31 Gen Tiepolo e il dominio della luce a Würzburg
di Giuseppe Baiocchi del 31/01/2026
Non vi è altro monumento nella storia dell’arte europea, in cui il rapporto tra l’irrilevanza del committente e l’importanza dell’opera sia così sbilanciato. Alludo al soffitto dello scalone monumentale della Reggia dei Principi-Vescovi di Würzburg, nella capitale della Franconia. Sebbene il Palazzo vide l’inizio dei lavori nel 1720 sotto il Vescovo Johann Philipp Franz von Schönborn (1673 – 1724) e la direzione dell’architetto tedesco Johann Balthasar Neumann (1687 – 1753) – il suo proseguimento continuò sotto Friedrich Karl von Schönborn-Buchheim, con il completamento della grande corte d’onore esterna, la Cappella Palatina (dell’architetto austriaco, allievo di Carlo Fontana, Johann Lucas von Hildebrandt (1668 – 1745), il grande scalone di rappresentanza e il giardino frontale alla residenza –, fu nel 1751 (dopo un periodo di fermo) che la Würzburger Residenz ebbe la nuova e definitiva consacrazione.

L’edificio ha una pianta grosso modo rettangolare, lunga 167 metri e larga 97, con un ampio spazio riservato al giardino in direzione della città. Il complesso ha la tipica struttura a “U” e racchiude al proprio interno quattro diversi cortili nelle ali laterali e due minori nella parte centrale, oltre ad una serie di edifici esterni al palazzo stesso che servivano per accogliere gli uffici della diocesi. L’intera struttura è formata da 400 stanze. Nell’ala sud-occidentale della Residenz si trova la Hofkirche, una vera e propria chiesa costruita in stile barocco con stucchi e pulpito di artisti italiani. All’esterno dell’edificio si trova un enorme giardino, chiamato Hofgarten, anch’esso progettato secondo i dettami del XVIII secolo.
Edificato con una dimensione e ambizione degna di Versailles, i proventi per il rinnovo, provennero da uno degli episodi di corruzione più eclatanti dell’epoca: il responsabile dell’Amministrazione patrimoniale dei Principi-Vescovi fu scoperto nel sottrarre una incredibile quantità di denaro alla curia del luogo. Il saggio Principe-Vescovo Karl Philipp von Greiffenclau zu Vollraths (1690 – 1754) per evitare uno scandalo pubblico ed un danno di immagine irreversibile agli occhi del popolo, risolse la comatosa vicenda facendosi restituire l’intera somma e riversando tale denaro per far affrescare la Sala Imperiale e la Scala Regia già menzionata. Greiffenclau zu Vollraths non bada a spese: in questa corte “rinascimentale” ancien régime chiama i due migliori artisti dell’epoca: i veneziani Zuan Batista Tiepolo (1696 – 1770), suo figlio Giandomenico Tiepolo (1727 – 1804) Contravvenendo ad un principio veritiero dove il Tiepolo va ammirato “a casa sua”, qui l’artista impone il viaggio, lo spostamento, la scoperta, con il viso rivolto in alto, ad ammirare il dominio della luce di Würzburg. Tiepolo quel viaggio (che si svolge tra il 1750 e il 1753 e che fu favorito dai mercanti tedeschi che commerciavano a Venezia) lo fece davvero e lo fece risolutamente con i mezzi dell’epoca, essendo pagato a peso d’oro: partiva con il cuore pesante sapendo che la Repubblica di Venezia (697 – 1797) era al suo tramonto, alla sua eclissi e dunque non rimaneva altro che andare in giro, come raminghi della storia dell’arte. Certamente il risultato lascia a bocca aperta, poiché in questo capolavoro straordinario, mai Tiepolo è pienamente Tiepolo così come a Würzburg: l’opera d’arte più importante di tutto il Settecento europeo.

Il Salone Imperiale, restaurato nel 2009, ospita affreschi di Giovanni Battista Tiepolo.
Inizialmente egli doveva affrescare le pareti e il soffitto della Sala da Pranzo della Reggia che fu detta poi la “Kaisesaal”, la Sala Imperiale per i soggetti imperiali che furono imposti alla fantasia del pittore. Quella sala è uno spazio strano, poiché scaleno e Tiepolo si trova ad affrescare dei triangoli di muro lasciati scoperti dall’architetto decoratore di grandissimo ardimento Balthasar Neumann, già architetto militare, scenografo, ufficiale d’artiglieria e soprattutto il più grande architetto del rococò tedesco. Nel soffitto della sala e in questi triangoli, lasciati liberi da una rigogliosissima partitura di stucchi dorati, Tiepolo riscrive la storia feudale di Würzburg con matrimoni imperiali e investiture di Principi-Vescovi, ma per l’artista il passato è immaginabile unicamente nel suo dorato Cinquecento veneto e dunque i fatti del medioevo tedesco, prendono forma, rivestiti dalla luce delle ville palladiane, con vestiboli che accettano la sfida delle colonne surreali della Pala Pesaro di Tiziano (1519 – 26) in Santa Maria Gloriosa dei Frari a Venezia: la città veneta è trasportata in Germania, ottenendo uno straordinario e strepitoso successo. Passa il primo inverno e Tiepolo che non può affrescare in quel momento, dipinge le Pale d’altare della Cappella della Reggia e poi arriva la svolta; il Principe-Vescovo Karl Philipp chiede a Tiepolo un lavoro che non era stato minimamente concordato, qualcosa che nasce con l’intesa umana tra i due: affrescare la volta smisurata (650 mq) del grandissimo scalone regio, il più grande dell’epoca in Europa. Lo spazio architettonico che il pittore veneto si appresta a dipingere è un autentico capolavoro dell’architetto Neumann: si tratta di uno spazio infinito che si scopre a poco a poco salendo la scala. La prima impressione dello spettatore appena entra nella Reggia è un vestibolo relativamente scuro e con un soffitto basso, con l’architetto che gioca spiazzando lo spettatore: luogo di poca luce e poca aria, è una provocazione che verrà risolta ribaltando la situazione in cui lo spettatore di lì a poco verrà immerso in uno spazio infinito, imbevuto di una luce assoluta. Si sale la prima singola rampa di scale e in alto man mano che si sale si allarga una visione terrificante: una donna selvaggia coronata di piume cavalca uno smisurato alligatore.

Per la celebre scalinata a volta senza colonne di von Neumann, il veneziano Giovanni Battista Tiepolo realizzò l’affresco del soffitto raffigurante i quattro continenti nel 1752/53. Con i suoi 18 x 30 metri, il dipinto è uno dei più grandi affreschi a pannello singolo mai realizzati. In totale, oltre 40 stanze del palazzo sono aperte ai visitatori, ospitando una ricchezza di mobili, arazzi, dipinti e altri tesori d’arte del XVIII secolo.
Quando si arriva al primo piano, al “ballatore” o pianerottolo intermedio, chi sale si trova di fronte un muro, poiché Neumann vuole stupire ancora e forza il percorso: ci si deve per forza voltare e girandosi il visitatore si troverà di fronte due rampe di scale. La scala dunque raddoppia, bisogna scegliere o l’imbocco a destra o quella a sinistra e mentre si prosegue verso il piano nobile la luce aumenta e mentre questa lenta, larga e piana scala scorre sotto i passi del visitatore appare un’altra visione, molto più rassicurante, molto più coltivata. Tiepolo affresca una corte europea: sembra di essere arrivati al cospetto del Principe-Vescovo e in effetti lo vediamo circoscritto in una cornice di alloro tonda volare sopra la nostra testa. La grande Scala di rappresentanza ha una illuminazione complicata che Tiepolo deve aver studiato nel più minuto dettaglio: ha cinque finestroni a Nord, tre a Ovest, tre a Est e nessuna finestra a Sud; la volta è a sesto ribassato e quindi è illuminata da una luce morbida: più ricca e fredda da nord, che ha determinato i colori squillanti del cornicione da quel lato; invece una luce che entra al tramonto da Ovest, scalda la sala, esaltando la scala cromatica dei colori caldi. I colori seguono le condizioni di luce, nelle stagioni e nelle ore del giorno: è un caleidoscopio in movimento che non può mai essere visto una volta e per sempre, ma il recarsi in reggia in stagioni diverse o in ore diverse del giorno porta a conoscere opere che ci sembrano completamente diverse: è un’opera cangiante, che non ha un volto solo. Un altro elemento che colpisce è che l’affresco è talmente smisurato, che è impossibile vederlo nel suo complesso; nonostante la fotografia moderna ci permetta – con il grandangolo – di avere una visione d’insieme dell’opera, in realtà l’affresco rimane inconoscibile nel suo insieme. Si osserva muovendosi, va visto nella sua parzialità, va visto nella sua asimmetria, non esiste un centro, non esiste una possibilità di una lettura unitaria. Tiepolo calcola e immagina un visitatore in movimento sia sulle scale, sia sul piano di arrivo del grande scalone. Lo spettatore è indotto a muoversi per cogliere i giochi di luce e di ombra, per cogliere il movimento delle incredibili nuvole colorate che lo sovrastano e che sembrano muoversi, sospinte dal vento: nuvole che sono in fondo le vere protagoniste di un soffitto che non ha un vero e proprio profilo narrativo.

L’affresco sul soffitto della tromba delle scale della Residenza di Würzburg, pareti nord, ovest ed est raffiguranti l’Africa, l’Asia e una vista verso l’America.
La luce inoltre non è soltanto l’unica condizione di visione, ma lo è anche il tema iconografico dell’opera, poiché la prima cosa che si vede sopra all’Europa, è una donna, molto rassicurante, di corte che vediamo arrivando e al sommo della scala c’è Apollo, il Dio della luce che diffonde la luce del sole sui quattro continenti. Questo è il tema dell’affresco: la luce del sole che illumina il mondo e in questo quadro idilliaco il ritratto del Principe-Vescovo Karl Philipp Greiffenclau zu Vollraths viene portato in trionfo nel cielo. Il ritratto del Vescovo viene sostenuto da un grifone: un gioco di parole, poiché in tedesco “Greifen” vuol dire preda e il ritratto sembra quasi aver timore del suo stesso animale araldico che sembra lacerarne il ritratto, come se Tiepolo si volesse dimostrare consapevole della caducità della fama di questo governatore di provincia che sarebbe stato cancellato dalla storia, se non avesse avuto l’intelligenza di far lavorare il veneziano, il quale poco tempo dopo ad un giornale veneto affermò come “gli artisti devono lavorare per i signori grandi e ricchi”. Sembrava una dichiarazione di totale sottomissione al potere e al denaro, ma poi aggiunge “perché sono gli unici che possono consentire agli artisti di poter rappresentare le loro grandi idee”: in fondo non è l’artista che serve al mecenate, ma è il mecenate al servizio dell’artista. Sul cornicione Sud, sul quale è dipinta l’Europa e la sua corte, vediamo anche l’allegoria della pittura stessa: Tiepolo decide di rappresentare l’Europa attraverso le arti, con un concerto cinquecentesco veronesiano, una bella villa e poi le arti sorelle. Il pittore raffigura anche l’architetto della reggia Neumann, morto da pochi mesi, con il quale Zuan Batista (italianizzato Giambattista) doveva aver stretto una amicizia, rappresentato in uniforme militare con uno sguardo profondo e penetrante sdraiato su una bombarda, vivissimo egli guarda le profondità del cielo di Tiepolo con un cane da caccia che lo annusa come se fosse ancora in vita. Poi c’è la scultura, rappresentata da un ritratto in piedi a figura intera del più grande stuccatore di gusto rococò dell’Europa centrale, il ticinese Antonio Giuseppe Bossi (1699 – 1764), che aveva lavorato alla decorazione della reggia. Come di consueto accade, anche qui Tiepolo si immortala, ma questa volta senza parrucca, con un abito da lavoro che contrasta con suo figlio Giandomenico appena dietro di lui, che invece indossa un abit con cipria e parrucca: la vanagloria ottimistica della gioventù e la consapevolezza sprezzante invece della maturità del padre; dietro di loro una visione di una delle cupole della residenza stessa, dove il contenitore architettonico dipinto crea un gioco di esterni ed interni e si intravede la finestra dei quartieri in cui Tiepolo viveva e intorno a loro, c’è un ponteggio, con un tavolato di legno malandato: sono i ponteggi su cui Tiepolo stesso aveva affrescato, creando una rappresentazione anche concreta e realistica, autoironica della condizione materiale dell’artista.

I Quattro Continenti: L’Europa.
Questa è l’Europa, questa è l’arte, questa è la piccola cerchia degli artefici che si includono dentro la rappresentazione, ma gli altri tre cornicioni sono popolati da figure assai meno tranquillizzanti. I continenti sono rappresentati non più da una regina in trono, ma come delle creature dalla bellezza straordinaria e selvagge allo stesso tempo: vi ho già parlato dell’America che cavalca un alligatore, questa bellissima donna pellirosse, la quale viene affiancata incongruamente da un paggetto veneziano che le porge una tazza di porcellana cinese colma di cioccolata fumante, quest’ultima infatti veniva dal Nuovo Mondo; accanto in tutta tranquillità una tribù di cannibali arrostisce delle teste umane, probabilmente delle teste di colonizzatori bianchi. Qui in uno dei dettagli più belli di tutto lo scalone, un artista occidentale, forse lo stesso Tiepolo, si inerpica per spiare i cannibali – con eleganti scarpe a punta del tutto inappropriate al compito – con una marsina rossa e scivola, con i suoi piedi che finiscono nel vuoto, rischiando di far cadere l’artista curiosone, il personaggio sembra un inviato speciale in una zona di guerra, richiamo ironico e geniale al ruolo dell’artista come fonte e filtro della conoscenza del mondo attraverso la pittura.

Karl Philipp introdusse un nuovo regolamento per le parrocchie della diocesi di Würzburg e ne regolò l’amministrazione, oltre a riportare in auge gli studi di farmacia e fisica nella città. In questo senso si fece promotore dell’università di Würzburg, aumentando anche i salari dei professori e stabilendo cattedre per nuove materie, prevalentemente di indirizzo scientifico.
L’Africa su di un cammello, circondata da mercanti, fumatori di pipa, commercianti di perle, dalla personificazione del Nilo, da uno struzzo insediato da un macaco che cerca di strappargli una piuma con il primate che è pericolosamente aggrappato al cornicione; l’Asia che incede su di un elefante e qui Tiepolo inverte la tradizione nella quale il cammello era associato all’Asia e l’elefante all’Africa: il pittore veneto usa i repertori iconografici per confondere e stupire lo spettatore. L’Asia è caratterizzata dalla caccia alla tigre, una scena di una carica emotiva straordinaria, che ci trasporta immediatamente in paesi lontani. C’è il drammatico commercio degli schiavi, corpi nudi in catene, c’è il golgota, il colle della crocifissione in Asia ed accanto vi sono scene grottesche di orientali e poi un gruppo particolarmente ermetico che si raduna intorno ad un obelisco dove cresce del muschio: è l’idea intrigante che l’Asia sia in fondo la culla della storia con la Mesopotamia, la terra fra due fiumi, poi la coscienza storica, Erotodo, la Grecia e dunque si nota anche una iscrizione con un alfabeto inesistete, poiché Tiepolo evoca tutto un palinsesto di storia dell’umanità e di natura. Come ho scritto non si può descrivere questa volta, se non disgregandola in una serie infinita e cangiante di particolari e di figure, di scene e cambi di tono, dove il tragico e il comico si uniscono: è il mondo nella sua complessità in cui Tiepolo racchiuse i quattro continenti nella Reggia di questo Principe-Vescovo, ultimo retaggio della gloria medievale di Santa Romana Chiesa. In fondo la grandezza di questa opera risiede nell’incantata leggerezza con cui Tiepolo non si cura più di parlare la lingua dei simboli terribili messi a punto in secoli di retorica del potere, ma preferisce invece smaterializzare tutto in questo oceano di luce che eternamente reagisce con il cambio delle ore e delle stagioni.

I Quattro continenti: L’Africa.

I Quattro continenti: l’Asia.
E quindi torniamo al suo viaggio con il cuore pesante: Tiepolo, con questi sentimenti, nel dipingere la volta dello scalone, si rende ormai conto di arrivare alla conclusione della grande stagione della storia dell’arte italiana, con l’Europa che sta scivolando verso l’imbuto della Rivoluzione Francese, che sembrerà spazzare via il vecchio mondo e quell’oceano di luce di memoria e tradizioni, ma in alcune giornate di luce brillante, l’affresco del Tiepolo sembra invitare alla danza, ancora una volta, dove leggerezza e liberazione ci fanno cogliere il traguardo di una lunga ed eroica storia figurativa.

I Quattro continenti: l’America.
Per approfondimenti:
_Alpers S., Baxandall M., Tiepolo e l’intelligenza figurativa, 1996, Einaudi.
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