[vc_row css_animation="" row_type="row" use_row_as_full_screen_section="no" type="full_width" angled_section="no" text_align="left" background_image_as_pattern="without_pattern" css=".vc_custom_1470495202139{padding-right: 8px !important;}"][vc_column css=".vc_custom_1470402358062{padding-top: 30px !important;padding-right: 20px !important;padding-left: 20px !important;}"][vc_separator type="normal" color="black" css=".vc_custom_1470414286221{margin-top: -5px !important;}"][vc_column_text css="" el_class="titolos8"]

di don Siegfried Lochner del 15/11/2025

[/vc_column_text][vc_column_text css=".vc_custom_1763400914474{padding-top: 35px !important;}" el_class="titolos6"]

Nel prezioso gioiello di Schloß Artstetten, nella Bassa Austria, ancora proprietà privata della famiglia Hohenberg, si è svolta la conferenza presieduta dal principe Leo von Hohenberg, che ha introdotto la tematica “Pax Mundi. Per una opposizione al terzo conflitto mondiale”. Sono state presenti molte delegazioni provenienti da tutta Europa, dagli Stati Uniti, dalla Russia e dall’Inghilterra. La manifestazione che porta la regia dell’austriaco Ronald F. Schwarzer, ha visto inizialmente una Santa Messa in rito romano antico in terza presso la Chiesa Capitolare del Castello.

[caption id="attachment_36816" align="aligncenter" width="1000"] Il nome Artstetten fu documentato per la prima volta a metà del XIII secolo. Ben presto, la fortezza medievale fu trasformata in un castello, che ebbe diversi proprietari in rapida successione fino all'acquisizione da parte dell’Imperatore Francesco I nel 1823. L’arciduca Carlo Ludovico (fratello dell'imperatore Francesco Giuseppe) ristrutturò ampiamente il castello, sia internamente che esternamente, a partire dal 1861. Nel 1889, l’arciduca Carlo Ludovico donò il castello di Artstetten al figlio maggiore, l’arciduca Francesco Ferdinando d’Austria-Este, che lo fece ricostruire secondo la propria visione. Dal 1913 Schloß Artstetten si presenta come lo conosciamo oggi: un complesso architettonicamente affascinante, fiancheggiato da sette torri caratteristiche.[/caption]

La Santa Messa celebrata dal Maggiore dell’esercito austriaco don Lochner Siegfried e coadiuvato dal sacerdote Don Stanislas Morin (FSSPX) nella figura di diacono, si è incentrata sulla giornata speciale dedicata al patrono della Bassa Austria Leopoldo III, detto il Santo, il Mite o il Pio (1073 a Gars am Kamp o Melk ; † 15 novembre 1136 vicino a Klosterneuburg), della casa di Babenberg, fu margravio1 della Marcha orientalis bavarese (Ostarrichi) dal 1095 al 1136. Canonizzato nel 1485, divenne il santo patrono dell’Austria in generale, e di Vienna, della Bassa Austria e, insieme a San Floriano, dell’Alta Austria in particolare.

[caption id="attachment_36817" align="aligncenter" width="1000"] In origine la chiesa era una cappella strutturalmente separata dal castello. A partire dal 1691, il nucleo gotico dell'edificio fu riprogettato, la navata fu collegata al castello sul lato ovest e l'intera chiesa fu sottoposta a un restauro barocco. Tre gravi incendi (nel 1730, 1760 e 1791) causarono ingenti danni alla chiesa, al castello e a molte case del villaggio. L'ultimo restauro completo ebbe luogo nel 1987. L'arredamento odierno proviene in gran parte dalla collezione dell'arciduca Francesco Ferdinando.[/caption]

La Santa Messa sotto le musiche di W. A. Mozart prende subito un carattere sacrale e la predica di Don Siegfried è piena di misticismo: il suo sguardo, dall’alto del pulpito, non mira ai fedeli in basso, ma egli osserva con impassibile fermezza il "cielo" della Chiesa, i suoi angeli, i suoi Santi – quella Chiesa trionfante, mai sconfitta, alla quale ogni cattolico oggi deve affidarsi. Le parole del prete sono vibranti, sembra quasi di assistere ad una predica di altri tempi, una teatralità della parola oggi scomparsa, ma mai così attuale: «Leopoldo fu educato alla “pietas”: sarebbe riduttivo tradurre il termine latino solo con ‘pietà’, poiché esso comprende in senso lato ciò che intendiamo per “senso del dovere”: Erga Deum: per essere veramente felice, l’uomo deve necessariamente avere un rapporto solido con Dio; Erga parentes: amore filiale e devozione verso coloro ai quali dobbiamo la nostra esistenza terrena; In amicum: attaccamento all’amico e, in senso lato, al proprio popolo; In patriam: amore per la propria patria; sono questi gli atteggiamenti che hanno plasmato la concezione dello Stato dei popoli cattolici nell’antica Austria e che noi definiamo appropriatamente “pietas Austriaca”!

[caption id="attachment_36818" align="aligncenter" width="768"] Il Santo Sacerdote, Maggiore dell'esercito Austriaco, don Siegfried Lochner.[/caption]

Papa Innocenzo VIII (1432 - 92), che elevò il margravio Leopoldo alla gloria degli altari, disse nella bolla in occasione della canonizzazione (Bolla di canonizzazione di Leopoldo): Il chiaro esempio del principe Leopoldo, che era sposato e doveva prendersi cura di molte persone, ci esorta ad abbandonare ogni scusa per esercitarci nel bene. Quest’uomo di Dio, cresciuto nella ricchezza, sempre esposto alla libertà di peccare, gravato dalle preoccupazioni coniugali e dagli affari di governo, non dimenticò mai la fede e la misericordia. […] Amministrò le cose temporali in modo tale da non perdere di vista quelle eterne. In qualità di padre della patria, Leopoldo si preoccupava quindi principalmente della salvezza delle anime dei suoi sudditi: l’uomo è un Imago Dei e non una semplice macchina! Da qui la fondazione di conventi: benedettini (culto divino), canonici (pastorale), cistercensi (pionieri della bonifica del territorio). Cercate prima il regno di Dio, tutto il resto vi sarà dato in aggiunta: istruzione, cultura, innovazione economica. Per Leopoldo, l’affetto filiale verso i suoi genitori era una fonte di motivazione per un’azione politica onesta. Era un figlio che si preoccupava dei suoi genitori anche dopo la loro morte e agiva di conseguenza: il suo senso di giustizia gli imponeva di riparare alle ingiustizie commesse da suo padre, restituendo i beni ecclesiastici che questi non aveva acquisito in modo legittimo.

San Leopoldo aveva degli amici? L’amicizia tra i grandi della storia e le persone di alto rango è qualcosa di diverso dalle amicizie private. L’amicizia tra i grandi dell’Impero può essere descritta al meglio con il concetto di rispetto reciproco e di comprensione e apertura reciproca. Ad esempio, nonostante la reciproca stima, il rapporto di Leopoldo con l’Arcivescovo di Salisburgo Konrad I (1075 – 1147) non fu sempre privo di attriti. Da un lato, Corrado rifiutò categoricamente la richiesta di Leopoldo di istituire una propria sede vescovile a Klosterneuburg, perché temeva un’influenza eccessiva del principe sulla sua organizzazione interna, dall’altro lato, si prese la libertà di consacrare personalmente la chiesa collegiata di Klosterneuburg. Quando si hanno amici potenti, spesso cedere è un importante servizio di amicizia, non da ultimo per il bene dei propri sudditi, di cui Leopoldo era un sincero amico.

[caption id="attachment_36819" align="aligncenter" width="1000"] Leopold III è ricordato principalmente per lo sviluppo della regione, che andò di pari passo con la sua opera di fondatore di monasteri. La sua fondazione più importante è Klosterneuburg , fondata nel 1108. Secondo la leggenda, fu il luogo in cui un'apparizione della Vergine Maria gli mostrò il velo della moglie Agnese, che aveva perso anni prima durante una battuta di caccia. Klosterneuburg fu ampliata e trasformata in residenza negli anni successivi. Altre fondazioni monastiche includevano l'abbazia di Heiligenkreuz e Klein-Mariazell . Queste fondazioni servirono a scopi di evangelizzazione , istruzione e sviluppo della zona ancora densamente boscosa. Anche le città ricevettero sostegno sotto la sua amministrazione; oltre a Klosterneuburg e Vienna, Krems fu una di queste , che acquisì una zecca. Il Kremser Pfennig, coniato a Krems, acquisì importanza sul mercato monetario. Anche le prime opere letterarie in lingua tedesca provenienti dall'area austriaca risalgono al suo tempo, in particolare quelle di Heinrich von Melk e Ava.[/caption]

Nella messa solenne di oggi, la sacra liturgia esulta: “Rallegrati, terra d’Austria, onorata dalla gloria di Leopoldo, tuo Sovrano sublime”. Leopoldo prese molto sul serio il compito che Dio gli aveva affidato di regnare sul suo paese, l’Austria, e sul popolo della sua patria. Si sforzò di realizzare ciò che era buono, sensato e realizzabile per il suo popolo e il suo paese. Da politico realista, sapeva che, nonostante l’amore per la pace, ogni Stato deve cercare di possedere un proprio esercito forte e ben addestrato, perché se l’esercito viene trascurato, anche il potere di uno Stato decadrà. Per il santo Leopoldo, tuttavia, l’esercito non era fine a se stesso, ma un mezzo per mantenere la pace nel suo paese, l’Austria. Il mite margravio non era quindi un pacifista utopista, ma era pronto a sostenere la sua politica di pace con le armi in due guerre difensive, quando si trattò di difendere l’Austria dalle campagne di conquista di Stefano II d’Ungheria. Il nostro Santo Patrono non attaccò mai nessuno! Cosa può dirci oggi la vita di San Leopoldo? Heimito von Doderer (1896 – 1966) ci dà la risposta giusta: «La vera illuminazione viene solo dal passato!» Una personalità religiosa e politica esemplare come quella di San Leopoldo è come un raggio di sole che illumina la fredda oscurità dell’attuale situazione religiosa e politica! La riflessione sulla sua vita e sulle sue azioni ci rivela gli errori del presente nella Chiesa e nello Stato! Quando la Chiesa smette di essere «Mater et Magistra», contraddice la Chiesa dei nostri antenati e rompe così la continuità e l’unità nella professione della fede rivelata da Dio per diventare protagonista dell’opinione politica corrente, allora smette di essere la stessa Chiesa che ha educato San Leopoldo e lo ha condotto alla Santità.

• Per noi cattolici, la Chiesa è il punto di riferimento fisso a cui il mondo deve orientarsi;

• Per i modernisti, il mondo è il punto di riferimento mutevole a cui la Chiesa deve adattarsi.

Una Chiesa che non diffonde più la fede cattolica, ma il nuovo pseudo-vangelo del globalismo ha tradito la sua missione e si è umiliata a diventare il trampolino di lancio del “nuovo ordine mondiale” dello Stato profondo. Negli ultimi giorni abbiamo sentito dire che nella “Chiesa sinodale” nessuno è chiamato a comandare, nessuno può imporre le proprie idee, nessuno è escluso e nessuno possiede tutta la verità. Una tale “Chiesa”, che si arrende alla dittatura del relativismo, non sarebbe più la Chiesa cattolica fondata da Cristo, che nostro Signore Gesù Cristo ha dotato di un papato monarchico e di un ordine gerarchico; una Chiesa in cui non esistono “idee”, ma una rivelazione divina vincolante per tutti, alla quale la nostra vita deve orientarsi e che non può essere reinterpretata secondo le correnti di uno spirito del tempo decadente ed edonistico e privata della sua sostanza! Se è vero ciò che scrive il filosofo Richard Kralik (1852 -1934) nel capitolo “Staatskunst” (L’arte di governare) circa la sua visione della Weltschönheit (Bellezza del mondo), afferma come “lo Stato, naturalmente compresa la Chiesa, è la vera opera d’arte totale”, allora si spiegano i profondi nessi di sviluppi nella nostra patria che a prima vista sembrano inspiegabili e non più razionalmente comprensibili. Dunque, una Chiesa dedita al relativismo della fede e dei valori, sottrae di conseguenza anche allo Stato (ad essa collegato) le sue fondamenta portanti. Non si spiega altrimenti il fatto che esso non sappia più opporsi verso una sempre più evidente acquisizione ostile da parte di elementi e interessi estranei alla cultura, allo Stato e al popolo e non sia più disposto a difendere i propri interessi del popolo e dello Stato. Un’Austria che non fa più dell’amore per Dio, del rispetto della sua gloriosa storia, dell’amore per il proprio popolo e per il proprio Paese il fondamento della sua azione politica, diventa giocattolo di interessi e poteri stranieri e correrebbe incontro alla sua sicura rovina. Nella bolla di canonizzazione di Leopoldo si legge: “Egli governò l'Austria per quarant'anni. Mentre in altri paesi regnavano omicidi e violenze, egli mantenne il paese a lui affidato in una lunga pace”.

Una politica fallimentare ci ha portato oggi omicidi e violenze quotidiane, e non è possibile prevedere se continueremo a godere di una lunga pace sia all’interno che all’esterno. Perché la rivoluzione sta penetrando nelle strutture più intime della personalità, distruggendo il sano giudizio, scatenando tutte le passioni, relativizzando tutte le verità e volendo creare una società in cui nulla è più sacro. Tuttavia, l’odierna festa del nostro santo patrono è in grado di darci nuova speranza. Esiste un’alternativa alla cosiddetta “assenza di scelta” di un nuovo ordine mondiale bombardato dai guerrafondai e alla distruzione consapevole delle nostre basi culturali, e questa alternativa si chiama:

1) rimanere saldi nella verità;

2) credere incrollabilmente in ciò che la Chiesa ha sempre creduto;

3) amare Dio più del mondo senza compromessi;

4) avere il coraggio di sopportare l'isolamento e lo scherno;

5) rifiutarsi di accettare l’errore, l'eresia o il declino morale in nome del “dialogo”, della ‘pastorale’ o del “progresso”;

6) Sotto la bandiera della Vergine Maria Immacolata, Corredentrice e Mediatrice di tutte le grazie necessarie per questa lotta, entrare nella battaglia spirituale;

Perché:

- Cristo vince – non forse, ma certamente.

- Cristo regna – anche se molti Lo rinnegano o usurpano il Suo trono.

- Cristo comanda – e chiunque Lo ama seguirà questo comando a qualsiasi costo.

Non cerchiamo quindi prima tutto il resto e solo alla fine il Regno di Dio; ma cerchiamo, come San Leopoldo, prima il Regno di Dio, e tutto il resto ci sarà dato in aggiunta. Così sia».

1Dall'VIII alla fine dell'XI secolo, il termine "margravio" (latino: marchio o marchisus) indicava principalmente un ruolo di comando indefinito ricoperto da un nobile nella regione di confine, la "Marca" , del Sacro Romano Impero. In seguito, il titolo si staccò dal suo legame originario con il confine e identificò il detentore come avente un rango specifico all'interno del gruppo dei principi imperiali. Il titolo di margravio non indicava una carica specifica. Il titolo ufficiale di un conte nella regione di confine rimase la designazione generale di "conte" (comes) . Studi precedenti, tuttavia, presumevano che un margravio fosse un funzionario reale o imperiale con autorità militare nella regione di confine. Questa visione obsoleta si basava sul presupposto di un sistema equilibrato di amministrazione statale con gerarchie chiare e responsabilità altrettanto chiare all'interno di un apparato di funzionari orientato al re. Nel Sacro Romano Impero, i margravi appartenevano al rango di principi imperiali ed erano quindi praticamente pari in status ai duchi. La forma di indirizzo per i margravi era Altezza (Reale).

© L’altro – Das Andere – Riproduzione riservata