Crisi della musica colta e chiusura delle orchestre – un periodo di passaggio

di Giuseppe Lori del 01/07/2016

La musica sta attraversando da molti anni ormai un momento molto particolare; potrei usare gli aggettivi “difficile” o “triste” per definire l’attuale situazione ma non sarei giusto nè oggettivo.
La realtà è che l’arte (e la musica di conseguenza), si evolve in fasi che gli studiosi amano distinguere, racchiudere, delimitare e poi descrivere.
Sono sicuro che questa fase in cui ci troviamo, musicalmente, sia in realtà molto importante, in quanto -passaggio- tra una fase e l’altra.
Attualmente i giovani sono attratti in ogni arte, e nella musica più che in altre, da qualunque forma che esibisca…cosa?

Forse dovrei chiudere il mio precedente periodo con “esibisca”. Non c’è bisogno di specificare il complemento oggetto perchè il verbo parla da sè di ciò che potrebbe venire dopo.
Ci tengo sia chiaro che il mio non vuole essere un giudizio ma una semplice constatazione dei fatti attuali: la musica che viene maggiormente ascoltata è quella che viene fatta ascoltare nelle radio principali, i cui video sono trasmessi sulle maggiori emittenti; i cantanti più famosi sono negli ultimi dieci anni semplicemente quelli che vengono presentati in televisione tramite i format -talent-, quali “Amici”, “X-Factor”, “The Voice”o tramite concorsi ancora importanti come “Sanremo”.
Non è certamente un caso che ognuno di questi cantanti, ciascuno di questi musicisti abbia un proprio personaggio particolare e ben definito.
Potremmo pensare ad Arisa, Giovanni Allevi, i No Braino (e tutta la banda dei gruppi folk), il cantante dei Modà, Emma Marrone e una lunga lista di colleghi.
Tra gli alunni di tutte le età che ho avuto in questi quattro anni di lavoro, ho riscontrato una crescente attenzione, al diminuire dell’età, a ciò che è “spettacolo”. Le iscrizioni ai corsi di canto moderno sono decuplicate nel giro di qualche anno; questa che ai miei occhi è solo una conseguenza delle mosse effettuate in ambito televisivo, mostra una crescente voglia di esibizione, palese volontà di essere al centro dell’attenzione; e quest’ultima considerazione è applicabile non solo in campo musicale.
L’ascolto di questo tipo di musica, generalmente definita “Pop”, con poche fuoriuscite da questo macrogenere, hanno portato anche a un aumento delle iscrizioni ai corsi di chitarra elettrica, basso elettrico, pianoforte/tastiera e batteria.
Generalmente, tutti questi corsi, condividono un fattore comune non da poco: con poco tempo si possono ottenere risultati tangibili e soddisfacenti. Questa è una cosa bellissima perchè avvicina alla musica molti bambini e ragazzi. Il problema è che sono stati abbandonati altri strumenti che servivano per suonare un altro tipo di musica e non solo.
Moltissimi miei alunni scoprono solo a lezione con me come si chiamano, che suono hanno e come sono fatti, strumenti quali l’oboe, il fagotto, il corno, la viola o il violoncello.
La musica classica in Italia è di fronte a una vera e propria crisi di braccia e orecchie; l’orchestra sinfonica di Roma ha chiuso i battenti, così molte altre negli ultimi due anni.
Così succede che in una delle nazioni dove la musica classica è nata e cresciuta, essa vada a scomparire, laddove in paesi dove essa non era nemmeno mai stata, ora prosperi.
Per la maggior parte dei ragazzi, musica classica è sinonimo di “noia”. E non posso certo criticarli: la musica moderna offre enormi attrattive oltre al fatto di essere condivisa da tutti i loro compagni di classe, dalle ragazze che guardano e dai loro amici.
Non credo la situazione sia reversibile e non è questa la sede per discutere di come questo sia potuto accadere nello specifico.
La sempre più usuale pratica di ottenere molto in poco tempo, applicata ormai in tutti i campi, sta contribuendo a creare nei giovani la convinzione che la meta, altissima, sia davvero la cosa più importante; dimenticando completamente il percorso e la cultura.
Lassità e pigrizia, apatia e voglia di perder tempo sono sempre più presenti nei bambini e nei ragazzi, con rarissime eccezioni fortunate che fuoriescono da questo modus operandi.
Vorrei fare però un appello importante: le orchestre fanno ancora parte della nostra vita e per molto tempo non ne potremo fare a meno, vi spiego meglio.
Quando ascoltiamo una canzone, se essa è davvero bella, è perchè dei professionisti arrangiatori, compositori e orchestrali vi hanno collaborato e hanno creato quel bel prodotto finale di cui il pubblico fruisce.
Sotto la osannata voce del cantante, troviamo raffinati tappeti di archi e vibranti stacchi di ottoni che rendono quella particolare canzone così piacevole.
Se andiamo al cinema a vedere un film, la potenza delle emozioni che esso può sprigionare è direttamente proporzionale alla qualità e all’adeguatezza della musica orchestrale che ormai le nostre orecchie sono abituate ad associare a determinate scene; per ogni emozione, un tipo di musica.
Ed essa viene realizzata ancora grazie a professionisti come quelli sopra nominati.
Lo stesso discorso vale per la televisione dove fiction e giochi a premi includono stabilmente temi e musiche famose od originali che contribuiscono al nostro divertimento.
Concludo affermando che è vero, siamo in un periodo di passaggio, in cui la musica colta è in crisi, soppiantata, proprio Darwinianamente, come una nuova forma di vita, dalla musica che piace al pubblico. Come ho scritto, tutto questo fa parte di un naturale processo di evoluzione artistico-musicale.
Trovo bellissimo che sempre più bimbi si avvicinino alla musica e grazie alla musica pop, noi insegnanti facciamo molta meno fatica a fare in modo che le note non abbandonino più le loro vite, con un conseguente miglioramento della qualità delle stesse.
Allo stesso modo, trovo importante che la musica continui a regalarci grandi emozioni e che come tali emozioni vengano infuse in noi, sia scelto dalle persone stesse che la ascoltano.
Però va ricordato come insegnanti, alunni, ragazzi, adulti e istituzioni, non dimentichino il nostro patrimonio culturale e musicale.
Le meccaniche socio-pedagogiche che sono sempre in movimento dietro a fenomeni come questo, stanno già ponendo in parte rimedio, perchè come sempre succede, arrivati sull’orlo del baratro, ci si ricorda sempre di quanto una cosa sia importante.
Non dimentichiamo la dolcezza del suono di un violino e un pianoforte quando guardiamo un film dove nasce un amore, un meraviglioso stacco orchestrale quando due amanti sono costretti a salutarsi o un roboante attacco di una sezione di ottoni quando osserviamo una scena di azione.
Tutti gli strumenti moderni cooperano magistralmente con gli antichi strumenti e ne abbiamo prova ogni giorno, anche inconsapevolmente; lo scopo è quello di preservare e rinnovare, contemporaneamente.
Come una sorta di virtuale “passaggio di testimone” da un’epoca all’altra, da giovani e meno giovani genitori, ricordiamo ai nostri figli che possono scegliere il loro strumento: la batteria ma anche un delicato oboe come quello di “Gabriel’s Oboe” di Ennio Morricone.
Il nostro dovere, come insegnanti, istituzioni e genitori è quello di far “conoscere“, perchè dove c’è conoscenza, si sviluppa “sete di altra conoscenza e infine “consapevolezza“.
 
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