sbagliata”. Questa canzone era stata dedicata dal poeta e cantautore al regista Per Paolo Pasolini e alla sua tragica e controversa fine in quanto, riportando le parole di de André: « ...a noi che scrivevamo canzoni, come credo d'altra parte a tutti coloro che si sentivano in qualche misura legati al mondo della letteratura e dello spettacolo, la morte di Pasolini ci aveva resi quasi come orfani. Ne avevamo vissuto la scomparsa come un grave lutto, quasi come se ci fosse mancato un parente stretto. » e nel film ritorna il concetto di fine, di assenza legata alla morte, alla solitudine subita e voluta e alla rabbia che si lega alla ricerca spasmodica di spiegazioni e forse anche ad una sottile vendetta.

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di Cesare Catà del 15/06/2016

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  [caption id="attachment_2301" align="aligncenter" width="1384"] Riccardo II Plantageneto[/caption]
Fermo, nella Marca, tra i Monti Sibillini e il Mare Adriatico, venerdì 14 febbraio dell’anno 2015, il giorno di San Valentino
Se mi concentro, il ricordo più antico che riesco a pescare nella mia memoria è quello di un bambino che mi fissa, mirandomi da un mondo lontanissimo in cui avevo la sensazione di essere già stato, ma al quale non potevo assolutamente ritornare. Mi ci volle del tempo per capire che quel bambino che mi fissava non era qualcun altro: ero io stesso e che quel posto strano, misterioso che vedevo intorno al bambino di fronte a me, non era affatto un regno perduto, bensì il mondo in cui mi trovavo ad abitare, la mia camera. La teoria lacania-na dello stadio dello specchio, di cui avrei letto una quindicina d’anni dopo, mi avrebbe spiegato che, nella formazione psichica del fanciullo, questa è una fase tipica e strutturale, nella quale il soggetto, di solito tra i 6 e i 18 mesi di vita, realizza che il riflesso nello specchio è il suo: che “quello” è proprio lui.

[vc_row css_animation="" row_type="row" use_row_as_full_screen_section="no" type="full_width" angled_section="no" text_align="left" background_image_as_pattern="without_pattern"][vc_column css=".vc_custom_1470402358062{padding-top: 30px !important;padding-right: 20px !important;padding-left: 20px !important;}"][vc_separator type="normal" color="black" css=".vc_custom_1470414286221{margin-top: -5px !important;}"][vc_column_text el_class="titolos8"]di Primo De Vecchis del 01/07/2016[/vc_column_text][vc_column_text css=".vc_custom_1470950062198{padding-top: 45px !important;}" el_class="titolos6"]
Che cosa accadrebbe in Francia se un partito islamico "moderato" (la Fratellanza musulmana) andasse al potere nel 2022? A partire da questa domanda, che delinea un'ipotesi, uno scenario, lo scrittore francese Michel Houellebecq costruisce il suo romanzo "satirico", che prende il titolo di Sottomissione.
Il titolo è polisemico: il vocabolo è la traduzione letterale della parola islam (sottomissione a Dio), ma allude anche alla dimensione erotica del sadomasochismo così come viene tratteggiata nel romanzo Histoire d'O di Dominique Aury.
Il protagonista, nonché narratore del libro, è un docente universitario di Lettere presso la Parigi III-Sorbona, di nome François, esperto di Joris-Karl Huysmans, il padre del decadentismo europeo. La vita sessuale di François, che in queste pagine si mette a nudo con disincantato cinismo, è alquanto variegata, ma insoddisfacente, infatti nell'arco degli anni egli passa da un'amante all'altra (in genere studentesse), senza riuscire a formare relazioni affettive stabili. Ciò crea un vuoto esistenziale, che il protagonista riesce a colmare in parte con gli studi letterari: non è un caso che si sia occupato così a lungo di Huysmans, un decadente, e che sia rimasto affascinato proprio dalla sua metamorfosi esistenziale, da agnostico libertino a casto credente. La conversione di Huysmans al cattolicesimo, che ha avuto una lunga gestazione, è una delle chiavi di volta del libro: non a caso il titolo della tesi di dottorato di François evidenzia come tale adesione alla fede costituisca una sorta di "uscita dal tunnel". Si tratta del medesimo tunnel esistenziale nel quale si dibatte il povero François, che ostenta un certo cinismo con le donne, forse per celare un'eccessiva ipersensibilità suscettibile. Nel frattempo però un evento socio-politico arriva a toccare la stessa vita del professore, che prima di allora non si era mai occupato di politica, del tutto immerso nei suoi studi eruditi e nei suoi impegni universitari. Al primo turno delle elezioni presidenziali francesi del 2022 la Fratellanza musulmana, il partito di Mohammed Ben Abbes, si posiziona al terzo posto (con un 21,7 % di voti) subito dopo il Partito socialista (21,8), mentre al primo posto troneggia il Fronte nazionale di Marine Le Pen (34,1); la destra liberale e moderata si accoda con un 12,1. Per sconfiggere al secondo turno il partito nazionalista di destra della Le Pen si forma così un'inedita alleanza di governo tra socialisti, partiti della destra liberale e Fratellanza musulmana, appoggiando come candidato proprio Ben Abbes, musulmano "moderato" di seconda generazione. I socialisti fanno delle concessioni molto larghe alla Fratellanza: in caso di vittoria a loro sarà di certo affidato il Ministero dell'Istruzione. Ciò che preme di più a Ben Abbes sono infatti due aspetti: l'aumento demografico (di musulmani) e l'educazione religiosa (non laica) dei bambini. Ovviamente il "fronte repubblicano allargato" riuscirà ad arginare il "pericolo" di consegnare il potere a un partito xenofobo, che chiaramente si rifà al fascismo europeo. Tuttavia accade qualcosa di paradossale. Complice la debolezza (laica) soprattutto dei socialisti, Mohammed riuscirà a portare avanti (con moderazione e astuzia) un ambizioso progetto politico di progressiva islamizzazione soft della società francese, debole e secolarizzata. François vive sulla propria pelle questi mutamenti repentini, poiché viene licenziato (o meglio invitato a pensionarsi in anticipo con ampi vantaggi) dall'Università Parigi III-Sorbona (che adesso riceve lauti finanziamenti dalle petromonarchie saudite), non essendo egli di fede musulmana. Occorre inoltre precisare che le elezioni che hanno decretato la vittoria di Ben Abbes sono state accompagnate da disordini e rivolte, portate avanti e fomentate da una parte da gruppi dell'estrema destra identitaria (non affiliati al Fronte nazionale, che è contrario alla lotta armata) e dall'altra da giovani estremisti salafiti jihadisti delle periferie (che non condividono del tutto le posizioni "moderate" di Mohammed, alleatosi con socialisti e destra liberale).

[vc_row css_animation="" row_type="row" use_row_as_full_screen_section="no" type="full_width" angled_section="no" text_align="left" background_image_as_pattern="without_pattern"][vc_column css=".vc_custom_1470402358062{padding-top: 30px !important;padding-right: 20px !important;padding-left: 20px !important;}"][vc_separator type="normal" color="black" css=".vc_custom_1470414286221{margin-top: -5px !important;}"][vc_column_text el_class="titolos8"]di Giuseppe Baiocchi del 03/06/2016[/vc_column_text][vc_column_text css=".vc_custom_1533565606242{padding-top: 45px !important;}" el_class="titolos6"]
Ernst Jünger, come è noto, è stato gratificato dalla natura con una lunghissima vita, nasce ad Heidelberg, 29 marzo 1895 e muore a Riedlingen, il 17 febbraio 1998 a 103 anni di età.
La dimora dove abitò negli ultimi anni era la foresteria del palazzo di conti von Stauffenberg, cioè nel palazzo di cui era stato titolare l’eroico ufficiale prussiano della Wehrmacht che aveva organizzato il complotto per uccidere Adolf Hitler e complotto al quale lo stesso Jünger partecipò nelle seconde file.

[vc_row css_animation="" row_type="row" use_row_as_full_screen_section="no" type="full_width" angled_section="no" text_align="left" background_image_as_pattern="without_pattern"][vc_column css=".vc_custom_1470402358062{padding-top: 30px !important;padding-right: 20px !important;padding-left: 20px !important;}"][vc_separator type="normal" color="black" css=".vc_custom_1470414286221{margin-top: -5px !important;}"][vc_column_text el_class="titolos8"]di Marco Squarcia del 05/05/2016[/vc_column_text][vc_column_text css=".vc_custom_1471001951505{padding-top: 45px !important;}" el_class="titolos6"]
Per i lettori della nostra associazione questa volta proponiamo un salto in terra iberica e ci addentriamo nella letteratura spagnola che sempre ci ha dato dimostrazione di essere variegata ed eterogenea.
Uno dei più illustri rappresentanti della cultura spagnola contemporanea è sicuramente Zafon, estroso scrittore di Barcellona, nato nel 1964, che ha regalato ai suoi lettori storie avvincenti e mai scontate.
Personalmente posso confidarvi d'aver letto tutti i suoi sette romanzi ed di aver percepito in ognuno di essi l’amore che Carlos Zafon nutre per la sua terra e per Barcellona, la sua città natale. Trapela nelle sue parole, anche in quelle negative, una straordinaria dolcezza che ci fa capire quanto quest’uomo ami i posti che gli sono più cari.