13 Set Educare alla bellezza architettonica
[vc_row css_animation="" row_type="row" use_row_as_full_screen_section="no" type="full_width" angled_section="no" text_align="left" background_image_as_pattern="without_pattern" css=".vc_custom_1470495202139{padding-right: 8px !important;}"][vc_column css=".vc_custom_1470402358062{padding-top: 30px !important;padding-right: 20px !important;padding-left: 20px !important;}"][vc_separator type="normal" color="black" css=".vc_custom_1470414286221{margin-top: -5px !important;}"][vc_column_text css="" el_class="titolos8"]di Giuseppe Baiocchi del 13/09/2025
[/vc_column_text][vc_column_text css=".vc_custom_1757793652978{padding-top: 35px !important;}" el_class="titolos6"]Oggi l’aspetto visivo, parte essenziale dell’istruzione di una società sana, è molto trascurato. L’adattamento dell’ambiente naturale, da parte dell’uomo, ha da sempre costituito uno dei principi cardine dell’urbanizzazione e della morfologia del territorio. La follia dell’epoca moderna, diversamente, è il volere una soluzione totale a tutto: in filosofia questo stato d’animo è stato tradotto come volontà di potenza, in architettura possiamo definire il tutto con il termine urbanistica, ma l’uomo – a Dio piacendo – ha sempre costruito sul costruito. Spesso il problema della pianificazione non serve, ma viene imposto: un po’ come le architetture delle archistar che si stagliano con violenza in mezzo ad una città, senza una reale interconnessione con l’abitato circostante.
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Scorcio di un paesaggio inglese dove natura e architettura si fondono in una grammatica dell’estetica. Colen Campbell, Stourhead House (2.650 acri - 1721-24, distrutta da un incendio, ricostruita nel 1906; i Giardini sono del 1741-80) sorge alla sorgente del fiume Stour, nel sud-ovest della contea inglese del Wiltshire, estendendosi fino al Somerset. La tenuta si trova a circa 4 km a nord-ovest della città di Mere e comprende una dimora neopalladiana del XVIII secolo, classificata di Grado I, il villaggio di Stourton, uno dei giardini più famosi nello stile paesaggistico inglese, terreni agricoli e boschi. Stourhead è in parte di proprietà del National Trust dal 1946.[/caption]
Quando Louis Henry Sullivan (1856 - 1924), a seguito dell’invenzione dei nuovi materiali di costruzione, affermò come “la forma segue la funzione”, diede un valido contributo all’inizio di quel processo di autodistruzione della bellezza in architettura. Bisogna prima carpire la funzione corretta, poi subordinatamente alla prima, arriverà la forma architettonica. Fu allora che il telos (τέλος) fu rovesciato: sfortunatamente quando concentriamo puramente il concetto d’architettura sulla sola funzione, rischiamo di creare un luogo senza anima, dove il funzionalismo regna sovrano, per buona pace dello spirito umano. Questa pazzia ha però origini ancor più recenti: dalle paranoie di Gropius e Le Corbusier, siamo arrivati a quelle di Libeskind e Rogers. Se la scuola del Bauhaus (1919) fu la consacrazione di una avanguardia architettonica che stava per trasformarsi in regime, fu con il franco-svizzero Charles-Edouard Jeanneret-Gris (Le Corbusier 1887 - 1965) che diede sfogo alla sua degenerazione architettonica, pensando bene di radere al suolo il centro storico di Parigi con il famoso Plan Voisin (1922 - 25): rilevando ancora più concretamente la propria direzione ideologica.
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Plan Voisin per Parigi.[/caption]
Fortunatamente il piano “avveniristico” fu bocciato e Parigi è sopravvissuta prima a Le Corbusier e poi ai suoi compagni di merenda nazionalsocialisti1. Un italiano, più tardi, è riuscito a Parigi – copiando il suo pensiero – ad edificare il “Centre national d’art et de culture Georges-Pompidou (1977); più straziante di questa architettura sono le sue esposizioni di arte contemporanea al proprio interno: naturalmente questo tipo di architettura ha i propri difensori, ma fortunatamente nessuno di loro ha deciso di vivere in progetti simili. Dunque per prima cosa l’uomo deve capire come non impazzire: elemento difficile in questa società schizofrenica, dove tutto si può fare in nome del profitto. Affermava giustamente Chesterton: «Fuochi verranno attizzati per testimoniare che due più due fa quattro. Spade saranno sguainate per dimostrare che le foglie sono verdi in estate». Anche la letteratura ci insegna a simpatizzare per altre forme di vita, per altre persone di altri pensieri e impariamo a non comportarci come un Dio onnipotente. In architettura spesso, identificarsi con qualcosa significa spesso trasgredire il proprio confine di libertà individuale, significa passare dal tuo regno, al regno dell’altro, e in una certa misura estinguere la propria idea. Simpatizzare invece significa porre dei confini, riconoscendo al tempo stesso la validità di ciò che sta oltre; in letteratura ciò si tramuta spesso nel capire la parola giusta, la frase corretta, il buon metodo per esprimere un sentimento: questo si dimostra nel dialogo; in architettura invece è nell’esperienza della giusta consistenza che produce l’edificio, la stanza, la città. Quando dunque poniamo un edificio funzionalista, brutalista, decostruttivista, razionalista accanto ad un edificio storicistico, il primo sarà più alto e grande del secondo, ma le persone normali, avranno sempre un attimo di esitazione nell’ammirare l’antico. Perché? L’edificio storicistico ha un’anima, legata in primis alla sua funzione tipologica nettamente riconoscibile, al decoro architettonico presente sull’epidermide dell’edificio, al suo senso artistico in cui la scultura – come arte maggiore – si fonde in un unicum con l’architettura che la custodisce, all’uso di quel materiale locale, che fa parte del luogo e che non risulta alieno alla vista : il senso di appartenenza, la tradizione, che spinge ogni uomo – anche il più sradicato – a fare i conti con se stesso. Per fare un esempio banale, possiamo paragonare il tutto al Natale per un ateo: si può non andare in chiesa, essere snob di fronte ad una festività sacra e Santa, ma alla fine tutti si siedono per il pranzo in quel determinato giorno, è un obbligo sociale, una convenzione, la stessa che porta una persona a riconoscere in una chiesa sempre gli elementi tipologici del campanile, del timpano e di una data planimetria ben definita: il resto è stravaganza, autoreferenzialità, egocentrismo e in ultimo vanagloria. La stessa atmosfera della città è mantenuta da edifici antichi, eliminati questi quel luogo dato perderebbe la sua anima, la sua essenza. Inoltre spesso gli edifici antichi mutano al loro interno la destinazione d’uso, il che è un chiaro esempio – per riprendere Sullivan al contrario – di come è la funzione che segue la forma. Per questo il concetto di estetica è molto importante. Già nel XIII secolo gli architetti definirono la differenza tra il sublime e il bello: la stessa concezione umana ci porta a scegliere quando decidiamo di volere quella cosa, piuttosto che un’altra o vogliamo vedere questo oggetto, piuttosto che un altro. Tante parole vengono in mente all’uomo quando formula un giudizio estetico e quando ogni persona compie una qualsiasi azione si sforza sempre di farla “per bene”: una dimostrazione come involontariamente il giudizio estetico sia parte stessa dell’animo umano. L’estetica è sempre rivolta all’esterno, verso “l’altro da me”, ed è per tale motivo che risulta quanto mai fondamentale nella società umana. Per questo dobbiamo comprendere come la dietrologia dietro l’architettura decostruttivista contemporanea si fonda sul nichilismo del pensiero architettonico. Non è importante che un edificio sia bello esteticamente, stilisticamente corretto e metricamente proporzionato, ma in primo piano vi è l’idea intrinseca dell’architetto, di difficile comprensione (se non impossibile) per chi osserva e un’autoreferenzialità, dove la non comprensione non è un difetto di chi ha progettato, ma un problema di chi osserva. Tutto è al rovescio: un po’ come l’arte contemporanea astratta, nella quale la gioia dell’osservatore avviene non dopo aver visto l’opera (pathos), ma dopo aver letto la didascalia.
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Uno dei massimi esperti in architettura estetica è stato Sir Roger Vernon Scruton (1944 - 2020) filosofo, scrittore e critico sociale inglese specializzato in estetica, in particolare nella promozione di posizioni conservatrici. Fondatore e direttore di The Salisbury Review, rivista politica conservatrice, Scruton ha scritto oltre 50 libri su architettura, arte, filosofia, politica, religione, tra gli altri argomenti. Scruton è stato anche presidente della Commissione “Building Better, Building Beautiful” per il governo del Regno Unito, dal 2019 al 2020. Le sue opinioni sull’architettura classica e sulla bellezza sono ancora promosse attraverso la sua fondazione, mentre le sue posizioni politiche rimangono influenti.[/caption]
Dunque è importante come componiamo le forme, come mettiamo insieme gli elementi per avere comprensione tra una parte e il suo insieme (tra le posate della tavola e la loro relazione con il tavolo stesso, tra i colori del mio piatto, con quello del mio commensale accanto). L’esperienza estetica del cuore va educata, perché può diventare uno stile di vita assolutamente positivo come approccio in tutte le situazioni della vita. Le forme si creano con la luce e l’ombra e questo gioco si poserà sulle modanature, creando una grammatica della forma in ogni giudizio estetico che ricerchiamo. Il buon gusto ci permette inoltre di valutare il buono, il bello e il ben fatto. Un esempio di forma senza grammatica è il Concert Hall di Los Angeles (1988 - 2003) del canadese Frank O. Gehry (1929). Queste forme fluide che non hanno una relazione ovvia tra loro, sono semplicemente avvolte insieme e gettate in strada. Con un passato poco ortodosso, nutrito di passioni non convenzionali per l’arte e per la vita è affascinato dalla “sporcizia” visiva della città; l’architettura delle sue case è stata il grido liberatorio di una guerriglia estetica che ha celebrato il brutto. L’ordinario, il banale come ingredienti di una “bellezza” cheap, come il fascino di una Cenerentola grunge vestita di stracci.
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L’edificio, disegnato da Frank Gehry, è stato inaugurato il 24 ottobre 2003. La sua architettura (come negli altri lavori di Gehry) ha ricevuto critiche contrastanti.[/caption]
Diversamente lo scalone monumentale di Michelangelo per la Biblioteca Medicea Laurenziana (1519 – 34), dove nell’architettura manieristica - appartenente ad un lessico eccentrico -, le paraste incastonate nel muro poggiano su mensole come altri piccoli elementi donando un linguaggio di coerenza, di ordine e di leggerezza, nonostante il linguaggio architettonico forbito. La scala scorre ovunque nello spazio adibito alla funzione, ma l’insieme armonico ha un’atmosfera straordinaria di serenità ed energia positiva. Dunque la relazione tra una parte e il tutto, faceva parte della disciplina ed era ciò che l’educazione estetica era per gli architetti nel XIX secolo.
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Giorgio Vasari considerò il vestibolo e la relativa scala della Biblioteca Laurenziana di Michelangelo Buonarroti una vera e propria rivoluzione. Lo scalone appariva e appare tutt’ora come una vera e proprio scultura.[/caption]
Se prendiamo un qualsiasi particolare di capitello del trattato di Palladio “I quattro libri dell’architettura”, osserviamo l’armonia non solo delle geometrie, ma anche degli incastri e di come tutti gli elementi combacino tra essi. Il disegno è concepito in modo tale, che lo studente sappia anche come la luce venga proiettata sulle forme e credo che oggi ci siano pochissimi architetti che sappiano effettivamente disegnare l’ombra su di capitello corinzio composito in pieno giorno. Imparare ciò, lo dico per esperienza personale, è un processo lungo, poiché occorrono almeno tre mesi di studio, ma è essenziale sapere come si fondono le parti e questo è il motivo per cui le modanature, di una porta o di una boiserie sono importanti. Una modanatura che perimetra una porta diviene un elemento importantissimo nell’architettura civile, poiché questa crea un bordo appropriato, il quale non è creato dalla materia (dal legno), ma dalle ombre. Una corretta modanatura viene creta così dall’unione delle parti. Se prendiamo in grande scala, l’esempio della modanatura, possiamo pensare alla città di Pienza, progettata nei minimi dettagli. Il paese fino al 1462 altro non era che un piccolo borgo di nome Corsignano. L’evento che ne cambiò le sorti fu la nascita di Enea Silvio Piccolomini che cinquantatré anni dopo divenne papa Pio II (1405 - 64). Durante un viaggio verso Mantova il pontefice si trovò ad attraversare il luogo natio e lo stato di degrado in cui lo trovò lo spinse a decidere la costruzione di una nuova città ideale sopra l’antico borgo, affidandone il progetto di rinnovamento all’architetto Bernardo Rossellino (1409 - 64): i lavori durarono circa quattro anni e portarono alla realizzazione di una cittadina armoniosa e con forme tipicamente quattrocentesche. La morte prematura di papa Pio II chiuse anche la storia della nuova città a lui intitolata - Pienza significa infatti “città di Pio” – che da allora fortunatamente ha subito limitate modifiche. Per la bellezza del suo centro storico rinascimentale nel 1996 Pienza è entrata a far parte dei patrimoni naturali, artistici, culturali dell’Unesco.
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Pienza, in provincia di Siena, è uno dei rarissimi progetti di città ideale del Rinascimento messi in pratica. Il progetto urbanistico cittadino, curato da Bernardo Rossellino per papa Pio II, è una delle realizzazioni più significative del Quattrocento italiano.[/caption]
Se prendiamo in esame le architetture dell’irachena – poi naturalizzata britannica – Zaha Mohammad Hadid (1950 - 2016), ci rendiamo contro che le sue architetture instabili, non hanno nessuna parvenza di una grammatica estetica, ma sembrano fluttuare, creando un aspetto destabilizzante, non geometrico, non ordinato (né stilisticamente, né in metrica) e non cromaticamente pensato: immaginate vivere in una città di edifici simili al Galaxy SOHO, in Cina. Eppure un esempio esiste già: il Ray and Maria Stata Center (2004) di Frank Gehry.
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Manuale Galaxy SOHO è un complesso di edifici situati a Pechino, in Cina utilizzati come uffici e centro commerciale nel centro della capitale cinese, che occupa una superficie totale di 332.857 metri quadrati, composto da quattro diversi torri dalla forma ovoidale con tetto in vetro uniti tra loro da cortili ispirati alla tradizione cinese composti da numerosi passaggi curvi su diversi livelli. L’altezza massima misura 67 metri, con ogni torre che ha al suo interno 15 piani, di cui 12 adibiti per gli uffici e 3 per usi commerciali.[/caption]
Torniamo all’antico e sarà un progresso2! Perché abbiamo avuto questa imposizione di tutte queste forme stravaganti? Perché abbiamo perduto quella sapienza architettonica che è stata sempre tramandata, studiata e applicata per secoli, secondo ovviamente il gusto dell’epoca? Era sacrosanto avere quella istruzione? Avremmo dovuto mantenerla? Oppure tali forme non sono più appropriate e bisogna adattarsi ai tempi? Uno degli argomenti che mi sovviene alla mente è quello del genio e dell’originalità; quest’ultima, come tutte le attività artistiche, è sempre necessaria: questo significa che solo il genio e la creatività umana può prendere parte in un processo. Il talento deve esserci, altrimenti la tradizione architettonica muore e ciò fa sì che il genio può essere osservato e l’originalità può essere praticata semplicemente facendo un qualcosa che non è mai stato pensato prima. Per questo, quando un’architettura non mostra alcuna comprensione di ciò che è stato fatto prima, dimostra che l’architetto non ha compreso correttamente il lascito del passato, il quale deve essere rinnovato tecnologicamente, ma non rivoluzionato nella sua pienezza. La ricerca spasmodica di “originalità” da parte dell’architettura contemporanea è semplicemente imprevedibilità, falsità di pensiero, dove questi tecnici non compiono alcuno sforzo né per capire, né per adattarsi all’urbe che li circonda o al contesto che già esiste, sia essa una campagna o una zona marittima. La vera originalità si basa sul rispetto per la tradizione architettonica locale e sul tentativo di adattare la tradizione a se stesso, prenderne la sua archè e rinnovarla tecnologicamente. Questa è la vera differenza tra la scalinata del Michelangelo a Roma e la massa di architetture informi senza senso né logica sopra descritte. Michelangelo ha compiuto una innovazione, nella quale la metrica, la cromia, lo stile, nel loro rinnovamento dialogavano con il contesto storico, dove la scala fu posta: non si può dire lo stesso per le architetture contemporanee, che appaiono una vera volontà di potenza dell’ideologia nichilistica dell’oggi (autoreferenziale), le quali non hanno nessun interesse a dialogare con l’abitato, anche se quando si va a leggere le descrizioni progettuali una delle prime parole che esclamano è “ambiente” e “rispetto”. Dunque da qui l’educazione estetica riguarda proprio l’abbracciare questa tradizione, comprenderla, definirla con i propri sforzi e creare un culto del genio, così come fecero i nostri antenati nel XVIII e XIX secolo, i quali non hanno mai avuto intenzione, con quel culto, di spazzare via l’eredità delle arti che avevano così tanto apprezzato, ma vollero dare un contributo originale a quell’eredità. Il grande architetto Francesco Borromini (1559 – 1667) nella minuta chiesa di San Carlo alle Quattro Fontane (1634 - 44), concepisce la cupola ovale in laterizio, come una straordinaria concentrazione di ogni singolo dettaglio architettonico, in uno spazio ridottissimo.
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Roma, Chiesa di San Carlo alle Quattro Fontane, particolare della cupola. Costruita in laterizio, possiede un semplice ovale, scavato a nido d’ape da forme svariate: croci, esagoni, ottagoni, illuminato da due finestre poste alla base e dalla lanterna superiore. In quest’opera la diversità delle linee si incontra ancora una volta in un'armonia delle forme. Al centro della decorazione della cupola a lacunari c’è una raffigurazione dello Spirito Santo entro il triangolo della Trinità.[/caption]
Altro grande esempio, dell’architetto ticinese, è la cupola della Chiesa di Sant’Ivo alla Sapienza (1642 - 60), dove possiamo capire l’importanza delle “famose modanature”, dove lo spigolo netto drammatizza una relazione geometrica d’insieme predominante, in cui la vera chiave di lettura la possiamo trovare solo grazie al gioco di luci e di ombre, le quali si aggrappano a ogni linea di confine: fece quello che gli avevano insegnato, quello che aveva studiato e innovò il tutto con il suo eclettismo ragionato.
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Interno della Chiesa di Sant’Ivo alla Sapienza, Roma.[/caption]
Da Borromini il passo per il WonderWorks (1998) di Terry O. Nicholson, presso Orlando negli Stati Uniti, è lungo. Un palazzo costruito al contrario e sebbene sia uno centro attrattivo (e non una abitazione), non sarebbe stata concepita così, se l’architetto avesse studiato come costruire una vera casa.
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Gli edifici (ve ne sono diversi, in diverse parti del mondo) del WonderWorks sono concepiti con questa storia inventata: i più grandi scienziati del mondo, guidati dal Professor Wonder avevano il loro laboratorio di ricerca top-secret, situato su un’isola remota nel Triangolo delle Bermuda. Nel loro ultimo esperimento - la creazione di un tornado artificiale -, l'esperimento va male e il tornado si è scatenato nel laboratorio, staccandolo dal terreno e trasportandolo per migliaia di chilometri, fino a quando non è atterrato capovolto nelle attuali posizioni…[/caption]
Questo esempio parossistico, banale, rappresenta come l’architettura abbia bisogno di regole e senza di queste non possiamo imparare a comporre l’architettura. Non solo per senso estetico, per la bellezza architettonica, ma per perpetrare l’idea del concetto di insediamento: quando ci stabiliamo in una casa tutta nostra, nella quale – per non estinguerci – ci vivremo con un’altra persona e forse creeremo nuova vita, sforzandoci di far apparire la nostra casa sempre accettabile o bella nei confronti dei nostri vicini. Questa relazione con l’altro, naturale e spontanea dell’essere umano, ci fa capire quanto sia importante progettare case che rispecchino il sentire della società e il suo relazionarsi con questo. Poi lo stile “orizzontale” dell’architettura post moderna, ha iniziato a dilagare in tutta Europa, distruggendo città e paesaggi, non definendo più il concetto tipologico, eliminando metrica e stile, cromia e dimensioni: non avendo più una regola. Il quartiere londinese della Tower Hamlets con i suoi edifici orizzontali ne è fulgido esempio.
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Freddo e asettico: Idea Store (1999) è una catena di centri educativi comunitari nel borgo londinese di Tower Hamlets, in Inghilterra, che offre servizi bibliotecari insieme a corsi di formazione per adulti e un ampio programma di attività ed eventi.[/caption]
La verticalità degli edifici non è casuale: essa rilassa l’occhio dello spettatore, è armoniosa e singolare, ma dialoga d’insieme. Non è un caso che i famosi grattacieli orizzontali nascono in Russia sotto il Comunismo. Queste stecche infinite di cemento armato asettiche e spoglie, creano nell’uomo un senso anche di angoscia, negatività e non è un caso che in questi quartieri popolari, la criminalità è spesso molto alta. Quando la grammatica dell’architettura è corretta, questa diventa apprendibile e trasferibile essendo legata ad un uso specifico. Ciò illustra le priorità dei valori estetici, ed è quando le cose sembrano giuste che tutto il resto è adattabile, così come le città antiche che si sono sempre adattate ai giusti metodi di costruzione delle epoche successive, che con continuità trasformavano a poco a poco l’urbe reggendosi sulle stesse regole costruttive ataviche di sempre, ma con lo stile dell’epoca. Oggi stiamo assistendo sempre di più al trionfo dello stile da “stazione di servizio” dal tetto piano, finestre a nastro e pilastrini in cemento armato: un’eredità architettonica nefasta che abbiamo ereditato dal Novecento, oltre alle due guerre mondiali, perché il loro sviluppo parte dall’orizzontalità, forse per contenere quell’ornamento – ben diverso dal decoro architettonico – ingombrante fatto da scritte luminose dal font e dai colori più impensabili, che uniti insieme ad altri edifici, creano un clima cacofonico di scritte luminose che rendono una babilonia l’intera via. Se ci pensiamo, la stessa cosa è successa per il design, dove gli oggetti più semplici come un piatto o una forchetta, un tempo eleganti ed essenziali allo stesso tempo, sono diventati scomodi e “storti”: spesso ci sporchiamo un indumento, perché il piatto è inclinato, il bordo storto e quindi la stessa forchetta, che con noncuranza si appoggia, cade inevitabilmente. Vi è mai capitato? Questo design degenerato, anche lui autoreferenziale, ha cavalcato l’onda della semplicità della linea, per poi creare elementi che spesso, anche tipologicamente, non hanno nessun nesso storico con l’oggetto originario.
Infine, e ciò è ancor più risibile, gli architetti che progettano queste architetture senz’anima hanno anche dei nomi incomprensibili e inumani: spesso sono acronimi che solo una mente malata può capire e – rigorosamente in Italia – sono spesso in inglese, così per darsi un tono (che non hanno).
1Diversamente andò ad Algeri, allora colonia francese, dove Le Corbusier cercò di imporre al sindaco locale il suo “Plan Obus” (1930-42) per la costruzione di edifici in cemento armato dalle forme sinuose, come quelle dei lombrichi. Non fu attuato integralmente, per la ritirata nel 1942 dell’esercito tedesco dall’Algeria e la conseguente caduta del governo di Vicky.
2Affermava Verdi in una lettera a Francesco Florimo il 5 gennaio 1871 in risposta ad un invito a succedere a Mercadante nella direzione del Conservatorio di Napoli.
Veduta di Palazzo Farnese a Caprarola (VT).[/caption]
Veduta del prospetto interno al patio di Palazzo Colonna a Roma.[/caption]
Pertanto, quando si parla di dorico, ionico e corinzio greco non si può parlare di ordine ma di tipo. Ciò, del resto, è ben evidente se, per esempio, si raffrontano i caratteri e le proporzioni delle colonne di vari templi ionici greci. Si vede, infatti, che ogni esempio ha un sistema proporzionale a sé stante che non può essere astratto per trarne una regola generale.
Per l’architettura greca antica, le uniche regole generali sono quelle introdotte dalla trattatistica nord europea, in particolare inglese e francese, a partire dalla metà del Settecento, ossia dopo che Stuart e Revett pubblicano i loro famosi volumi sulle Antiquities of Athens, aprendo così la strada all’architettura neoclassica e al cosiddetto Grecian Style, oggi noto come Greek Revival.
Del resto è proprio in ambito anglosassone che nasce la distinzione tra ordini greci e ordini romani, che pertanto a mio avviso dovrebbero invece essere detti “ordini inglesi”, perché è solo a partire dalla seconda metà del XVIII secolo e in Gran Bretagna, che tale distinzione viene operata, trasformano in modelli quelli che nell’antichità sono, invece, solo tipi.

Presentiamo una vista panoramica del Logis de La Chabotterie sito presso Saint Sulpice le Verdon, 85260 Montréverd, Francia.
Due esempi di arco in accolade: il primo a sinistra è posizionato su di un ingresso dei ruderi dello Château de la Durbelière, mentre il secondo si trova in Bretagna, nel Logis di Guyomarais a pochi passi dalla tomba del marchese di La Rouërie. Tale decoro architettonico, viene definito in ambito accademico “riconoscimento”: ovvero si tratta di una modanatura decorativa posta sopra un’apertura.[/caption]
Classico altare Ad Deum per una Cappella Signorile.
Alcuni scatti del Logis de La Chabotterie: il camino monumentale nel Salotto di compagnia, ed una sedia in stile borbonico nella Sala del Camino.[/caption]
Alcuni scorci del giardino posto dietro Logis La Chabotterie. Da notare la foto sulla destra che raffigura un padiglione di chiusura con sul dorso della copertura in ardesia "a mansarda" il terminale gotico "a lancia".[/caption]
Un tetto a mansarda (chiamato anche tetto alla francese o tetto a cordolo) è un tetto a padiglione a quattro lati caratterizzato da due pendii su ciascuno dei suoi lati con la pendenza inferiore, perforata da abbaini, ad un angolo più ripido rispetto al superiore. Il tetto spiovente con finestre crea un ulteriore piano di spazio abitabile, un sottotetto mansardato, appunto. Il primo esempio conosciuto di tetto a mansarda è attribuito a Pierre Lescot su una parte del Louvre costruito intorno al 1550. Questo progetto del tetto fu reso popolare all'inizio del XVII secolo da François Mansart (1598 - 1666), un affermato architetto del periodo barocco francese. Divenne particolarmente di moda durante il Secondo Impero francese (1852 - 70) di Napoleone III. Mansarda in Europa (Francia, Germania e altrove) significa anche lo spazio della soffitta o della soffitta stessa, non solo la forma del tetto ed è spesso usato in Europa per indicare un tetto a spiovente.
Augustus Welby Pugin Northmore (1812 - 52) è stato un architetto inglese, designer, artista e critico che è principalmente ricordato per il suo ruolo pionieristico nello stile neogotico di architettura. Il suo lavoro è culminato nella progettazione degli interni del Palazzo di Westminster a Westminster, Londra, Inghilterra, e della sua iconica torre dell'orologio, in seguito ribattezzata Elizabeth Tower, che ospita la campana nota come Big Ben. Pugin progettò molte chiese in Inghilterra e alcune in Irlanda e Australia. Creò anche il castello di Alton ad Alton, nello Staffordshire.[/caption]
L‘ampio frontespizio è dedicato, come annuncia la scritta entro il fastigio, all’ipotetico concorso per costruire una nuova chiesa: “per la gioventù disoccupata e per aspiranti architetti”. Numerose altre scritte, nell’ironica forma di avvisi pubblicitari e offerte di lavoro, esprimono il sarcasmo di Pugin per la mercificazione del linguaggio architettonico.[/caption]
Alcuni esempi dei "Contrasti" presenti del volume.[/caption]
John Birnie Philip, Complesso scultoreo del lato ovest e nord: scultori e architetti sul fregio del parnaso dell'Albert Memorial presso Londra. Sulla sinistra è presente Augustus Welby Pugin Northmore.[/caption]
Un'immagine del celebre film "Le mani sulla città" (1963) di Francesco Rosi: un film di denuncia sulla spietata corruzione e speculazione edilizia dell'Italia degli anni 60.
Le gigantesche mani di Lorenzo Quinn a Venezia "a sostegno” di un palazzo vicino alla Ca' d'Oro nel Canal grande. Un esempio di come l'esibizionismo di certi "artisti" sia diventato uno schiaffo alla dignità ed autenticità della bellezza dei luoghi d'Italia.
Case popolari del XVI secolo della cittadina di Pienza in Toscana.
Come può essere una chiesa? La Chiesa di San Paolo Apostolo costruita a Foligno da Massimiliano Fuksas.
Frank Owen Gehry: Centro di salute mentale “lou ruvo center”.
Sulla sinistra mostriamo il progetto manifesto del Plan Voisin di Les Corbusier. Sulla destra un saggio storico in francese, consigliatissimo per gli amanti oltre che dell'architetto dell'uomo: Xavier de Jarcy, Le Corbusier, un fascisme français. Tra il 1920 e nel 1930, alcuni sono attratti dal fascismo, e Le Corbusier era uno di questi. I fascisti volevano costruire un mondo rigenerato, virile, macchinista, gerarchico e autoritario. L'architetto, l'immaginazione dei villaggi ultramoderni, all'attenzione, standardizzata, taylorizzata. Formicai con un'estetica austera e altera al servizio di una nuova civiltà del lavoro. Le Corbusier pubblica le sue teorie in una rivista di stampo autoritario che si oppone alla democrazia. Perché questo personaggio con sogni totalitari, con il cinismo del cemento armato, rimane considerato il più grande architetto del 20° secolo? Come ha fatto la Francia, questo strano paese, a renderlo un eroe nazionale? Questo è ciò che questo libro cerca di capire. L'avventura di Le Corbusier romane un storia spaventosamente reale.
Nella foto il porto francese di Grimaud per opera dell’architetto François Spoerry.



Francesco di Giorgio Martini (Siena, settembre 1439 – Siena, 29 novembre 1501) è stato un architetto, teorico dell'architettura, pittore, ingegnere, scultore, medaglista senese. Francesco di Valdambrino, busto Francesco di Giorgio Martini - legno dipinto, sec. XV, prima metà. Sullo sfondo la rocca di San Leo in provincia di Rimini, proprietà dei Montefeltro e progettata dall'architetto.
Il disegno mostra la figura umana sovrapposta alla pianta di una cittadella. Mentre i piedi sono disposti davanti ai torrioni in basso, le braccia si trovano dietro ai torrioni superiori.
Costruita durante un periodo di transizione dell'architettura militare, la fortezza di Sassocorvaro presenta alcuni aspetti unici nel panorama dell'architettura coeva. La planimetria con il suo compenetrarsi di linee curve, sembra essere stata concepita in funzione della massima resistenza ai colpi delle artiglierie avversarie; ma lo stesso effetto potrebbe anche in gran parte essere casuale, dovuto alla complicata necessità di dar vita a un nuovo complesso sulle basi di strutture già esistenti. Sembra indubbio che, almeno incosciamente, il progetto si sia ispirato alla sagoma di una tartaruga, di cui il puntone cuneiforme costituisce la testa e la piccola torretta, all'estremità opposta la coda: una concezione in linea con il simbolismo dell'epoca, e con l'apparato araldico corrente che faceva della tartaruga un simbolo di potenza e di forza. Purtroppo non esiste alcuna prova documentaria che suffraghi sufficientemente una simile ingegnosa teoria. La torre cuneiforme a facce tondeggianti è tipica del periodo, così come è caratteristica dell'epoca la sua posizione tra due rondelle: una concezione che per qualche verso anticipa la successiva architettura bastionata. Del tutto atipica è la curvatura del proto-bastione centrale impiegata nell'evidente intento di dare maggiore resistenza alle murature contro le palle dei cannoni. Altro elemento che fa di Sassocorvaro un'architettura di transizione è la sua concezione di singolo, isolato punto forte, in un'epoca che stava andando invece verso la concezione di serie di elementi fortificati e di cinte mutuamente integrantisi e rafforzantisi, basati sull'impiego dei bastioni: punto determinante sia del sistema difensivo nel suo complesso, sia della sua potenza di fuoco.
Stralcio del codice atlantico di Leonardo da Vinci.


Il Forte Sangallo, o Fortezza di Nettuno, è una fortezza posta sul litorale della città di Nettuno, in prossimità del suo borgo storico. Esso difendeva Nettuno, all'epoca considerata "granaio del Lazio", dagli attacchi da mare.
Il Forte di Sant'Andrea a Venezia è una fortezza edificata alla metà del XVI secolo sui resti di precedenti opere difensive ormai in rovina, parte del sistema difensivo della laguna di Venezia.
Nelle tre immagini (da sinistra a destra): sistema tenagliato di Daniel Speckle tratto dalla sua opera Architectura von Vestungen; Statua di Daniel Specklin ad opera di Alfred Marzolff (1867-1936). Facente parte del portale principale dei macellai piccoli, rue de la Haute-Montée a Strasburgo (sul retro dell'Aubette); la cittadella di Anversa, costruita tra il 1567 e il 1569 da Paciotto da Urbino. Sia il rilievo che lo studio geometrico delle proporzioni della fortezza sono ad opera di Speckle che li pubblicò nel 1589.

A sinistra: Raccordo curvo del bastione definito "orecchione"; xilografia di Sébastien Le Prestre, poi marchese di Vauban; i tre sistemi di Vauban in assonometria.


Augustin de Saint-Aubin, incisione su carta vergata del marchese Marc René de Montalembert (1714-1800); planimetria di caponiera con le quali l'architetto intendeva difendere i fossati delle proprie fortezze; immensa torre casamatta a più piani con 24 cannoni a livello.
Foto satellitare del complesso olandese di Palazzo "La Lea" presso Apeldoorn in Olanda, costruito per la casata degli Orange-Nassau, dagli architetti Jacob Roman, Johan van Swieten e Daniel Marot in stile barocco olandese intorno al 1684-86.
Palazzo ducale di Vila Viçosa (dettaglio). Storico edificio della cittadina portoghese, nell'Alentejo, costruito tra il 1501 e la fine del XIX secolo e, dal punto di vista architettonico, presenta elementi riconducibili allo stile rinascimentale italiano. Fu la residenza dei duchi di Braganza.
Cappellina della Madonna di Vitaleta, presso San Quirico d'Orcia, in Toscana. La chiesa, di probabile origine tardo-rinascimentale, è ricordata per la prima volta in un documento del 1590. L'edificio religioso venne in seguito riprogettato sia esternamente che internamente dall'architetto Giuseppe Partini nel 1884, ispirandosi a modelli cinquecenteschi. La bellezza è data dalla proporzione dei suoi componenti.
Friedrich Drake, Karl Friedrich Schinkel (particolare), statua bronzea del 1867-69 sita in Schinkelplatz (Berlino).
Il Tempio di Pomona (in tedesco Pomonatempel) è un piccolo padiglione neoclassico sito sul colle del Pfingstberg nella città tedesca di Potsdam.
Karl Friedrich Schinkel, Visioni della fioritura della Grecia - 1825.
Nelle immagini (da sinistra a destra): prospetto principale della Neue Wache, planimetria del complesso e infine una foto della costruzione agli inizi del 900.
Schlossbrücke è un ponte nel quartiere Mitte di Berlino, in Germania. Nuovamente ampliato nel 1912 e dotato di una struttura in cemento armato negli anni '20, il ponte subì solo lievi danni nella seconda guerra mondiale . Nel 1951 le autorità della Germania dell'Est la ribattezzarono Marx-Engels-Brücke, insieme all'adiacente Marx-Engels-Platz (l'attuale Schloßplatz). Il suo nome originale fu restaurato il 3 ottobre 1991, un anno dopo la riunificazione della Germania .
La Friedrichswerdersche Kirche è una chiesa sconsacrata di Berlino, nel quartiere Mitte. È posta sotto tutela monumentale (Denkmalschutz). Il museo ospitava una collezione permanente di sculture dalla fine del XVI secolo fino alla metà del XIX secolo. A causa dei gravi problemi statici causati da due cantieri edilizi adiacenti, l’edificio è stato chiuso al pubblico nell’ottobre 2012 e le opere trasferite in un luogo sicuro.
L'Altes Museum (Museo vecchio) è un museo di Berlino, parte della cosiddetta Isola dei musei. Fu chiamato inizialmente Königliches Museum, (museo reale). Nel 1845, con l'apertura del Neues Museum (museo nuovo) assunse il nome attuale.
Vista interna dell'Altes Museum: porzione centrale circolare a tutta altezza.
Nelle tre immagini (da sinistra a destra): foto aerea del complesso di Schloss Granitz; planimetria e infine la foto del vestibolo a tutta altezza che porta al corpo centrale.
Nella foto da sinistra a destra: Pier Carlo Bontempi (Fornovo di Taro, 1954) è un architetto italiano, esponente del Neourbanesimo e del Nuovo classicismo. Egli pone una particolare enfasi in merito al contesto urbano e alla continuità con le tradizioni architettoniche; John Quinlan Terry CBE (24 luglio 1937 a Hampstead) è un architetto britannico. È stato educato alla Bryanston School e alla Architectural Association . Era un allievo dell'architetto Raymond Erith , con il quale ha formato la partnership Erith & Terry; Léon Krier (7 aprile 1946) è un architetto lussemburghese , teorico dell'architettura e urbanista , il primo e più importante critico del Modernismo architettonico e fautore di New Traditional Architecture e New Urbanism .
Architetto Quinlan Terry: Ferne Park, costruito nel 2002 presso il villaggio di Donhead St. Andrew nel Wiltshire, Regno Unito.
Architetti Pier Carlo Bontempi & Dominique Hertenberger: Val d’Europe, Paris – 2006. A est di Parigi, nella ville nouvelle di Val d’Europe, nel comprensorio di Marne-la-Vallée, tra un grande centro commerciale e la piazza del Comune di Serris, sorge un isolato di forma quadrangolare con all’interno una piazza ellittica delle stesse dimensioni dell’anfiteatro romano di Lucca. Una sequenza di edifici tutti diversi tra loro, ma nello spirito dell’architettura locale dell’Ile de France, progettata con la sensibilità dell’architettura italiana. Nel progetto torna anche lo studio cromatico dei manufatti edilizi che si sposano alla perfezione con il contesto ambientale e la piazza torna tema centrale della progettazione. Place de Toscane ha vinto il Palladio Award 2008, Boston USA.