Gli antichi e i moderni, giganti e nani, una storia infinita

di Giuseppe Baiocchi del 24/06/2016

Così come noi lo conosciamo oggi, il medioevo è un epoca lunghissima disseminata di molteplici eventi. Il medioevo delle invasioni barbariche non è simile al medioevo della Firenze di Dante, non vi può essere confronto, ma il rischio di morire di peste, che ci fosse una guerra devastatrice, soprusi e abusi, ingiustizie, morire giovani e molto altro: tutto ciò era certamente vero al tempo di Giulio Cesare, di Pericle, nel medioevo, nel Re sole, nei Savoia e fino ad oggi, come si evince dal contesto ucraino, o nel medio oriente.

La particolarità di questa epoca, che di riflesso è giunta fino ai giorni nostri è l’idea che si ha del medioevo stesso, da sempre considerato un periodo oscuro e arretrato. 
Se si chiedeva ad un uomo “medievale” in che epoca egli pensasse che vivesse, questi avrebbe risposto sicuramente che non era “medievale” appunto (evo-medio, periodo di mezzo), ovvero fra il prima e il dopo. Anche noi stessi non conosciamo quale epoca si succederà alla nostra e questa incognita era certamente la stessa anche per loro. Dunque se si avesse chiesto (non al contadino, ma ad un intellettuale, quale un frate, uno scrittore) l’identità ad un uomo, oggi per noi questo medievale risponderebbe che lui era un “moderno” che la loro epoca era moderna, la migliore. E’ ovvio.
Perché non erano più “gli antichi”. Loro hanno molto chiara questa idea che il mondo è cambiato, cambiato rispetto alla antichità.
La concezione antica del mondo, il quale viveva per aree di influenza, come quella mediterranea, iberica, nord continentale non esiste più. La caduta dell’impero romano (476 d.C.) muta a poco a poco questi meccanismi creando quella che oggi noi occidentali chiamiamo Europa: nascono così  le etnie degli inglesi, francesi, tedeschi, italiani, le quali prendono il posto di quelle che un Cicerone conosceva e che divideva per Goti, Franchi, Cartaginesi.
Altro elemento si riscontra nella architettura: gli edifici antichi sono crollati e vengono usati come materiale di riporto, ma la vera forza dell’uomo che noi oggi identifichiamo come medievale era la fede in Dio. Questi uomini riconoscendo la grandezza e la maestosità degli antichi, ne riconoscono anche la loro unica grande debolezza: la mancata conoscenza e credenza di Gesù Cristo, poichè questo non si era ancora rilevato. Nel medioevo la maggior parte dei popoli sono tutti cristiani fin dalla prima ora.
L’uomo medievale dunque si sentiva superiore all’uomo antico, per via della fede in Dio che gli assegnava più conoscenza, soprattutto spirituale. Essi vivono dopo la venuta di Cristo e non durante il suo arrivo, quindi considerano la loro epoca la migliore.
Una frase coniata da un filosofo medievale molto famosa asserisce: “gli antichi erano dei giganti, noi in confronto siamo dei nani, però noi saliamo sulle spalle di quei giganti e vediamo più lontano di loro”. L’uomo medievale conserva gelosamente i tomi antichi, scritti in greco e latino, ma oltre alla sapienza proprio la fede permette loro di elevarsi al di sopra dell’età dello splendore classico.
Si definiscono “moderni” e per secoli riconoscono la loro superiorità soprattutto per quello che compiono: hanno la sensazione di vivere in un mondo in crescita, in progresso, dove si creano nuove tecnologie. I professori di Oxford iniziano nel duecento a studiare fisica e ottica scrivendo libri in latino, non è il latino di Cicerone perché inventano termini nuovi.
Nel campo dell’architettura, gli architetti conosco benissimo la differenza tra le loro cattedrali e i templi classici, ma non ne vedono un limite o un problema, poiché considerano la loro epoca la migliore delle epoche. Edificano edifici moderni fino al punto che nel basso medioevo gli artisti, gli architetti, i filosofi, i letterati convinti di vivere nel mondo perfetto iniziano a riflettere sull’ignoranza degli individui alto-medievali.
Se prendiamo ad esempio la Divina Commedia di Dante Alighieri, questa cento anni dopo non era poi considerata il capolavoro scontato che è oggi, per via del suo latino che per un letterato
basso-medievale era considerato “rozzo” (il latino alto-medievale era ricco di terminologie nuove, le quali vengono considerate di basso livello qualche secolo dopo). Essi scrivono un latino molto migliore, si arriva alla percezione di tornare alla perfezione del latino di Cicerone, “come quello degli antichi” questo era il motto degli umanisti che fissano questi concetti come regole da seguire indiscutibili.
L’entrata in scena di Filippo Brunelleschi e Leon Battista Alberti (siamo già nel tardo-medioevo, 1400) a Firenze segna una svolta nel pensiero: si inizia a screditare l’architettura romanica e gotica alto-basso medievale. Ha così inizio il primo “futuro del classico” ovvero la riproposizione del classico come stile che rappresenta il bello per eccellenza (bellezza deriva dalla natura, la natura da Dio).

Cupola di S.Maria del Fiore a Firenze – Filippo Brunelleschi

Così per S.Maria del Fiore, Brunelleschi partecipando al concorso per finire il Duomo di Firenze progetta non più guglie o i pinnacoli, ma una cupola “come quelle antiche”. Il risultato è stupefacente: vince il bando.
E così dunque vi è poco da fare, se si vuole essere moderni non bisogna più progettare le grandi cattedrali come quelle di Notre Dame, o il Duomo di Milan. A poco a poco le chiese medievali iniziano ad essere definite “gotiche”. Ma perché gotiche? Chi sono i Goti? Sono i barbari che hanno distrutto l’impero romano d’occidente. Le cattedrali verranno chiamate gotiche nel momento in cui il gusto comincia a mutare e vengono fuori nuovi architetti che vogliono far “rinascere” la cultura in tutte le sue forme, da qui Rinascimento.
Il “gotico moderno” per un neo rinascimentale era considerato barbaro, di cattivo gusto, un poco come noi oggi consideriamo l’arte contemporanea o alcune architetture avveniristiche e gli architetti del 400 erano innamorati del Phanteon, dell’Anfiteatro Flavio non di Notre Dame, rinascono gli archi e le colonne: Serlio inventerà la famosa serliana e l’architettura torna classicheggiante come non mai, un “neoclassico” propriamente detto. Perché cosa è neoclassico? Ritorno al classico, poiché l’uomo in ogni secolo ha cercato nell’architettura un’identità per la propria epoca e lo ha sempre fatto attraverso il reinterpretare lo stile classico greco e romano, si guardi Palladio, Schinkel, Speer o Piacentini.
Inizia a serpeggiare, così, l’idea che l’uomo medievale per edificare degli edifici spirituali così orribili doveva proprio vivere in tempi oscuri. L’arrivo dei barbari, appunto, (il termine barbaro significava tutto ciò che è diverso da me, ovvero dai romani intesi come civiltà) portò ad interpretare la coniazione di nuovi termini in latino come un imbarbarimento della lingua dotta per eccellenza. L’epoca medievale viene considerata patetica, barbara, oscura: da qui il grande falso storico del medioevo come secolo oscuro.
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L’uomo del Rinascimento, invece, si autodefinisce “moderno” definendo barbaro quello medievale e antico l’uomo classico. Il passaggio per loro (a differenza dell’uomo medievale che interpretava la sua superiorità rispetto all’uomo classico data dalla fede in Dio) avviene con il crollo dell’ultimo impero antico, greculo, ovvero quello bizantino, 1453 crolla Costantinopoli (antica Bisanzio) da parte del nuovo impero Ottomano e gli antichi ereditieri dell’Impero romano d’oriente cessano di esistere.
Successivamente la scoperta dell’America il 12 ottobre del 1492 ad opera di un genovese Cristoforo Colombo che credeva di aver scoperto una nuova via per l’India segna il passaggio di consegne con l’epoca moderna. Ma se pensiamo che la navigazione ha fatto passi da gigante proprio nel medioevo, con l’invenzione della bussola e molte altre migliorie navali, possiamo riflettere che un’po’ l’America l’hanno scoperta anche i “barbari” medievali.
L’ultimo evento che succede per il cambio di mentalità, già in atto, è la riforma protestante, quando Lutero si reca alla chiesa di Wittemberg e fissa sulla porta della chiesa le sue 95 tesi, le quali spiegano che il Papa insegna del credo blasfemo, sbagliato, chi crede nel Papa non crede nulla del significato vero del cristianesimo. Era molto tempo in verità che il Papa ingannava la opolazione credente con la pratica della vendita delle indulgenze, il procreare figli illegittimi, scatenare guerre, accumulare danaro, creare l’inquisizione, mantenendo il suo popolo nell’ignoranza.
Il Cristianesimo è degenerato quasi subito, proprio con i tempi “barbari medievali”. Così l’uomo rinascimentale riabilita anche il cristianesimo e anche per questo è superiore a tutto e tutti. I  secoli dei Papi, dell’Inquisizione, dell’incastellamento erano oscuri. Si inventa anche la stampa, mentre nel medioevo si usava ancora scrivere i libri a mano.
Diviene per tutti, dunque, “periodo di mezzo” proprio perché considerato vergognoso e di scarso valore che tale epoca si è trovata nel mezzo di due epoche gloriose: quella classica e quella appunto “moderna” (rinascimentale).  Nasce il termine medio-evo ovvero età di mezzo proprio per non concedere neanche un nome a quel periodo storico.
Successivamente gli storici hanno asserito che, di contro, il medioevo è una grande epoca per via delle grandi innovazioni tecnologico/culturali. Oggi nessuno oserebbe affermare di abbattere Notre Dame, come invece era normale asserire ad un viaggiatore del seicento o del settecento che giungeva in carrozza davanti alla chiesa francese sperando ogni volta che questa fosse abbattuta. per la sua “incommensurabile bruttezza” e lasciar posto ad un edificio nuovo, neoclassico. 
Quindi oggi, contemporaneamente, il medio-evo rimane ancora il “secolo oscuro”! Corsi e ricorsi storici: ma la nostra epoca non ci appare tecnologicamente superiore alle arretratezze novecentesche? La domanda è emblematica.
 
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