Il Dracula di Stoker: il romanzo gotico tra simbolismo e psichiatria

di Giuseppe Baiocchi del 06/12/2016

La rappresentazione metafisica europea del “male”, si incarna spesso in un unico personaggio letterario e cinematografico: il conte Dracula.
Nella letteratura del vecchio continente, il “Castello di Otranto” è il primo romanzo dove possiamo percepire il senso letterario gotico, ma nel “Dracula” di Bram Stoker l’inquietudine, la paura e la malvagità stessa si impersonificano all’unisono. Il conte dell’Impero Austro-Ungarico, funge da legante di tutta la trama, rendendo straordinaria la lettura.
Un vecchio alto, accuratamente sbarbato, ma con lunghi baffi bianchi, vestito di nero dalla testa ai piedi, senza una nota di colore in tutta la persona. Teneva in mano una antica lampada d’argento, la cui fiamma ardeva senza un tubo, né un globo di sorta, e proiettava lunghe, tremule ombre mentre oscillava nella corrente della porta aperta. (…) Un viso d’aquila, caratterizzato da un naso sottile e decisamente arcuato, con narici assai dilatate; una fronte alta e bombata, con capelli radi sulle tempie, ma fitti altrove. Le sopracciglia foltissime quasi si congiungevano sulla radice del naso, i peli tanto cespugliosi da sembrare arricciati. La bocca, per quello che potevo vedere sotto i grandi baffi, era ferma e di taglio crudele, con denti particolarmente bianchi e aguzzi, che gli sporgevano dalle labbra, il cui notevole colore rosso dimostrava una stupefacente vitalità in un individuo così anziano. Quanto al resto, orecchie pallide ed estremamente appuntite, il mento forte e deciso, le guance sode sebbene magre. (…) Le mani erano invece alquanto grossolane, larghe, con dita tozze. Particolarmente strano, il centro del palmo era peloso. Le unghie, sottili e belle, tagliate molto a punta”.
Così appare il male – facente parte di una razza diversa da quella dell’uomo – agli occhi del britannico Jonathan Harker, arrivato al castello del conte per risolvere una pratica per il suo studio legale, dove egli era impiegato.

Adattamento dell’omonimo spettacolo teatrale di Broadway del 1927, Dracula è un film del 1931 diretto da Tod Browning e da Karl Freund. E’ una delle più note trasposizioni cinematografiche dell’omonimo romanzo di Bram Stoker del 1897. Nella foto Bela Lugosi interpreta il conte Dracula.

Ma chi è il conte Dracula nell’immaginario europeo? Il vampiro può definirsi l’archetipo del male assoluto?
Seguendo un profilo storico, Vlad Dracula o Vlad Tepes governò la Valacchia nel tardo medioevo (1448) fino agli inizi del rinascimento (1476) diventando tristemente noto, come vero e proprio tiranno impalatore di uomini. Elemento non trascurabile fu la sua lotta contro l’esercito dell’impero ottomano: i turchi nel medioevo erano considerati uomini che il demonio aveva mandato sulla terra, erano l’incarnazione del male nel panorama cristiano. La Valacchia – provincia romena della Transilvania (oggi) – diviene così terra di lotta tra bene e male. Le fondi storiche sono state considerate di grande importanza per l’irlandese Bram Stoker poiché hanno conferito autorevolezza al malvagio personaggio. Difatti l’immaginario del “vampiro” era già stato toccato da John Polidori e Francis Varney.

La Fortezza di Poenari (rumeno: Cetatea Poenari), nota anche come Castello di Poenari, è una fortezza situata nel comune di Arefu, nel Distretto di Argeș (Romania), affacciata sulla valle scavata dal fiume Argeş. Fu eretto nel XIII secolo durante il regno di Valacchia, divenendo nel XIV secolo il castello più importante della famiglia dei Basarabidi. A distanza di pochi decenni il castello venne abbandonato e versò in rovina fino al XV secolo, quando venne recuperato e rafforzato da Vlad III di Valacchia, il personaggio storico ispiratore del mito di Dracula. A seguito della morte di Vlad III, nel 1476, il castello fu nuovamente abbandonato. Attualmente è raggiungibile salendo una scalinata di 1.480 gradini.

La potenza di questa storia è ricercabile all’interno dell’eterna lotta tra il bene e il male, tra la luce e le tenebre. Il conte-vampiro Dracula è la personificazione del male: fascinoso e ammaliante da un lato, demonio irascibile dall’altro.
Queste due distinte personalità sono inserite anche in uno scenario fiabesco con tono di orrore: Dracula può assumere forme animali richiamando la metamorfosi delle fiabe ed è assetato di sangue essendo un “nosferatu” – un non-morto. Il sangue ha un forte valore simbolico nella cultura mitteleuropea, poiché è simbolo di vita: dopo aver succhiato il sangue, egli diviene persino giovane, mentre senza non può vivere tra i morti. Riferimenti ci sono anche sotto il carattere religioso, poiché Cristo trasforma il pane in corpo e sangue del Signore e così dà la vita agli uomini: lo trasforma in sangue perché senza di questo il corpo non vive. Del resto il conte della Valacchia oserà uccidere anche un infante – strappato alla propria madre – poiché il sangue di un bambino è ancora più ricco di linfa vitale. Segue breve descrizione: “Mentre ci guardava, i suoi occhi brillavano di una luce malvagia, il viso si atteggiava a un voluttuoso sorriso (…) Con un gesto d’indifferenza, ha gettato per terra, insensibile come un demonio, il bambino che fino a quel momento aveva tenuto fortemente stretto al seno, ringhiando come farebbe un cane sul suo osso”.
Il sangue di Dracula è comunque un sangue sporco, contaminato dal male stesso. E’ per questo motivo che si userà la tecnica della trasfusione quanto questi colpirà le sue vittime: il male presente nel sangue deve essere esportato come un veleno, per guarire l’animo. Occorre aggiungere che il succhiare è elemento di vita, modalità con cui il neonato vive. Un non-morto che vive, appunto. Dracula esercita quella libertà negativa che Isaiah Berlin descrive in “quattro saggi sulla libertà”. La libertà dell’egoismo personale e della travalicazione del proprio benessere a discapito del prossimo, il quale acquisisce il ruolo di vittima, che in questo caso  – per il conte – diventa  azione di sopravvivenza.
Demoniache sono le sue azioni e le sue fattezze fisiche, come si evince dalla descrizione di uno dei protagonisti del romanzo – il professore olandese Van Helsing: “Il vampiro sempre vive, e non può morire per solo passare del tempo. (…) Può anche diventare più giovane. (…) Lui non fa ombra, lui non fa riflesso in specchio. (…) Può trasformarsi in lupo (…) lui può essere pipistrello (…) Può venire in nebbia. (…) Lui viene su raggi di luna come pulviscolo. (…) Lui può vedere nel buio. (…) Il suo potere cessa (…) quando sopraggiunge il giorno. (…) mentre può fare come vuole (…) quando ha la sua casa-terra, la sua casa-bara, la sua casa-inferno… Esistono poi cose che talmente lo disturbano, che lui non ha più potere come l’aglio (…) crocifisso”.
Tra le metamorfosi possibili la più importante è quella del pipistrello: un essere strano, perverso, poiché appartiene ai mammiferi e non alla specie degli uccelli – un animale notturno, che nella notte diviene elemento del peccato. La simbologia dell’uccello è sconfinata ed è anch’essa parte di vita. Il pene è popolarmente chiamato “uccello”: proprio perché si eleva e in quel volo che da la vita, il seme. Il pipistrello è la nemesi del volatile: è repellente e di giorno non ha vitalità, rimanendo appeso e molle all’interno della caverna. Il sangue (vita) richiama la simbologia dell’uccello-pene ed è suggestiva l’immagine del battesimo di sangue con la signora Mina attaccata al petto di Dracula in una posizione che richiama la fellatio.
L’oscurità acquisisce un ruolo fondamentale, poiché è elemento di grande fascino ponendosi a dimensione dove esercitare azioni di gruppo. Se si considera la discoteca, questa diviene – per un ragazzo – una sorta di antro, di utero in cui compiere, senza essere visti, azioni proibite o comunque misteriose. Nel buio si cerca la prostituzione, i nostri desideri perversi e proibiti. Dracula è tutto questo.
Il colore nero, gioca anch’egli un ruolo fondamentale: esso è indefinizione, buio, morte e eleganza con cui certo è bene presentarsi al giudizio divino. Difatti il pipistrello è nero, come il mantello del conte.
Una caratteristica toccata è anche quella della solitudine: il conte è un uomo solo, isolato – a volte può intenerire – come si evince all’inizio del romanzo quando prepara con cura, da solo, la cena a Jonathan Harker con estrema eleganza e nobiltà, elemento di un glorioso passato, che parallelamente si accosta allo stesso stato Austro-Ungarico, in lento declino, dove la Valacchia non è altro che una regione di confine. Nello sfondo di questo antico passato si percepisce il sangue blu di Dracula – vittima di se stesso e ancorato nelle tenebre eterne.
Van Helsing è il sacerdote del Bene, che qui – dati i tempi della “morte di Dio” – non indossa le vesti di un chierico, ma l’abito della scienza – interpretando benissimo la corrente del positivismo. Un sacerdote che miscela alla perfezione ragione e scienza insieme a strumenti sacri e magici – elementi dello spiritismo di fine ottocento. Possiamo certamente affermare che l’opera di Stoker viene permeata da queste due entità che si fronteggiano con i propri diaconi: Dracula da una parte e Van Helsing dall’altra.
Per avere un quadro generale nel 1897 – data in cui esce il romanzo – il positivismo domina l’Europa. Questa corrente di pensiero si basa sempre su fatti concreti, verificabili, e la scienza positiva era proprio la ricerca degli eventi. La possibilità di descrivere e di misurare la realtà era il primo cardine di questo movimento culturale legato a regole ben precisi e controllabili. Tutto ciò che non viene comprovato dall’esperimento e dalla scienza non poteva definirsi positivista. Da qui nascerà la sociologia con lo studio antropologico, la psicologia sperimentale del dott.Wundt, la misurazione della personalità di Cesare Lambroso. Insomma l’atmosfera europea trepida di scienza. Di contro nello stesso periodo si assiste al più grande sviluppo dello spiritismo, alla convinzione della presenza del male tra streghe e spiriti. Tuttavia tale conflitto accademico avviene pacificamente e si arriverà anche al successo dell’elettromagnetismo, dell’ipnosi e della realtà ultra-terrena – tutte operazioni a metà tra scienza e spiritualità. Lo stesso socialista Lambroso – laico – credeva negli spiriti, entità certamente non positive. Ed è nel tema spirituale che si inserisce il letterato irlandese con il suo romanzo gotico, capolavoro della letteratura moderna. I morti e il divino sono inseriti nello spiritismo, non come teorie o teologie, ma come concetto di esperienza, in forte sintonia con il positivismo.
Dracula può essere definito un romanzo psichiatrico, poiché l’attenzione rivolta sempre verso comportamenti anomali. Sovente viene usata la parola “pazzia”.
Il comportamento aberrante è uno dei temi diffusi nella società colta di fine ottocento, basti citare Robert Louis Stevenson con “lo strano caso del dott. Jekyll e del signor Hyde” del 1886. Uno dei luoghi importanti nel romanzo è il manicomio, dove è internato l’omicida Renfield – individuo sfruttato dal malvagio conte per i suoi fini.
Si saprà, successivamente nel romanzo, che il “paziente” è stato “iniziato” da Dracula che lo utilizza come fonte di sostentamento. La furia omicida della povera vittima la si deve attribuire al conte – di cui rimane vittima – quando tenterà di ribellarsi e l’unico a poter rivoltarsi al male è solo un pazzo.

Scena del set-cinematografico di Tod Browning nel Dracula del 1931. nella foto il manicomio fungeva anche da laboratorio di analisi e esperimenti.

Tornando alla figura di Van Helsing, lo psichiatra olandese è anche chirurgo e dottore in scienze occulte – tentativo da parte di Stoker di sedare la contraddizione tra il positivismo e lo spiritismo.
Sempre elemento psichiatrico è il comportamento pericoloso: Dracula viene spesso descritto come un criminale e non a caso – sempre alla fine dell’ottocento – si sviluppano importanti teorie sulla criminologia.
In questo scenario già di per sé contraddittorio nella coesistenza di tendenze positive (che riducono il comportamento all’intelletto) nasce con Sigmund Freud la psicoanalisi che traslerà la contrapposizione – nel romanzo – tra biologia come scienza positiva e psicoanalisi con riferimento all’inconscio e alla spiegazione tramite il sogno. Proprio l’ipnosi – nel romanzo di Stoker – avrà un ruolo chiave: dopo il “battesimo di sangue” di Mina Harker – da parte del conte – dove grazie a questa tecnica sarà possibile  localizzare l’esatta posizione di Dracula, che porterà i protagonisti verso l’epilogo ultimo dello scontro finale.
La morte in tutto il libro è un richiamo straordinario, drammatico e di grande simbolismo. La nostra società ha spettacolarizzato la morte, conferendogli un volto estetico: cinematografo, una finzione degna della celluloide. Una morte che essendo ineliminabile, occorre accettare e si può giungere persino ad amarla, come un male minore – rispetto alla dannazione eterna del demonio. Non-morte e morte, un gioco di parole, che il romanzo continuamente ripropone e dove l’interrogativo della post-mortem si sposa con la vita religiosa che si interseca tra desiderio e tensione. Dracula è un capolavoro della simbologia anche nella cinematografia: dal primo adattamento cinematografico del romanzo di Stoker, “Nosferatu il vampiro”, film muto di Friedrich Wilhelm Murnau del 1922, al film diretto da Tod Browning nel 1931 con l’eterno attore romeno Bela Lugosi (il suo nome originario era Béla Ferenc Dezso Blaskó) il quale interpretò il ruolo che lo renderà celebre in Dracula. La celebrità arrivò anche al regista per l’utilizzo di pellicole in cui il ruolo del diverso e del mostro era stato trattato. Il film di Lugosi e Browning ha creato l’archetipo scenico del vampiro classico europeo e anche la stessa pellicola è considerata una delle versioni del romanzo di Stoker più celebri, ed è un classico del cinema horror.
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Locandine dei tre film: Murnau del 1922, Browning del 1931 e Coppola del 1992.

Altro capolavoro indiscusso è il film diretto da Francis Ford Coppola del 1992 “Dracula di Bram Stoker” che ancora oggi domina la scena cinematografica del genere horror-vampiresco.
Tornando al romanzo, il finale sarà all’insegna della violenza – che per paradosso – non è applicata dal malvagio Dracula, ma da quei protagonisti “buoni” che gli danno la caccia: per tutto il romanzo, il lettore immagina il momento dello scontro finale, per poi – una volta giunto all’epilogo – rimanere di stucco, per la celerità della lotta conclusiva, la quale si consuma in poche righe. Un parallelismo finale può essere fatto proprio sull’assurdità della vita (per il conte, una non-vita) di cui spesso l’uomo è oggetto, che di colpo ci sbalza da una realtà terrena, sempre molto labile. Così avviene il trapasso: “Il coperchio ha cominciato a cedere sotto gli sforzi dei due uomini; i chiodi stridevano mentre venivano strappati, e infine il coperchio è stato rovesciato indietro. (…) Il sole stava per scomparire dietro le vette dei monti, e le ombre del gruppo di uomini si proiettavano lunghe sulla neve. E io ho visto il conte giacere nella cassa sopra la terra, una parte della quale si era sparpagliata addosso a lui, a causa della brusca caduta del carro. Era di un mortale pallore, simile all’immagine di cera, e nei suoi occhi rossi brillava l’orrido sguardo vendicativo che io conoscevo anche troppo bene. Mentre io guardavo, i suoi occhi hanno visto il sole tramontare, e il loro sguardo di odio si è trasformato in un’espressione di trionfo. Ma in quell’istante stesso, il gran coltello di Jonathan è piombato lampeggiando su di lui. Ho lanciato un urlo, nel vederlo recidergli la gola; in quel momento il coltello ricurvo del signor Morris si affondava nel cuore di Dracula. E’ stato una specie di miracolo: sotto i nostri occhi, il tempo di trarre un respiro, e l’intero corpo si è dissolto in polvere, scomparendo dalla nostra vista”.

 

Per approfondimenti:
_Bram Stoker, Dracula – Edizioni Oscar Mondadori
_Mario Praz, La carne, la morte e il diavolo nella letteratura romantica – Edizioni BUR 1966
_David Punter, Storia della letteratura del terrore – Editori Riuniti 1985
_Marinella Lörinczi, Nel dedalo del drago. Introduzione a Dracula – Edizioni Bulzoni 1992
_Clive Leatherdal, Dracula. Il romanzo e la leggenda – Edizioni Atanor 1989

 

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