Essere ancora un cittadino della Mitteleuropa: l’anarca Von Piendlbach

di Giuseppe Baiocchi del 20/09/2016

Quando si analizza la figura dell’Anarca si deve parlare imprescindibilmente dell’uomo in quanto tale.
L’Anarca: “ossia colui che riesce a far coesistere la ribellione allo stato puro con un senso aristocratico della vita, in cui l’estetica sia la motivazione più alta, più morale, più incline alla salvezza dello spirito”.
Il termine, creato dal filosofo tedesco Ernst Jünger per lo scritto di Eumeswil (1977), riprende i caratteri di unicità della figura umana, già citati da Max Stirner nella sua opera maggiore “L’Unico e la sua proprietà”.
Nella nostra epoca, questa figura (creata nel dopoguerra, ma ispirata ai valori mitteleuropei) è stata spazzata via. Oggi alcuni “scogli” rimangono aggrappati ad un idealità di vita spirituale ed estetica che il comunismo del proletariato da una parte, e il pensiero liberal borghese/massonico dall’altra hanno estirpato, negli anni del 1916 e 1918. Dunque, le monarchie illuminate cessano di esistere e il gran disegno capitalista si compie. Nella prima metà del novecento si chiude un potere e se ne crea un altro, un nuovo pensiero (se si esclude il ventennio del totalitarismo) che ha portato l’uomo al nichilismo, all’annullamento di se stessi.
Giampiero Celani von Purgstall in arte Piendlbach è uno dei sopra citati “scogli di marmo”,  di origini austro-romane-friulane, risiede a Vienna. Nei suoi Literaturcafé viennesi dipinge e conversa. Possiede un telefonino monolitico e ancora riesce, nonostante il lavoro, a staccarsi dalla vita virtuale che ormai permea il sistema e isola costantemente l’uomo privandolo spesso delle forme educative più basiche.
 

Giampiero H. Celani- von Purgstall (in arte Il Piendlbach) a Burgruine Dürnstein-Rovine del castello Dürnstein, nella regione danubiana della Wachau.

Giampiero ama viaggiare alla maniera del Grand Tour, i viaggi che nel XVII secolo servivano per perfezionare il sapere del singolo con partenza e arrivo nella stessa città. Una settimana, un mese o addirittura un anno: il tempo ancora scandito dagli orologi a polvere permetteva di realizzare un viaggio senza fretta e di apprezzare la vera essenza del luogo, che in parole povere è la vita stessa. Gente che passeggia, ride, conversa. Von Piendlbach osserva il tutto e vicino ad una vetrina di un antico caffè in stile liberty ritrae i soggetti, li materializza nel suo diario utilizzando colori naturali come il caffè.
Il pittore viennese ricerca una sovranità assoluta dell’individuo, ma rifiuta il potere. Si sottomette controvoglia alle leggi che la società capitalistica gli impone, ricercando un idealità naturale o cosmica. Ricerca la padronanza eroica del mito di se stessi, ponendo come fine ultimo di ogni azione: la libertà.
Nei suoi lavori traspare tutto questo: a differenza di un disegno freddo che non comunica calore, il tratto è di fattura antica e l’utilizzo dei colori non richiede l’uso dei computer grafici.
 Ma se pensavate che questo individuo sia rimasto in un epoca passata, cadete tragicamente in errore. Giampiero lavora per una ditta italiana di occhiali, creati artigianalmente, progettando attraverso i suoi schizzi prototipi, fino ad arrivare al più fine dettaglio.

Schizzo progettuale di Giampiero Celani  von Purgstall

Dunque, continuando la nostra analisi sull’anarca, per mantenersi puro rispetto alle influenze esteriori è sempre opportuno un distacco con una visione della realtà molto obiettiva, simile a quella dello storico. Difatti la storia è istruzione: permette di storicizzare ogni attualità e considerarla in maniera neutra, così come si rivela con le regole, i meccanismi politici e le loro leggi.
Infatti, tornando sempre a Jünger, l’Anarca è ben differente dall’anarchico: quest’ultimo è impegnato politicamente e socialmente, e pur disprezzando le norme della società, egli riconosce l’autorità, dal momento che vi lotta contro; di fatto, l’anarchico è bloccato dai pregiudizi e dai valori cui aderisce.
Ben diversamente, l’Anarca mantiene una serena adesione e una costante vigilanza, tali da poter partecipare in maniera libera nella società, ma senza legami o costrizioni di sorta.

Schizzo di Ernst Jünger sul “diario di bordo” di Celani. La scritta rossa sta per “Trattato del Ribelle”.

Così come l’anarca è la conseguente prosecuzione del Waldgänger (archetipo dell’Uomo Selvatico). Giampiero Celani von Purgstall è molto legato alla natura e tutti gli uomini dovrebbero riavvicinarsi a questa: osservare la natura è come osservare la massima espressione dell’essere, ovviamente dopo l’uomo. L’essere umano è la natura che guarda se stessa, la creazione di Dio che si osserva e che possiede l’aesthetica (dal greco αἴσθησις) ovvero la sensazione, il percepire attraverso la mediazione del senso.
Giampiero ha ritrovato questo contatto che l’uomo sta gradualmente perdendo. Nell’antica Islanda il Waldgänger (letteralmente, colui che passa al bosco), è il proscritto che si dà alla macchia e conduce una vita solitaria, libera e rischiosa. Lo scrittore tedesco si rifà a questa tradizione nordica per tracciare la figura del Ribelle, un tipo d’uomo che sceglie di resistere al nichilismo desertificante del nostro tempo.

da sinistra a destra: Bosco, neve (presso Riegersburg, Steiermark, Austria), il segreto delle Rune, das Geheimnis der Runen, Bruma_ nelle foreste della Stiria (Hohentauern, Steiermark, Austria).

Von Piendlbach dunque conosce le “teorie che tendono ad una spiegazione logica e razionale del mondo”, e il “progredire della tecnica”. Conosce l’origine dell’assedio all’uomo moderno e cerca di salvarsi da questa realtà che annienta l’essere cercando di nasconderlo sotto identità artificiali. Tornando al filosofo di Heidelberg bisogna “Incamminandosi lungo la Via del Bosco“.
Giampiero esercitando l’autorità su se stesso non entra in conflittualità con il sistema e possiede la stessa auctoritas dell’imperatore Adriano, descritto con novizia di particolari dalla Yourcenar nel suo “Memorie di Adriano”. L’anarca comprende di avere ogni diritto, compreso il massimo dell’esserci del possibile: il suicidio.
Ma grazie all’analisi storica ha appreso come governare il proprio io e come poter governare gli uomini, se occorre. Così egli accetta la società, ben sapendo che la sua libertà non dipende dalle libertà materiali.
Von Piendlbach vive, forse, nella città più Mitteleuropa: Vienna. Passeggia, degusta, conversa dove gli stessi Wittgenstein, Loos, Schönberg, Kokoschka, Musil, Schnitzler, Rilke, Kafka, Svevo, Roth, Von Hofmannsthal, Singer, Canetti, Lernet-Holenia, Von Rezzori, Magris  hanno vissuto. La cultura della Mitteleuropa è stata espressione della crisi epocale dell’Occidente, del senso di perdita d’identità dell’individuo che cerca di differire la fine e strapparle qualche momento di piacere e d’abbandono, proprio come i piccoli capolavori prodotti dal nostro pittore anarca.
Per concludere, chiudo con una citazione di Marguerite Yourcenar – Memorie di Adriano:
Ma altre orde sarebbero venute, altri falsi profeti, i nostri deboli sforzi per migliorare la condizione umana saranno continuati con scarso impegno dai nostri successori; il seme di errore e di morte che anche il bene contiene in sè crescerà mostruosamente nel corso dei secoli. Il mondo, stanco di noi, si cercherà nuovi padroni; quel che ci era parso saggio, apparirà vano, quel che ci era apparso bello apparirà orribile. Il gioco stupido, osceno e crudele continuerà, e la specie umana invecchiando vi aggiungerà senza dubbio nuove raffinatezze d’orrore. La nostra epoca di cui conoscevo meglio di chiunque altro le insufficienze e le tare, forse un giorno sarà considerata, per contrasto, come una delle età dell’oro dell’umanità. – Natura deficit, fortuna mutatur, deus omnia cernit –  L’incivilimento dei costumi, il progresso delle idee durante l’ultimo secolo è opera d’una minoranza esigua di spiriti illuminati; la massa resta ignara, feroce quando può, sempre egoista e gretta, e si può scommettere fondatamente che tale resterà sempre”.

 

Per approfondimenti:
_Ernst Jünger, Sulle scogliere di marmo – Guanda, 2002
_Ernst Jünger, Heliopolis – Guanda, 2006
_Ernst Jünger, Eumeswil – Guanda, 2001
_Ernst Jünger, Trattato del Ribelle – Edizioni Adelphi 1990
_Max Stirner, L’Unico e la sua proprietà – Edizioni Adelphi 1999
_Marguerite Yourcenar, Memorie di Adriano – Edizioni Einaudi 2014

 

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