La situazione politica spagnola in Catalogna

di Giuseppe Baiocchi 22/09/2017

Chi vuole un Regno di Spagna unito all’insegna  della tradizione e dell’identità, nel rispetto di patrie e nazioni, non può che parteggiare per una paese unito. I Catalani hanno mantenuto nel corso dei secoli una volontà costante all’autogoverno, personificato in istituzioni quali la Generalitat – creata nel 1359 dalle Cervera Corts.
Il 18 Giugno del 2006 i catalani approvarono il nuovo statuto di autonomia della Catalogna con il 73,9% dei voti su una partecipazione al voto del 49,4%: in pratica due catalani su tre non votarono il progetto di Zapatero la “Spagna plurale”. Già all’epoca fu da più parti sottolineata la bassissima partecipazione invitando tutti alla riflessione. Mentre nel referendum di ratifica dello statuto del 1979 la partecipazione era stata del 59,7%, con i voti favorevoli pari all’88,1%. Sostanzialmente siamo di fronte ad una minoranza chiassosa che vuole prevaricare una maggioranza silenziosa.

Il 2 giugno 2014, a seguito di un colloquio privato con il sovrano, il primo ministro spagnolo Mariano Rajoy ha annunciato l’intenzione del re di abdicare in favore del figlio. Juan Carlos ha confermato la decisione, firmando l’abdicazione il 18 giugno. Il 19 giugno il padre gli ha imposto la fascia di Comandante dell’esercito di Terra, Aria e Mare. In seguito, ha giurato davanti alle Corti Generali dicendo: “Giuro di adempiere fedelmente ai miei doveri, osservare e far osservare la Costituzione e le leggi e rispettare i diritti dei cittadini e delle comunità autonome”; Felipe è stato così proclamato re di Spagna con il nome di Felipe VI e ha tenuto il suo primo discorso al Parlamento. Tornato al Palazzo reale di Madrid si è affacciato dal balcone per salutare la folla e ha assistito a una parata militare in suo onore.

E’ bene ricordare che la Catalogna ha già una compiuta autonomia, basta leggere il suo Statuto.
• L’autogoverno della Catalunya è fondato sulla Costituzione, così come sui diritti storici del popolo catalano che, nel rispetto della Costituzione, danno origine in questo Statuto al riconoscimento della posizione unica della Generalitat. La Catalunya desidera sviluppare la sua personalità politica all’interno della struttura di uno Stato che riconosce e rispetta la diversità di identità dei popoli di Spagna;
• La tradizione civile ed associativa della Catalunya ha sottolineato sempre l’importanza della lingua e della cultura catalane, dei diritti e dei doveri, della conoscenza, della educazione, della coesione sociale, dello sviluppo sostenibile e dell’uguaglianza dei diritti, ed oggi, soprattutto, dell’uguaglianza tra donne e uomini;
• La Catalunya, attraverso lo Stato, partecipa alla costruzione del progetto politico dell’Unione Europea, i cui valori ed obiettivi condivide;
• La Catalunya, con la sua tradizione umanistica, afferma il suo impegno insieme a tutte le persone nel costruire un ordine mondiale pacifico e giusto.
Il Parlamento di Catalunya, riflettendo il sentimento e la volontà dei cittadini – ad ampia maggioranza – ha definito la Catalunya una nazione. La Costituzione spagnola, nel suo secondo articolo, riconosce la realtà nazionale di Catalunya come nazione. I poteri della Generalitat sono emanati dal popolo di Catalunya e sono esercitati in accordo con quanto stabilito dal presente Statuto e dalla Costituzione.
Il rapporto della Generalitat con lo Stato è basato sul principio di reciproca lealtà istituzionale, e regolato dal principio generale secondo cui la Generalitat è Stato, per i principi di autonomia, bilateralismo ed anche di multilateralismo.
Siamo di fronte ad una strumentalizzazione di forze nichiliste e estremiste, che sulla carta fondamentale parlano di inclusione, ma che nei fatti propugnano un nazionalismo esclusivo.
Il tentativo ben evidente di puntare a distruggere un’istituzione monarchica costituzionale, quella dei Borbone, per instaurare una repubblica in Catalogna – in una regione che non ha nulla da rivendicare -, è quantomeno evidente, basta leggere il suo statuto o carta fondamentale.
In quest’ultima si può analizzare la piena attuazione di un’autonomia a tutto campo, nel solco della fedeltà e lealtà alla Costituzione della Spagna e all’interno dello Stato, mentre una minoranza espressione di una minoranza, si sforza unicamente nella direzione di non comprendere le differenze di una vera società inclusiva, in cui conti l’amore per la Catalogna, ma anche per la Spagna e per l’Europa.

L’attuale costituzione spagnola si riferisce alla monarchia come “la corona di Spagna” e il titolo costituzionale del sovrano è semplicemente rey/reina de España. La legge costituzionale, però, accenna anche alla possibilità dell’uso degli altri titoli storici della monarchia iberica, senza tuttavia specificarli. Un decreto promulgato il 6 novembre 1987 dal consiglio dei ministri regola i titoli e il trattamento spettante ai membri della casa reale, e, su queste basi, il sovrano ha il diritto di usare gli altri titoli appartenenti alla corona (El titular de la corona se denominará Rey o Reina de España y podrá utilizar los demás títulos que correspondan a la Corona, así como las otras dignidades nobiliarias que pertenezcan a la Casa Real). Contrariamente a quanto si crede, la serie completa dei titoli storici, che comprende oltre venti regni, non è attualmente in uso. L’insieme dei titoli feudali venne impiegato l’ultima volta nel 1836 con Isabella II di Spagna. Inoltre è Gran maestro del Real Consiglio degli Ordini Militari.

La Catalogna insieme al resto della Spagna costituisce una realtà sociale e storica: il catalano, con la sua lingua, è un linguaggio e fa parte della cultura iberica. Tale linguaggio dovrebbe essere usato come mezzo di comunicazione tra gli individui, non come strumento di divisione.
Esistono sempre dei distinguo, che sono l’anima della vecchia Europa, in cui hanno convissuto varie anime, perché tante patrie, ognuna con le sue peculiarità, ma all’interno di nazioni e queste a loro volta di Stati.
Occorre a questo punto fare una precisazione su cosa sia una patria o piuttosto una nazione:
_per patria si intende il complesso degli uomini che abitano il territorio nel quale ciascuno dei suoi componenti appartiene per nascita, la terra dei propri padri, lingua, cultura, storia e tradizioni accomunati da tutto un insieme di istituzioni, tradizioni, sentimenti, ideali;
_per nazione si intende un complesso di individui che hanno comunanza di origine, di lingua, di storia e che di tale unità hanno coscienza, anche indipendentemente dalla sua realizzazione in unità politica. Solitamente una comunanza basata su consanguineità, comune discendenza, sede comune, lingua, religione, costumi. La nazione si fonda su vincoli non giuridici, piuttosto naturali, morali;
_per Stato si intende il vincolo giuridico, l’elemento formale di cui patria/e e nazione/i ne sono i componenti. Esso è l’entità giuridica che possiede le strutture amministrative e politiche, che detiene potere sovrano su un determinato territorio e sui soggetti che vi appartengono.
La Catalogna ha una autonomia di fatto compiuta. Le millanterie nazionalistiche sulle affermazioni che la Spagna sottragga risorse alla Catalogna stessa o il presunto disprezzo nei confronti dei Catalani, non hanno riscontrato nessun veridicità internazionale, soprattutto dopo i tragici eventi di Barcellona. Sono gli stessi Catalani unionisti, la maggioranza a testimoniarlo. Piuttosto si può certamente biasimare la mancanza di libertà subita in Catalogna dagli unionisti, dove il discorso del nazionalismo sembra essere l’unica forma corretta per rappresentare i Catalani. L’invasione di questa politica di pensiero unico nei media ufficiali e nelle amministrazioni pubbliche locali e regionali è contraria al dovere fondamentale della neutralità e della pluralità democratica.
E’ piuttosto necessario mettere in guardia sul rischio che riguarda i rigurgiti dei sentimenti di guerra civile, della propaganda dell’argomento del nazionalismo vittimistico, che ha portato così tanta sofferenza ai suoi popoli durante il passato recente. La Carta Fondamentale di un popolo o Costituzione è lì a garantire proprio i cittadini, che ad essa si affidano per regolare i loro rapporti e ad essa fa continuo riferimento anche lo Statuto della Catalogna, anche se oggi sembra non voler rispettare il patto con essa. La certezza del diritto deve restare un valore fondante di uno Stato. Per questo in Catalogna bisognerebbe coraggiosamente difendere ciò che unisce e rigettare ciò che separa, invitando tutti gli spagnoli, catalani o meno, a mobilitarsi in difesa della coesistenza nella diversità, in una Spagna di tutti. La Catalogna è parte dell’essenza della Spagna, pertanto ricordiamo a tutti gli spagnoli che la separazione è un problema di tutti: il paese iberico senza la Catalogna non sarebbe più la Spagna.

Non è bastato neanche il saluto commosso del sovrano spagnolo, Felipe Juan Pablo Alfonso de Todos los Santos de Borbón y Grecia (Felipe VI), verso le vittime del brutale attentato terroristico dell’agosto 2017, per spegnere le polemiche indipendentiste catalane.

Alla Catalogna non manca il riconoscimento della sua patria, della sua nazione. A ben vedere i nazionalisti millantano che il popolo Catalano reclama la libertà, ma la possiede già, tutelata dalla sua carta fondamentale, messa nero su bianco.
La Spagna riconosce alla Catalogna la Generalitat, un parlamento che legifera autonomamente, ha una sua polizia, la sua bandiera, il suo inno, i suoi diritti. Si può forse dire che la Catalogna non sia libera?
Invito alla lettura dello Statuto catalano. La realtà è un’altra: una classe politica anti tradizionale, anacronisticamente marxista – probabilmente sostenuta da forze di un disegno più grande che vuole colpire l’istituto monarchico e le tradizioni, di cui il popolo spagnolo è fiero custode -, vuole infliggere un colpo mortale ad un sistema che è l’ultimo baluardo contro il dilagare del relativismo più sfrenato, della società liquida e liquefatta, senza più riferimenti.
Un modello che costruirà una nuova etnia di sudditi operai, capaci solo di obbedire, perché privati anche dell’anima, della morale, delle radici cristiane, della identità e di molto altro ancora. L’autonomia è diventato solo il puntello per far breccia nelle spesse mura costruite da secoli di storia: nulla di tutto ciò è vicino alla pace e alla prosperità dei Catalani, quindi degli Spagnoli e di tutti quelli che hanno a cuore questi valori. Sì all’Autonomia no alla Secessione.

 

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