Emigranti del Jazz: Joe Pass

di Giovanni Amadio del 01/07/2016

My father thought I showed signs of being able to play” dichiarò Joe Pass alla Down Beat, e non c’è frase migliore che possa presentare meglio un artista di tale calibro.
Parte 1: La Formazione e la Caduta

Giuseppe Passalaqua o Joseph Antony Jacobi Passalaqua classe 1929, meglio noto come Joe Pass, era figlio di un Siciliano emigrato negli States.
Per l’appunto il signor Mariano Passalacqua, lavoratore di un’acciaieria del New Jersey regalò una chitarra da 17$ al piccolo Giuseppe, di anni nove, auspicandogli una vita migliore della sua. Ci riuscì.
Per un Italo-Americano, la prima cosa da fare negli Stati Uniti era “riadattare” il proprio nome così poco “anglofono” e così poco socialmente accettato, quindi Joseph divenne Joe e Passalacqua divenne Pass. Da lì Joe Pass.
All’età di quattordici anni Joe militò tra i Gentlemen of Rhythm che si rifacevano alla musica di Django Reinhardt. Swing da ballo e feste, facevano intascare ben 5 dollari a serata, un’enormità per un ragazzino che non poteva ancora lasciare la scuola figuriamoci andare in tourné con Tony Pastor, che voleva strutturarlo nella sua Orchestra.
I genitori di Joe presero in pugno la situazione lo mandarono a New York a studiare nella prestigiosa scuola di musica del chitarrista Harry Volpe, anch’egli Italo-Americano.
Harry Volpe capì con una certa celerità che la sua scuola di musica non era così poi prestigiosa, infatti, Joe era più bravo di lui a suonare e con la scusa che il sign. Mariano Passalacqua era gravemente malato abbandonò la scuola.
“That was my chance to get out. I came to New York, and I was here in 1944 hangin’ around, played some gigs. Then, I got involved in drugs.” (Joe Pass, Rolling Stones)
Con la morte del sign. Mariano Passalacqua, comincia il tracollo di Joe: sbando, droga fino al suo arresto e scompare dalla scena.
 
Parte 2: 1963 “nasce” Joe Pass
I spent most of those years just being a bum, doing nothing. It was a great waste of time”. dichiarò alla Down Beat.
Non molto soddisfatto dei suoi trascorsi, nel 1963, Joe Pass esce dalla comunità di Synanon a Santa Monica, ripulito.
Finalmente decide di lasciarci qualche traccia documentabile del suo straordinario talento.
Qui “Sounds of Synanon” 1962, un giovane Joe Pass si affaccia al grande pubblico, con un disco firmato Down Beat:
https://www.youtube.com/watch?v=ClK4aVQQu30
 
La carriera di Joe decolla, la Down Beat lo incorona “nuova stella” e nei successivi dieci anni fino a metà degli anni settanta, incide dischi e collabora con decine di artisti di elevato calibro (Earl Bostie, Julie London, Eddie “Cleanhead” Vinson, Chet Baker, Carmen McRae, Frank Sinatra, Donald O’Connor, Della Reese, Leslie Uggams, Steve Allen, e Johnny Mathis).
1973, Joe è implacabile, un’annata doro per lui che incide al Concord Jazz Festival “Seven, come Eleven” con Herb Ellis, un disco che verrà ricordato per la sintonia tra i diversi approcci allo strumento dei due chitarristi. Il Bebop di Joe si fonde con il blues di Herb: https://www.youtube.com/watch?v=BjCsTmeSUW8
 
Le sue performance non passano inosservate: a una “nuova stella” si addice un’appena formata etichetta, la Pablo, di Norman Granz, con cui firma una record deal.
E’ il 1974 e Joe, molto umilmente, ci lascia una pietra miliare del guitar-solo: “Virtuoso”, un disco incredibile, che mischia poesia, musica e genio di Pass.
https://www.youtube.com/watch?v=u1hv0tzrrsg
 
Virtuoso lo mette in mostra trasformandolo nel “Golden Boy” del Jazz.
Alla fine del 1974, è “costretto” a condividere il premio per la migliore perfomance Jazz ai Grammy Award con nientepopodimeno che Oscar Peterson e Neils H.O. Pedersen, per il loro lavoro “The Trio”.
 
Un disco tanto appassionante quanto esilarante è la copertina che vede i loro volti posti a scacchiera in maniera casuale.
Questo è un estratto di una loro performance di qualche anno dopo, nel 1980, che vede gli artisti protagonisti di The Trio, in un incredibile versione di Just Friends, che ricordiamo per il loro eccezionale talento e la loro sintonia nell’armonia e ritmica.
https://www.youtube.com/watch?v=yEu0ULY21UI
 
Parte 3: The most recorded Jazz Guitarist
Negli anni 70 e 80 Pass era indubbiamente tra i più influenti artisti dell’epoca, oltre a essere considerato il più produttivo musicalmente tra i chitarristi, sia come solo-guitar sia in gruppo.
Il suo stile che mischiava il bebop di Charlie Parker e i fraseggi di Django Reinhardt lo rendevano un chitarrista all’avanguardia nei tempi e unico. Spiccano tra le sue collaborazioni importanti: Duke Ellington, Count Basie, Sarah Vaughan, Stephane Grappelli, Oscar Peterson, Milt Jackson, Zoot Sims, Ray Brown, e Ella Flitzgerald.
 
Parte 4: 1992 lotta contro il cancro
Come molti suoi coetanei di fine Novecento, Pass scoprì un tumore al fegato che nel 1994, dopo anni di lotta, gli fece suonare la sua ultima nota.
Pass ci lascia un’eredità incredibile sotto tutti i punti di vista sia qualitativi che quantitativi. Una sterminata discografia di dischi interessanti.
A quasi 30 anni dell’uscita di “For Django”, un ormai malato Joe Pass riunisce tutti i suoi primi musicisti e amici, ormai arzilli vecchietti, John Pisano (guitar), Jim Hughart (bass) e Colin Bailey (drums) per registrare un ultimo indimenticabile disco: Appassionato.
Qui una stupenda versione di Tenderly, dove un ormai sessantenne Joe Pass e i suoi, temprati da anni di esperienza, creano un eccelso interplay. https://www.youtube.com/watch?v=zQHjsaiMk3w
 
Parte 5: Joe Pass e Ella Flitzgerald
Pass e Ella Fitzgerald registrarono quattro album insieme per la Pablo Records, verso la fine della carriera della Fitzgerald: Take Love Easy (1973), Fitzgerald and Pass… Again (1976), Speak Love (1983) e Easy Living (1986).
La loro sintonia e l’atmosfera che riuscivano a creare assieme era unica, tanto da meritare un’apposita sezione di questo articolo.
Collegate il vostro laptop alla tv, mettetevi comodi e spegnete la luce.
Signori e Signore, Duets in Hannover.
https://www.youtube.com/watch?v=2olBE4C5_Gk
 
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